“I provvedimenti del gip Patrizia Todisco non andavano annullati”. La procura di Taranto ricorre in Cassazione contro la decisione del tribunale del riesame che il 28 agosto scorso aveva reintegrato Bruno Ferrante tra i custodi giudiziari dell’Ilva di Taranto. Il collegio presieduto da Pietro Genoviva aveva dichiarato inefficaci i provvedimento del gip Todisco del 10 e 11 agosto con i quali il magistrato aveva, nel primo, suddiviso i compiti tra i quattro custodi e ribadito il divieto di attività a fini produttivi e, nel secondo, revocato Ferrante per “palese conflitto di interessi”. Per il pool di inquirenti formato dal procuratore Franco Sebastio, dall’aggiunto Pietro Argentino e dai sostituti Mariano Buccoliero e Giovanna Cannarile, il provvedimento del tribunale del riesame è viziato, oltre che da una serie di errori procedurali legati all’assenza di urgenza anche dalla decisione di individuare la procura come organo per l’amministrazione dei reparti sotto sequestro.

Intanto in serata una ventina di lavoratori dell’Ilva sono saliti sulle passerelle dei nastri di carica dell’altoforno 5 collocando degli striscioni (fra le scritte c’è quella “Lavoro uguale dignità”) e la bandiera tricolore. Intendono rimanere su queste passerelle, poste a circa 60 metri di altezza, per tutta la notte in quanto temono il blocco degli impianti. Altri lavoratori stanno invece presidiando l’altoforno 1. All’Ilva c’e’ tensione per il verdetto del gip atteso per domani.

Per gli inquirenti, in definitiva, spetta al gip Patrizia Todisco gestire il sequestro dell’area a caldo e quindi controllare l’operato dei custodi tecnici Barbara Valenza, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento. Nelle prossime ore, intanto, proprio il gip dovrà decidere sull’istanza presentata da Bruno Ferrante per effettuare il piano di interventi da 400 milioni di euro con la possibilità, però, di ottenere un minimo di capacità produttiva. La richiesta ha già incassato il parere negativo dei custodi tecnici e quello della procura che ha ribadito come le misure indicate dall’Ilva siano le stesse contenute nei protocolli di intesa del 2003 e 2004 che l’azienda stipulò con le istituzioni locali e che di fatto, secondo quanto espresso dalla procura, non sarebbero mai stati realizzati. Appare quindi altamente improbabile che il piano possa essere accolto dal gip che il 26 luglio dispose il sequestro senza facoltà d’uso degli impianti.

Intanto il fronte degli operai sembra non essere più compatto come prima. Alcuni dipendenti dello stabilimenti siderurgico più grande d’Europa, infatti, compaiono fra i firmatari della class action contro l’azienda siderurgica che sara’ depositata nei prossimi giorni nel tribunale civile di Taranto. ”Alcuni – ha spiegato l’avvocato Mino Cavallo – sono attualmente operai del siderurgico, altri sono parenti di operai deceduti o cittadini residenti nei comuni di Taranto e Statte, che lamentano di aver subito danni legati alle emissioni inquinanti della grande industria”. La class action servirà a ottenere il ”risarcimento dei danni, diretti, morali e parentali”. Un’altra parte degli operai, invece, continua a perseguire la strenua difesa dell’azienda per paura di perdere il lavoro. Alcuni di lavoro questa mattina hanno incontrato Ferrante che riferendosi al piano di interventi per il risanamento ambientale del siderurgico, ha ribadito che si tratta di “una prima risposta a cui seguiranno ulteriori interventi di completamento non appena sarà definito il quadro dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia). Sarei lieto, sarei felice – ha aggiunto – se si cogliesse lo sforzo di grande responsabilità che lo stabilimento siderurgico e la società stanno facendo in un momento così difficile. Noi riceviamo tante sollecitazioni da parte delle istituzioni locali e delle autorità competenti – ha detto ancora Ferrante – ma voglio sottolineare loro che la società è perfettamente consapevole di come il momento sia complesso e di come si stia facendo tutto il possibile”.

Non solo. Sulle perizie disposte dal gip Ferrante ha affermato di aver cominciato a “scorrere”, a distanza di due mesi dal suo insediamento al vertice del cda Ilva, altre carte “che mi dicono che c’è una verità differente e meno preoccupante di come è stata descritta per l’ambiente e la salute di Taranto”. Dalla Regione Puglia, nel frattempo, arrivano i nuovi dati sulla camapgna del benzo(a)pirene. I risultati descrivono un calo, “nella zona più critica dei Tamburi, da 2,76 nanogrammi al metro cubo di gennaio a 0,67 nanogrammi al metro cubo di luglio con picchi che vanno sotto 0,20 nanogrammi al metro cubo nei mesi di aprile e giugno”, secondo quanto ha dichiarato l’assessore all’ambiente Lorenzo Nicastro. “Il dato medio – ha aggiunto l’ex magistrato – è inferiore a quello dello scorso anno nello stesso periodo e potrebbe ulteriormente ridursi in funzione dei valori rilevati nei mesi caldi”.

Non cambia invece la situazione sulle polveri sottili. “In zona Tamburi – ha continuato Nicastro – hanno superato in 34 casi il valore limite giornaliero di 50 nanogrammi al metro cubo”. Un dato che conferma come l’emissione incontrollata di polveri dallo stabilimento Ilva sia ancora “E’ evidente – ha concluso l’assessore regionale – che uno dei piu’ grossi attori industriali, in questo momento, e’ immobile. Ritengo che, ancora una volta, Ilva rischi di perdere una occasione per mostrare a tutte le istituzioni ma soprattutto ai tarantini che vuol ristabilire un rapporto di fiducia con loro, che vuol dar vita ad un nuovo corso in cui i ‘non si puo’ fare’ possano cedere il passo agli impegni concreti fissati con tempistiche e investimenti certi. Riteniamo tutto cio’ sempre possibile ed aspettiamo segnali, continuando tuttavia a fare tutto quello che e’ in nostro potere per tutelare salute e ambiente”.