Cari colleghi Baroni,

la storia è nota ma vale la pena di riassumerla viste le grandi decisioni che intendo proporvi in questa lettera aperta. Qualche anno fa l’allora ministro Gelmini, svegliatasi barricadera, decideva di piegare il nostro potere al grido “domani ai Baroni / gliela faremo, faremo pagar”. Ignara dei meccanismi del nostro potere e sapientemente consigliata dai nostri infiltrati, varava una riforma che, se bene usata, sarà il nostro trionfo. Come tutti sappiamo, il tempio del nostro potere è la commissione di concorso che prima della riforma dovevamo condividere (orrore!) non solo tra tutti noi, ma anche con gli Associati. Oggi non solo gli Associati sono stati definitivamente e giustamente estromessi, ma l’Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca) ha stilato le famose mediane, escludendo dall’esercizio del potere anche metà degli Ordinari: il potere di ciascuno di noi si è quindi quadruplicato.

Questo successo è forse superiore ai nostri meriti ma certo inferiore alle nostre brame: è il momento di costruirci sopra, perché potere chiama potere. Inoltre il momento è favorevole perché molti hanno creduto allo slogans del ministro Gelmini, e pensano davvero che la riforma farà il bene dell’Università italiana. Eccovi quindi il piano, semplice e chiaro come cristallo di rocca: mai più in un concorso sia promosso un candidato il cui curriculum supera le mediane: questo errore imperdonabile sia relegato ad un passato oscuro, nel quale le mediane non ci erano note. Il pensionamento dei vecchi e l’inserimento nei ruoli dei somari farà abbassare le mediane nazionali e allora noi chiederemo a gran voce che, per salvare l’Università Italiana, siano ammissibili come commissari di concorso non più i Professori Ordinari che superano la mediana, ma quelli che si trovano nel terzo terzile o nel quarto quartile, riducendo via via il numero dei sorteggiabili nelle commissioni concorsuali ed aumentando di conseguenza il nostro potere. Chi è bravo, pubblica buona ricerca ed ha parametri bibliometrici elevati sia relegato al ruolo di precario a vita, condannato alla galera del laboratorio e alla gogna della didattica, poiché altrove farebbe alzare le mediane e insidierebbe al nostro potere.

Baroni d’Italia, riuniamoci, ritroviamo il nostro orgoglio! Non furono forse i nostri antenati Baroni a comandare le divisioni dell’esercito di Carlo Magno, a piegare Giovanni Senza Terra a Runnymede? Sia Maria Stella Gelmini la nostra Pulzella d’Orléans e il Presidente dell’Anvur il nostro Duce!