Raccolta firme per le dimissioni in blocco. Il Pd decide di agire così all’indomani della decisione della presidente Renata Polverini di continuare il suo percorso nonostante le ripetute minacce di dimissioni dopo la deflagrazione dello scandalo Fiorito (che peraltro oggi ha accusato anche la nuova capogruppo Chiara Colosimo: “A lei 200mila euro”).

Una sorta di Aventino che il capogruppo dei democratici alla Pisana Esterino Montino spiega così: “Abbiamo avviato la raccolta di firme per le dimissioni dei consiglieri regionali del Pd. Spero che l’iniziativa venga accolta anche da tutti i consiglieri di opposizione, da tutti coloro che non sopportano piu di assistere inermi alla deriva della Regione Lazio”. Montino ha così raccolto l’appello del segretario regionale del Pd Enrico Gasbarra.

Per Montino, va costretta la Giunta alle dimissioni, bisogna sciogliere il consiglio regionale e andare al più presto al voto. “I consiglieri del Gruppo Pd – spiega Montino – condividono l’analisi e l’appello del segretario regionale Enrico Gasbarra. Il centro destra ha ridotto la Regione Lazio in uno stato comatoso non piu sopportabile. Il limite di guardia è superato. Occorre uno sforzo corale per costringere questa Giunta alle dimissioni e allo scioglimento del Consiglio regionale come previsto dal documento presentato venerdì scorso insieme a tutti i gruppi d’opposizione. La parola deve tornare ai cittadini, solo così si esce dalla crisi attuale e si da un segnale di forte rinnovamento nella politica regionale. Le priorità oggi sono le dimissioni della Polverini e lo scioglimento del Consiglio regionale. Per farlo è necessario un atto di forte rottura”.

L’idea di questa raccolta firme è sostenuta, come detto, dal segretario regionale: “Davanti a una così gigantesca disfatta politica e morale della coalizione che da tre anni governa il Lazio la risposta del centro destra e della presidente Polverini è stata quella di arroccarsi in un bunker – dichiara Gasbarra – Nonostante le responsabilità siano ben individuate, tutti devono riflettere e tutti sono chiamati al cambiamento. Noi dobbiamo dimostrarlo subito. C’è bisogno di un elettroshock c’è bisogno ricollegare questa istituzione con il suo popolo”.

Mentre l’iniziativa del Pd sarà seguita anche da parte delle altre opposizioni (Sinistra e Libertà, Italia dei Valori, Verdi).  Una stampella potrebbe arrivare anche dall’Udc, specie dopo le parole del presidente nazionale del partito Rocco Buttiglione in un’intervista uscita stamani su Repubblica: ‘La Polverini farebbe bene alasciare, non può far finta di nulla. Avrebbe fatto meglio a dimettersi per la dignità sua e di tutta la politica”. E “se fossi al posto dei nostri consiglieri, mi dimetterei”, tuttavia “rispetto l’autonomia e le idee dei nostri esponenti politici locali”.

In realtà per far sciogliere il consiglio regionale, a norma di Statuto, serve che si dimettano contestualmente la metà più uno dei 71 consiglieri (70 più la Polverini): cioè almeno 36 consiglieri. L’opposizione ne conta attualmente 27 e anche se si ipotizzasse, quello che politicamente al momento non c’è, cioè che l’Udc esca dalla maggioranza, si arriverebbe a 35. Almeno i numeri, per ora, giocano a favore della Polverini.

L’indignazione della Chiesa. Oggi, oltre alla dura presa di posizione del presidente della Corte dei Conti, sono arrivate le critiche anche da parte di personalità di primo piano della Chiesa cattolica: il presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco e il vicario del papa per la diocesi di Roma, il cardinale Agostino Vallini

“Vergogna” per lo spreco di denaro pubblico. “Intollerabili” gli abusi sulla gestione dei fondi ai partiti. Non assiste inerme la Chiesa: anzi, la condanna è ferma. A prendere la parola per primo è proprio il cardinale di Roma, città teatro delle cene a ostriche e champagne e delle sontuose feste in toga greco-romana che hanno fatto da cornice alle accuse di peculato mosse all’ex capogruppo Pdl al consiglio regionale laziale, Franco Fiorito, e da lui rilanciate ad altri membri del Pdl locale fino allo scontro con la governatrice Polverini. Per il cardinale la misura è colma. “Non comprendo – spiega in un’intervista al settimanale diocesano Roma Sette – che i sacrifici non possano essere più equamente distribuiti con il sostegno del potere legislativo, mentre assistiamo al persistere di privilegi di corporazioni, a scandali ed abusi di denaro pubblico che sono intollerabili”.

