Una serie di documenti inediti, sequestrati al re delle slot machine Francesco Corallo, riapre il mistero della casa di Montecarlo dove abitava Giancarlo Tulliani, fratello della compagna di Gianfranco Fini. Lo scrive l’Espresso in un articolo dell’edizione di venerdì. Secondo il settimanale, che ha diffuso un’anticipazione, “nel gennaio 2008 Tulliani aprì nel paradiso fiscale di Saint Lucia una società rimasta finora sconosciuta, la Jayden Holding, che aveva come attività le compravendite immobiliari”. Per farlo, “si appoggiò a James Walfenzao, lo stesso fiduciario che figura come rappresentante legale della Printemps, la società di Saint Lucia che nel luglio 2008 acquistò da An l’appartamento di Montecarlo”. I documenti, scrive ancora l’Espresso, sono venuti fuori durante la perquisizione effettuata nella casa romana di Corallo e disposta nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti concessi dalla BpM al proprietario del gruppo Betplus (ex Atlantis World). “Si tratta di una serie di fax inviati durante i primi mesi del 2008 dagli uffici di Corallo allo studio di Montecarlo di Walfenzao, che è rappresentante legale del trust a cui sono intestate le quote del gruppo Atlantis”.

Nell’articolo si sostiene che Corallo, tra marzo e giugno del 2008, “mandò a Walfenzao una copia del passaporto di Giancarlo Tulliani, una copia di quello della sorella Elisabetta e un modulo per l’apertura di un conto corrente a Saint Lucia intestato alla Jayden Holding. Nel modulo, l’effettivo titolare della società viene indicato proprio in Giancarlo Tulliani. La Jayden Holding, costituita nel mese di gennaio del 2008, aveva come attività la compravendita di unità immobiliari”. La società offshore di Tulliani, secondo quanto ricostruito da L’Espresso, “è stata chiusa nel maggio 2011 ed era rappresentata da un legale di nome Cathy Walfenzao, con uffici allo stesso indirizzo di Montecarlo del più famoso James”. “Nelle carte sequestrate – conclude il settimanale – non ci sono però altri elementi che permettano di capire quali operazioni immobiliari abbia effettuato nei suoi tre anni e mezzo di vita la Jayden Holding”.

La perquisizione che ha portato al ritrovamento dei documenti, dice ancora L’Espresso, è quella di cui si parlò parecchio per l’intervento del deputato Amedeo Laboccetta, che portò via un computer portatile che venne restituito ai magistrati solo in seguito, quando i contenuti erano stati manomessi. Nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti della Bpm, la procura ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Corallo, accusato del reato di corruzione e oggi latitante.