Mentre si avvicina la data del colpo di spugna sugli scandali del passato, il cda di Telecom Italia valuta le offerte per La7 e la separazione della rete. Sul tavolo del consiglio di amministrazione del gruppo di telecomunicazioni accanto alle offerte arrivate lunedì per l’emittente televisiva, ci sarà infatti anche un aggiornamento sul progetto dello scorporo della rete su cui premono, tra gli altri, i piccoli azionisti della società rappresentati dall’Asati, chiedendo che venga costituita entro dicembre una nuova società partecipata dalla Cassa Depositi e Prestiti e da fondi di investimento, in cui far confluire la maggior parte degli asset di “open access”, la rete di accesso in rame e in fibra, le infrastrutture civili, cavidotti, tubazioni, gallerie, torri, i sistemi di alimentazione, per un valore che sarà stimato da un consulente, ma che non dovrà essere inferiore a 15 miliardi di euro.

Battaglia difficile da vincere per l’associazione, come quella sui patteggiamenti per i vecchi scandali che hanno segnato Telecom Italia sotto la presidenza di Marco Tronchetti Provera. Si avvicina, infatti, l’assemblea del 18 ottobre, quella in cui potrebbe calare definitivamente su quelle vicende. Quel giorno gli azionisti del gruppo di telecomunicazioni saranno chiamati ad esprimersi sulle proposte di conciliazione fatte pervenire da Riccardo Ruggero e Carlo Buora, gli ex amministratori della compagnia telefonica coinvolti nella vicenda delle sim false e nel procedimento “security”, ovvero le operazioni di spionaggio recentemente tornate alla ribalta per il risarcimento da 1 milione di euro che Telecom ha dovuto pagare al calciatore Bobo Vieri.

Tronchetti Provera, invece, non deve già temere più nulla, perché la società ha fatto decorrere i tempi di prescrizione senza avviare un’azione di responsabilità nei suoi confronti. Anche per Ruggero e Buora, comunque, le cose non si sono messe affatto male. L’attuale consiglio di amministrazione, riunito sotto la presidenza di Franco Bernabè, ha infatti già espresso parere favorevole alle transazioni perché garantirebbero “il recupero di un importo che, seppure inferiore a quello astrattamente reclamabile, rappresenterebbe comunque una forma di ristoro non meramente simbolico per Telecom Italia”.

E anche nel caso in cui la proposta fosse respinta da almeno il 5% degli azionisti, è assai improbabile che si proceda a un’azione di responsabilità, per la quale è necessario il 50% dei voti. Chi invece è fermamente contraria alla transazione è Asati, l’associazione che appunto rappresenta gli interessi dei piccoli azionisti Telecom. Per il suo presidente Franco Lombardi, le proposte di Buora e Ruggero sono irricevibili sia per la sproporzione fra i danni arrecati a Telecom e la somma offerta, sia perché Telecom, come ha dimostrato ancora di recente la sentenza Vieri, potrebbe avere nuove spiacevoli sorprese sul fronte dei risarcimenti.

L’attività condotta dalla security di Telecom sotto la guida di Giuliano Tavaroli e i contatti con l’ex numero due del Sismi Marco Mancini (all’epoca di Nicolò Pollari) rimangono una delle pagine più nere e inquitanti della storia dell’ex monopolista telefonico. “Carlo Buora ha messo sul piatto l’irrisoria cifra di 1 milione di euro, Ruggero ha invece offerto 1,5 milioni – spiega Lombardi – Si tenga però presente che il primo nel 2007 ha ricevuto da Telecom 8 milioni di buonuscita e 4 milioni per un patto di non concorrenza, il secondo sempre nel 2007 si e’ portato a casa 17,4 milioni”.

Lombardi chiede non solo un’azione di responsabilità nei confronti di Ruggero e Buora ma anche nei confronti dei direttori generali Massimo Castelli e Luca Luciani, quello secondo cui Napoleone a Waterloo avrebbe riportato una straordinaria vittoria. L’esito dell’assemblea Telecom potrebbe però essere ancora peggiore delle attese. Telco, primo socio con il 22%, potrebbe infatti prima votare contro il patteggiamento e quindi nuovamente contro nella successiva votazione sull’adozione o meno di un’azione di responsabilità.

In questo caso Telecom non incasserebbe neanche i 2,5 milioni di euro offerti da due ex manager. Secondo alcune indiscrezioni sia Mediobanca sia banca Intesa, che controllano l’11,62% ciascuna di Telco, sarebbero state contrarie alla convocazione dell’assemblea del 18 ottobre e, soprattutto nel caso di Mediobanca, sulla decisione si allunga l’ombra del conflitto di interessi. Fra i soci di Piazzetta Cuccia figura infatti la Pirelli di Tronchetti Provera, di cui Buora è stato l’uomo di fiducia nella gestione di Telecom.

Anche per Buora, che fra le altre cose ha firmato la vendita dell’enorme patrimonio immobiliare di Telecom a fondi partecipati da Pirelli Real Estate, il traguardo della prescrizione non è però lontano: 5 dicembre 2012. Se tutto andrà come previsto i piccoli azionisti di Telecom Italia, nonché i dipendenti, subiranno l’ennesima beffa. Potranno però dire di esser riusciti a far convocare la prima assemblea in Italia con all’ordine del giorno l’azione di responsabilità nei confronti dei manager.

Twitter @GiorgioFaunieri