Dal calcio alla politica: Kakhaber Kaladze ce l’ha fatta a realizzare il suo “Sogno georgiano”. Proprio come il nome del partito per cui si è candidato ed è stato eletto nelle elezioni legislative della settimana scorsa: e così da oggi è stato inserito dal primo ministro in pectore Ivanishvili nella squadra di governo. Kaladze sarà vice-premier, nonché Ministro dello Sviluppo regionale e delle Infrastrutture.

Tuttofare difensivo (terzino, centrale, mediano) del grande Milan di Ancelotti degli anni duemila, l’ultima maglia indossata da Kaladze è stata quella del Genoa. Ha lasciato il calcio lo scorso maggio, a 34 anni suonati ma un po’ in anticipo rispetto a quelle che erano le sue intenzioni: “Avrei voluto continuare, lascio lo sport più bello del mondo perché mi piange il cuore a vedere la povertà in cui vive la mia gente”, disse nella conferenza d’addio.

Kaladze si è lanciato in politica raccogliendo l’invito di Bidzina Ivanishvili, miliardario vicino a Putin che con i suoi soldi ha deciso di cambiare la storia della Georgia: è il 153esimo uomo più ricco al mondo secondo la rivista Forbes, che ha stimato il suo patrimonio in 6,4 miliardi di dollari (quasi la metà dell’intero Pil del Paese). Grazie ai suoi fondi praticamente illimitati ha dato vita ad un nuovo partito (“Georgian dream”), riuscendo a catalizzare con un progetto moderato tutte le forze oppositrici al Movimento Nazionale Unito di Mikhail Saakashvili, al governo dal 2004. E martedì scorso, un po’ a sorpresa, ha trionfato alle urne con il 53% dei voti, ottenendo la maggioranza parlamentare (83 seggi a 67) e vedendo la strada spianata verso le prossime elezioni presidenziali nel 2013 (a cui per altro Saakashvili non potrà ricandidarsi).

Nella campagna elettorale Kaladze ha avuto un ruolo fondamentale, da uomo immagine, forte del grande prestigio sportivo che lo rende uno degli uomini più famosi in Georgia. E non è un caso, infatti, che adesso gli venga offerta la poltrona di vice-premier. Insieme a Ivanishvili, Kakhaber ha vinto la sua scommessa: “La politica è meglio del calcio, l’elezione è meglio di una finale di Champions”, ha commentato entusiasta.

Curiosamente, il successo di Kaladze rafforza la tradizione di ex-giocatori del Milan che a fine carriera si buttano in politica: il georgiano non è il primo, e neanche l’ultimo, dei rossoneri che hanno deciso di “scendere in campo” – per dirla con le parole del loro ex presidente. Nel 2005 George Weah (pallone d’oro nel ’95), si candidò alle elezioni presidenziali del suo Paese, la Liberia, sconfitto al ballottaggio dopo essere stato il più votato al primo turno. Il prossimo 28 ottobre sarà la volta dell’indimenticato Andriy Shevchenko (altro pallone d’oro, nel 2004): dopo aver disputato gli ultimi Europei di casa, Shevchenko ha lasciato il calcio per aderire all’ex partito socialdemocratico, che ha recentemente cambiato nome in “Ukrajina Vpered” (traducibile in “Ucraina avanti!” o “Forza Ucraina!”, che a noi italiani ricorda più di qualcosa).

Kaladze, dice, è stato motivato dalla volontà di aiutare il suo Paese a risollevarsi, dopo il lungo e discusso mandato di Saakashvili che lui stesso non ha esitato a definire come “una vera e propria dittatura”. E, forse, anche la sua vicenda personale: nel maggio del 2001 suo fratello Levan fu rapito da alcuni uomini travestiti da poliziotti, e fu poi ritrovato morto dopo 5 anni di richieste di riscatto e di silenzio nelle indagini. Un episodio non isolato nella storia recente della Georgia, segnata da violenze, abusi, instabilità sociale e politica. Al momento della sua candidatura Kaladze aveva dichiarato: “Io sogno che i miei figli crescano in un Paese libero e democratico, per questo sono pronto a giocare la partita più importante”. E uno dei suoi figli si chiama Levan, in memoria del fratello ucciso.