Si può debuttare due volte? Teoricamente no, ma è quello che ha fatto ieri dopo cinque anni di silenzio J.K. Rowling, l’inventrice di Harry Potter, tornata sugli scaffali con un romanzo lontano mille miglia dalle avventure per ragazzi della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. Il nuovo romanzo, intitolato The Casual Vacancy (Little, Brown and Company)è uscito ieri nel mondo di lingua inglese e francese, ha già venduto 2,6 milioni di copie solo con le prenotazioni, e sembra essere l’anti-manifesto di quella Big Society di cui parla spesso il Primo ministro inglese David Cameron. La Rowling si è infatti divertita (?) a dipingere una provincia rurale inglese pulita e piacevole come un verminaio, e si ha l’impressione che l’aggancio autobiografico con l’infelice infanzia della scrittrice nell’anonimo borgo di Yate nel Gloucestershire sia qui evidente.

Va dato atto che la miliardaria autrice dei maghetti ha voluto fare un’operazione netta, senza strizzare l’occhio ai suoi milioni di lettori sotto i vent’anni. The Casual Vacancy è un grande romanzo (o per meglio dire: un grosso romanzo) su una piccola cittadina inglese, e ricorda in chiave cupa certi lavori dello scrittore canadese Robertson Davies, penso alla trilogia Deptford, o anche la spregiudicatezza di certi film thriller di Sergio Martino, come Tutti i colori del buio. Non a caso, tutto ciò che non doveva e non poteva essere parte della saga di Harry Potter per corretteza politica e rispetto del contratto editoriale è qui presente: inganni, tradimenti, ricatti, sesso e violenza sessuale, droga e dipendenza, masochismo, egoismo, morte, miseria umana e davvero poca nobiltà.

Il romanzo si ambienta nella “pretty English town” di Pagford, provincia fittizia, dove la morte improvvisa di Barry Fairbrother, nome un po’ ridicolmente parlante che si potrebbe tradurre Barry Giustofratello, ha lasciato un seggio vacante assai ambito nel consiglio comunale. La scomparsa di Barry dà il via a tutta una serie di colpi mancini e fetenzie fra vari personaggi della cittadina, desiderosi di occupare o di far occupare da propri parenti o compari il seggio. Rowling ci porta così con mano a conoscere una lunga serie di personaggi in cui il più pulito c’ha la rogna, come si dice a Roma.

L’unico punto in comune con la saga dei maghetti è proprio l’incredibile messe di personaggi primari e secondari  che si alternano in una trama fin troppo dispersiva, conclusa in un finale a raccolta di quelli che piacciono più a un certo pubblico americano sempliciotto che a quello britannico. Tuttavia, la mancanza di personaggi positivi o che ispirano una qualche fiducia potrebbe essere un serio problema per gli amanti del genere “bene contro male”.