Qualche giorno fa un uomo si è avvicinato alla mia finestra per chiedere se potevo dargli qualche spicciolo, quando sono uscita ho visto che piangeva in silenzio. Aveva una voce  debole di chi non mangia da giorni, vestiti malmessi, era disoccupato da mesi e viveva alla giornata; gli ho offerto del cibo e dell’acqua che ha rifiutato scusandosi, mi ha detto che gli bastava quel poco che gli avevo dato poi si è allontanato: provava vergogna. 

Non riesco a dimenticare  il suo sguardo spalancato sul vuoto.

Uno sguardo che ho rivisto il giorno seguente, negli occhi di una donna separata per maltrattamenti con due figli piccoli, e che dal trenta settembre sarà disoccupata; il contratto da precaria non sarà rinnovato: “ancora qualche giorno poi dovrò scegliere: o faccio mangiare i miei figli, o pago l’affitto”. Provava rabbia e vergogna perché dovrà rivolgersi al banco alimentare della Caritas. I servizi sociali possono fare ben poco, pagare qualche bolletta ma non darle un contributo per l’affitto perché le richieste di aiuto e di sussidio stanno aumentando con i licenziamenti e  la disoccupazione.

C’è un Paese che prova angoscia e vergogna, sentimenti che non merita perché reclama solo la dignità di un lavoro, che è un diritto sacrosanto e non “una conquista”, e che desidera un futuro possibile per sé e per i figli, e poi c’è un altro Paese fatto di uomini e donne affetti da una avidità subumana che divora senza pudore il denaro pubblico che ruba o sperpera per soddisfare bisogni del tutto personali, sulla spinta compulsiva di una miseria incollata alle ossa perché è tutta interiore.

Costoro sono fatti della stessa qualità dell’obeso Creosote che nell’episodio Gli anni del declino ne Il senso della vita di Monty Python, divora l’intera riserva di un ristorante, vomitando e ingurgitando. Loro allo stesso modo ingurgitano e divorano senza vergogna: chi arriva a scherzare sulle proprie attitudini e qualità travestendosi da maiale alle feste, non riesce a provare alcuna vergogna.

di Nadia Somma