Simone Farina ha denunciato un tentativo di combine e “per ritorsione” è stato costretto ad abbandonare il calcio giocato e l’Italia. Ergo, Antonio Conte ha fatto bene a non denunciare i presunti taroccamenti dei suoi giocatori per continuare a fare il suo lavoro. Per questo motivo è due volte eroe: perché ha taciuto pur di non essere escluso dal branco e “per aver scontato una pena che a questo punto non meritava”. In sintesi, è questo il sillogismo proposto da Mario Sconcerti sul suo blog pubblicato dal Corriere.it.

Un equilibrismo dialettico che fa paura. Un esempio su tutti. Ampliando il campo d’applicazione e ragionando ‘alla Sconcerti’, infatti, l’imprenditore che si ribella al racket è un fesso, mentre quello che si sottomette è due volte eroe: per non aver denunciato gli aguzzini e per aver pagato un pizzo che non meritava di pagare. Facile facile. Paragone esagerato? Di sicuro l’accostamento è estremo, eppure è tremendamente logico e naturale. E Sconcerti non l’ha calcolato né messo in preventivo.

Ora: quella dello stimato opinionista sportivo sarà certamente una presa di posizione perfidamente ironica o una provocazione, magari dettata dalla frustrazione di vedere un sistema calcio nelle mani di corruttori, bari e criminali assortiti. Ciò non toglie, però, che descrivere chi ha deciso di non denunciare come un eroe è pericoloso, specie se non si certifica il fine ironico. Perché se poi lo ‘scherzo’ non si capisce, allora significa fare un favore a chi sul marcio del calcio ci ha guadagnato per anni. E vuol dire fare un torto a troppi: a quei pochi che hanno avuto il coraggio di non sottostare alla ‘legge del branco’ per amore del pallone e dell’onestà (Farina), a chi sta cercando di smantellare il sottobosco puzzolente che non rende più credibile il calcio italiano (i pm delle procure che indagano sul calcioscommesse) e a tutti quelli che amano il calcio.

Ma c’è di più. Se avanzasse la convinzione che lo Sconcerti-pensiero è non solo giustificabile, ma addirittura degno di apprezzamento, potrebbe scatenarsi un rischio emulazione che taglierebbe le gambe a chi hanno detto no ai soldi facili delle scommesse e a tutti gli inquirenti. Sillogismo per sillogismo: le indagini e i processi non sono riusciti a porre fine al malcostume (e chi lo dice poi?), quindi chi vuole continuare a truccare le partite (e a non denunciare) fa bene a farlo.

E’ il sillogismo, bellezza. Fu teorizzato la prima volta da Aristotele e se al nome del filosofo greco si aggiungesse una esse, ecco che con un po’ di fantasia il cerchio della polemica si chiuderebbe in un riso amaro. Molti ricorderanno, infatti, che Aristoteles è il protagonista di un film cult della commedia all’italiana, quel L’allenatore nel pallone in cui Lino Banfi (alias Oronzo Canà) doveva salvare la ‘sua’ Longobarda nonostante le pressioni del ‘suo’ presidente, che preferiva una retrocessione pilotata pur di non sopportare i costi della Serie A.

Il tecnico si ribella, nella partita decisiva Aristoteles segna il gol salvezza, il patron è afflitto e i tifosi portano in trionfo Oronzo Canà. L’ultima scena del film è indimenticabile: “Mi avrete preso per coglione” si lamenta l’allenatore mentre gli ultras lo tengono in braccio. “No, sei un eroe” rispondono questi ultimi. “Mi avete preso per un coglione sotto la mano, mi fa male!!!” ribadisce Canà. Ecco: se per Sconcerti Conte (o chi per lui) è due volte eroe, allora significa che Farina è due volte coglione.