A un anno dagli scontri davanti alla sede di Banca d’Italia a Bologna, si chiudono le indagini aperte dalla procura per trovare il poliziotto che, con un colpo di manganello al volto, causò la rottura di 4 incisivi a Martina, una giovane studentessa di Lettere. I pm, come ha riferito questa mattina l’edizione bolognese del Corriere della Sera, sono sicuri di essere riusciti a identificare l’agente responsabile: si tratterebbe di P.B, 29 anni, in servizio al VII Reparto mobile. 

La manifestazione risale al 12 ottobre 2011, quando un centinaio di attivisti dei centri sociali, e dei collettivi studenteschi si riuniscono davanti alla sede della Banca d’Italia, in piazza Cavour. Un gruppo di indignados, con scudi di cartone e gomma piuma, tenta di assaltare (simbolicamente) la sede della Banca, per consegnare una lettera all’ex governatore Mario Draghi. Partono a questo punto due cariche dei poliziotti, che cercano così di respingere i manifestanti. Negli scontri rimane ferita Martina, una studentessa di Lettere all’Università di Bologna, che per un colpo di manganello in pieno viso perde 4 denti e “l’indebolimento permanente dell’organo di masticazione”. 

Dopo circa 2 settimane, la Procura di Bologna decide di aprire un fascicolo contro ignoti per il reato di lesioni volontarie e incarica la Digos di visionare le immagini e i video di quella mattinata per individuare il poliziotto autore del gesto. Le indagini,  coordinate dai pm Antonella Scandellari Morena Plazzi, si concentrano su quattro uomini del reparto mobile.  L’agente in tenuta antisommossa, secondo quanto ricostruito dai pm, era l’unico a indossare degli occhiali da sole neri, contrariamente agli altri colleghi che avevano solo il casco.

Viene individuato un primo poliziotto, ma lui, ascoltato dai pm, si dice innocente. Si difende dimostrando di non aver indossato gli occhiali da sole quel giorno, e racconta anche di aver prestato il suo scudo tondo (proprio come quello in mano all’agente responsabile del ferimento di Martina) a un altro agente, di cui però dice di non ricordare il nome.

Nome che ora sarebbe in mano agli inquirenti e per il quale potrebbe presto scattare l’accusa di lesioni gravi.