La gestione quantomeno allegra del denaro pubblico indigna Vallini che attraverso le strutture socio-caritative della sua diocesi conosce bene la difficile realtà delle famiglie che, incalzate dalla crisi, non arrivano a fine mese. Problemi a cui richiama fortemente la politica. “Se non c’è una ripresa di senso morale individuale e collettivo in termini di giustizia e di solidarietà sociale – afferma -, le leggi non bastano o non sono equilibrate”. La priorità va data al dramma della disoccupazione. “Dove non c’è lavoro – osserva -, non c’è futuro, e le conseguenze le conosciamo tutti: delusione, scoraggiamento, non di rado depressione, rabbia, o peggio”. “Non manco mai – aggiunge – di sollecitare i responsabili delle istituzioni, in forma rispettosa e chiara, di fare di tutto perchè vi sia una maggiore equità sociale. Comprendo che la grave crisi economica abbia richiesto alle famiglie sacrifici assolutamente straordinari; non comprendo – ribadisce – che i sacrifici non possano essere più equamente distribuiti con il sostegno del potere legislativo”.

L’indignazione da Roma rimbalza a Genova, dove l’arcivescovo della Città della Lanterna e capo dei vescovi italiani, Bagnasco, rincara la dose. La sua è una condanna senza mezzi termini: lo spreco di danaro pubblico, tuona, “è una cosa vergognosa”. “Le ristrettezze devono farci stringere gli uni agli altri con maggiore bontà”, ha aggiunto: “Pensare solo a noi stessi sarebbe egoista e miope”. 

Sulla politica aleggiano infine anche le parole del Papa che questa mattina, parlando a una delegazione internazionale di leader democratico-cristiani, ha ricordato “il monito del libro della Sapienza, secondo cui ‘il giudizio è severo contro coloro che stanno in alto’”: monito, ha detto, che deve servire “non a spaventare”, ma a “spronare e incoraggiare i governanti, ad ogni livello, a realizzare tutte le possibilità di bene di cui sono capaci”.

Weekend di lavoro per gli inquirenti. Week end di lavoro per gli inquirenti romani che indagano sull’assegnazione di fondi regionali. Il procuratore aggiunto Alberto Caperna ed il sostituto Alberto Pioletti trascorreranno il fine settimana esaminando il voluminoso carteggio sequestrato alla Regione Lazio nei giorni scorsi. Non solo, al vaglio dei magistrati ci sono anche le due casse contenenti la contabilità dei consiglieri regionali del Pdl consegnate da Fiorito in occasione dell’interrogatorio fiume al quale è stato sottoposto mercoledì scorso.

I magistrati, che non nascondono di aver riscontrato una gestione disinvolta dei fondi, potrebbero investire della questione, nel caso emergessero fattispecie di competenza della magistratura contabile, la Corte dei Conti, che comunque si sarebbe già attivata. Fiorito, che nel respingere le accuse fattegli dalla Procura ha tuttavia dato la propria disponibilità a restituire 400 mila euro, sarà intanto sentito lunedì prossimo come testimone dal pm di Viterbo Massimiliano Siddi nel quadro degli accertamenti avviati in seguito alla pubblicazione online delle spese sostenute dal suo successore, Francesco Battistoni.

Polverini: “Ho chiesto scusa e vado avanti”. Una passerella tranquilla, tra strette di mano, foto, e isolati mugugni. La governatrice Renata Polverini sfila per le vie di Velletri, per inaugurare l’82esima festa dell’uva e dei vini. E anche in quella sede sente il dovere di chiedere scusa “per chi ha dovuto assistere a questo spettacolo indecente, così come mi sono scusata con chi fa buona politica e con tutti i cittadini del Lazio”.

Accolta dal sindaco della cittadina in provincia di Roma, Fausto Servadio (Pd), Polverini propone subito un brindisi, “altrimenti sembra che sia successo qualcosa” – scherza. Quindi percorre i vicoli del centro storico, passando in rassegna gli stand delle aziende vinicole, stringendo mani e ricevendo in dono ciambelle al vino e al mosto. Una signora la vede e le grida “vergogna!”, ma fa pari con un ragazzo che invece le fa un “in bocca al lupo, sei una grande”. Qualcun altro, con malizia, le chiede perche’ la regione non ha finanziato la festa di Velletri, e lei spiega che “sulle feste ci sono delle verifiche in corso da parte della Corte dei Conti, quindi abbiamo dovuto rallentare gia’ prima di quanto accaduto in questi giorni”.

Vorrebbe parlare di altro, la governatrice, perché “sono molto stanca, oggi ridatemi la mia normalità”, ma non può evitare di ribadire che “dobbiamo rialzare la testa per tornare a occuparci dei problemi concreti delle persone”: annuncia che “i soldi risparmiati dalla mancata costruzione della nuova palazzina della Regione andranno all’edilizia e alle strumentazioni sanitarie” e quindi anche per un’apparecchiatura chiesta dal sindaco. Poi ripete che lo scandalo è stato causato dal “comportamento sbagliato dei singoli per i quali chiederemo i danni”, e assicura: “non so se è la decisione giusta, ma ho deciso di rimanere perché tanti cittadini mi hanno chiesto di andare avanti”.