Quattro pagine scomparse. Da un giorno all’altro. Erano nella memoria difensiva del Comune di Parma presentata al Tar nella procedura nata dal ricorso della Iren. La multiutility chiedeva lo sblocco dei lavori dell’inceneritore ed ebbe la meglio. In quelle pagine si metteva in discussione la gara d’appalto.

È l’ultimo capitolo dell’intricata vicenda che riguarda il cantiere di Ugozzolo su cui si è giocata la campagna elettorale 2012 e che da mesi è al centro del braccio di ferro tra il sindaco Federico Pizzarotti (Cinque Stelle) e Iren. Una questione molto sentita a Parma, tanto che oggi in piazza della Pace alle 14 ci sarà un incontro pubblico. Presente anche Beppe Grillo, che ritorna in città per la prima volta dopo la vittoria alle elezioni.

Sul giallo delle pagine scomparse quando a guidare il comune era il commissario Anna Maria Cancellieri (l’attuale ministro dell’Interno non è coinvolto nell’inchiesta) ora sta indagando la Procura. La storia comincia all’epoca dell’ex sindaco di centrodestra Pietro Vignali. Nell’estate del 2011, pochi mesi prima di dimettersi per gli scandali che hanno travolto la sua giunta (non lui personalmente), il primo cittadino con un’ordinanza aveva imposto lo stop al cantiere dell’inceneritore per presunta mancanza di concessione edilizia. Iren aveva fatto ricorso e nel frattempo, a settembre, alla giunta Vignali era subentrata la gestione commissariale prima di Cancellieri e poi di Mario Ciclosi, che l’aveva sostituita una volta diventata ministro.

La memoria difensiva venne presentata al Tar quando alla guida di Parma c’era ancora Cancellieri. Ma ecco il giallo: il parere legale originario di 43 pagine (di cui il Fatto è in possesso), redatto dagli avvocati del Comune di Parma Mario Chiti e Andrea Mora il 2 novembre 2011, venne sostituito il giorno successivo da una nuova versione di soli 39 fogli, a firma degli stessi legali. Due documenti pressoché identici, se non per le parti scomparse. Passaggi molto pesanti, come la segnalazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato sull’illegittimità dell’affidamento diretto a Iren del trattamento e recupero/riciclaggio dei rifiuti. “Merita approfondire questo punto – si legge nella prima versione – in quanto di diretta rilevanza anche ai fini del presente giudizio coinvolgendo la stessa legittimazione di Iren, anche ai fini edilizi”. La relazione continua poi ipotizzando l’illegittimità della posizione di Iren per la realizzazione e gestione del termovalorizzatore ed elencando i passaggi che dalla municipalizzata Amps hanno portato a Enìa e infine a Iren: “È emersa un’inquietante catena di trasferimenti societari – si legge – per la gestione delle varie fasi del servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani e assimilati”. Insomma, si va ben oltre la questione urbanistica, si mette in discussione l’affidamento dell’opera. Nella seconda versione rimane il riferimento all’Autorità garante, ma tutta la vicenda dell’affidamento viene liquidata con una frase che sposta l’attenzione sull’abuso edilizio: “Il punto sarà verificato nella procedura avviata dall’Autorità garante, e comunque non interessa la presente procedura, se non per quanto riguarda la legittimazione di Iren, anche ai fini edilizi”.

Non basta: nel primo parere legale altre due pagine vengono dedicate al procedimento di infrazione aperto dalla Commissione europea sui contratti pubblici nei confronti di Iren, condiviso anche dall’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Punti eliminati dalla versione depositata al Tar, che lo scorso gennaio 2012 ha dato torto al Comune. Quei fogli mancanti avrebbero potuto fare la differenza, rafforzando la posizione dell’amministrazione. Avrebbero potuto, forse, segnare il destino del contestatissimo inceneritore. Per questo gli inquirenti indagano sui motivi che portarono gli avvocati a eliminarli . I pm vogliono capire se davvero, come sostiene qualcuno, si sia trattato di “una normale scelta legale, perché eventuali irregolarità nell’appalto non c’entravano nella causa”.

Ciclosi (neppure lui toccato dall’inchiesta) dopo la sentenza del Tar non fece ricorso al Consiglio di Stato.

Il risultato è che oggi la sentenza è passata in giudicato e Iren ha chiesto danni per 28 milioni al Comune. Parma a questo punto rischia di essere messa con le spalle al muro: inceneritore o risarcimento. E le casse dell’amministrazione sono già vuote.

Il gip pochi giorni fa ha rigettato la richiesta di sequestro preventivo del cantiere sposando la sentenza del Tar, ma le indagini sull’inceneritore proseguono. Nel mirino degli inquirenti ci sono 13 persone indagate per abuso d’ufficio, tra cui un ex dirigente del Comune (già arrestato nell’inchiesta Green Money) accusato di peculato. Presto potrebbero esserci novità.

di Ferruccio Sansa e Silvia Bia