I tecnici sono per definizione dilettanti della politica. Ma alcuni di loro – per fortuna non tutti – si stanno rivelando dilettanti e basta. Anche nell’applicare quella tecnica di cui dovrebbero essere custodi.

Monti ha fatto molto per restituire credibilità all’Italia, ma i suoi ministri ricordano agli investitori che siamo sempre un Paese confuso, pasticcione e approssimativo. Guardate la legge di Stabilità, il provvedimento che imposta il bilancio 2013: un sottosegretario annuncia in tv tagli dell’Irpef, il governo lo smentisce, poi taglia l’Irpef.

Il ministro dell’Economia Grilli promette per mesi che l’aumento dell’Iva a luglio 2013 sarà cancellato. Invece l’Iva salirà. Palazzo Chigi smentisce le voci (governative) che volevano un ripensamento sulla parte più spiacevole – e scorretta perché viola lo statuto del contribuente – della legge: il taglio retroattivo degli sconti fiscali. Niente da fare, salasso confermato.

Ma non si può protestare: secondo la filosofia tecnica dobbiamo invece ringraziare perché l’Iva sale di un punto e non di due e perché alla fine saranno tassate soltanto le pensioni dei reduci di guerra (noti milionari) e non quelle di invalidità. I tempi duri richiedono maniere spicce, si dice. Ma l’accanimento sui pochi contribuenti che, loro malgrado, pagano sempre, non porta miracoli: il deficit vero nel 2013 sarà del 2,6 per cento, lontano dal pareggio di bilancio promesso da Monti, che infatti chiede ai mercati di guardare il dato addomesticato del deficit “strutturale”.

Dei piani per massicce riduzioni del debito pubblico con vendite di patrimonio pubblico non si sente più parlare. Qualche mese fa pareva almeno che i tecnici fossero capaci di fare riforme sempre rimandate. Bisogna ricredersi: Elsa Fornero ammette di aver stravolto le pensioni senza sapere quanti erano i potenziali esodati che si sarebbero trovati senza reddito e, al Sole 24 Ore, dichiara di voler cancellare metà della sua riforma del lavoro: i limiti all’abuso di contratti precari stanno creando disoccupati invece che posti a tempo indeterminato.

Così della riforma rimarrà soltanto la riduzione delle tutele e degli ammortizzatori sociali per i dipendenti. Se il finale della legislatura sarà confuso come queste ultime settimane, gli italiani cominceranno ad aspettare le elezioni del 2013 come una liberazione. Per quanto incredibile possa essere che qualcuno desideri il ritorno dei partiti al potere.

Il Fatto Quotidiano, 17 Ottobre 2012