La cortina di nebbia sulla situazione spagnola inizia a diradarsi. Il governo Rajoy che da settimane tiene sulle corde il Vecchio Continente sarebbe infatti vicino alla formalizzazione di una  richiesta definitiva di sostegno comunitario alle sue banche per una cifra vicina a 40 miliardi di euro. Tuttavia resta ancora da chiarire se dopo Madrid intenderà bussare ancora alle porte dell’Ue, anche se per il momento il governo fa buon viso a cattivo gioco e si mostra ottimista.

La notizia è filtrata in serata dopo che la tensione sulla Spagna e il fattore Parigi avevano tenuto banco per tutto il giorno sui mercati, mandando in tilt le piazze finanziarie del Vecchio Continente che all’indomani della manovra da 39 miliardi di euro varata da Madrid, hanno fatto i conti con una finanziaria di entità solo leggermente inferiore (36,9 miliardi) approvata questa mattina dal governo Hollande. E così in attesa degli esiti degli stress test sulle banche spagnole, le simulazioni per capire se gli istituti hanno capitale sufficiente a reggere l’impatto di un ambiente economico più difficile rispetto a quanto attualmente previsto, le principali Borse europee hanno chiuso in rosso.

A partire da Parigi che per una volta ha indossato la maglia nera d’Europa con una chiusura a -2,46 per cento. Milano ha seguito a ruota (-2,29%) mentre Madrid ha contenuto le perdite a quota -1,71 per cento. E’ andata meglio ai titoli di Stato che sono rimasti tendenzialmente stabili, con i rendimenti leggermente in ribasso. In particolare il Btp decennale paga il 5,07%,  3 punti base in meno di ieri, per uno spread rispetto agli omologhi tedeschi pari a 363 punti. 

Subito dopo la chiusura delle borse sono stati resi noti i risultati degli stress test spagnoli: sette banche, sulle quattordici esaminate, non hanno superato la prova sulla solidità finanziaria. La società americana Oliver Wyman che ha effettuato la prova, ha fissato a 57,3 miliardi il fabbisogno pretasse del settore creditizio iberico. Fra le banche bocciate spicca il Banco Popular, il sesto istituto del paese, il cui fabbisogno finanziario è stato fissato a 3,2 miliardi di euro, somma vicina alla sua attuale capitalizzazione: un elemento che potrebbe portare alla sua nazionalizzazione.

Fra gli istituti già finiti sotto il controllo dello Stato, Bankia, il quarto maggiore di Spagna, vede il suo fabbisogno di capitale salire a 24,7 miliardi di euro. Mentre le altre quattro statalizzate hanno bisogno di circa 21 miliardi di euro: Catalunyabank ha bisogno di capitale per 10,8 miliardi, Novagalicia Banco 7,1 miliardi, Banco Valencia 3,4 miliardi. Fra gli altri istituti di credito Banco Popular 3,2 miliardi e Banco Mare Nostrum 2,2 miliardi. La progettata fusione fra Ibercaja, Caja3 e Liberbank per essere portata avanti, avrebbe bisogno di 2,1 miliardi.

Mentre i tre più grandi gruppi bancari del Paese, Banco Santander, BBVA e La Caixa, non avrebbero bisogno di nuovo capitale neanche nelle condizioni di scenario più negative. L’ammontare degli aiuti Ue per le banche spagnole sarà “fissata dal Banco di Spagna e la Commissione Europea” dopo aver esaminato i piani di ricapitalizzazione che partiranno da novembre fino a giugno 2013, come ha detto il vice governatore del banco di Spagna Fernando Restoy secondo cui “le necessità di capitale per 59,3 miliardi” evidenziati dallo stress test “non coincideranno” con l’ammontare degli aiuti. Stessa linea per il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che si è detto “confortato” dal fatto che il totale di capitale di cui il sistema bancario spagnolo ha bisogno è poco meno di 60 miliardi di euro. “L’aiuto di stato che arriverà alle banche spagnole sarà più basso della mancanza di capitale riportato, considerate le misure che devono essere prese dalle banche in accordo con i piani di ricapitalizzazione e ristrutturazione”, ha detto.

A dare i numeri è stato il segretario di Stato spagnolo Fernando Jimenez Latorre  secondo il quale Madrid potrebbe richiedere alla Ue circa 40 miliardi di euro di aiuti al sistema bancario. Rispetto ai 59,3 miliardi di necessità di capitale del sistema, la cifra “potrebbe ridursi di un terzo” dopo le misure di risanamento.  Alla somma, spiega Latorre, “non seguiranno ulteriori” richieste di fondi aggiuntivi. “Con questa operazione – aggiunge nel corso della conferenza stampa – terminerà il processo di ricapitalizzazione del sistema e verranno dissipati i dubbi del comparto di far fronte alla bolla immobiliare e al calo dell’economia”. Per il vicegovernatore Restoy il sistema si avvia a un deciso risanamento e ristrutturazione ma “è ancora presto per dire quando il denaro tornerà ad affluire” all’economia sotto forma di prestiti a famiglie e imprese che negli ultimi mesi hanno subito forti contrazioni. 

Per il salvataggio delle banche spagnole Bruxelles ha già stanziato 100 miliardi di euro fin da luglio e, nei giorni scorsi, Madrid aveva lasciato intendere che ne avrebbe utilizzati 60. Con il plauso della Bce, che esorta a procedere speditamente, del Fondo monetario internazionale e dell’Eurogruppo, il calendario per Madrid è ora serrato. La ricapitalizzazione del primo gruppo di banche è prevista per novembre, e con la finanziaria presentata ieri il premier Mariano Rajoy riesce a guadagnare un pò di tempo prima di decidere sulla richiesta di un salvataggio non più solo bancario, ma dell’intero Paese.

Ma le prossime ore potrebbero essere decisive proprio per il salvataggio. Lo stress test bancario era uno dei tasselli mancanti prima del verdetto di Moody’s, che un mese fa aveva promesso di decidere entro settembre sull’eventuale taglio del rating della Spagna al livello junk, categoria speculativa o, letteralmente, spazzatura. L’agenzia americana potrebbe decidere ad ore, anche se ancora mancano dettagli fondamentali sul meccanismo di salvataggio europeo: da una parte Madrid insiste per una condizionalità “leggera” degli interventi Ue-Bce, dall’altra Germania, Finlandia e Olanda mettono in discussione la copertura delle perdite bancarie pregresse attraverso il fondo Salva-Stati, o Esm che entrerà in vigore il prossimo mese.