La plastica derivata dal petrolio è come i piccioni viaggiatori dopo l’invenzione del telefono. È morta.

Il sistema Italia è in crisi, ma alcuni italiani sono all’avanguardia nel mondo.
Dovremmo iniziare a essere orgogliosi. Ieri a Rai News 24 (Mineo santo subito!) ho sentito un grande esperto inglese sul sistema dei rifiuti. Diceva che in Italia ci sono città che non riescono a gestirli ma ci sono anche esperienze avanzatissime che vengono studiate in tutto il mondo.
E per quanto riguarda i derivati dal petrolio, grazie a un’azienda italiana, stiamo per assistere a una rivoluzione epocale che cancellerà la plastica vecchio tipo.
Ovviamente non è una rivoluzione che si concluderà in una settimana ma è iniziata e quando certe cose iniziano, poi sono inarrestabili.
La plastica di origine vegetale esiste già da tempo. Ma si tratta di un tipo di plastica utilizzabile solo in certe applicazioni, che costa molto, richiede processi produttivi inquinanti e con alti costi energetici.
Questa mattina, sempre Rai News 24 (Mineo ri-santo subito), ha trasmesso un lungo servizio intervistando un tipo che all’inizio mi sembrava più fuori di un citofono.
Diceva: producevamo microcip, poi ci hanno chiesto una plastica biodegradabile e allora abbiamo pensato che volevamo fare una plastica, completamente vegetale, che non fosse prodotta con parti commestibili della pianta, e che non richiedesse né l’uso di sostanze inquinanti né alti costi energetici.

Mi sono chiesto: ma di cosa si è fatto questo marziano?

Poi ho capito che non era un extraterrestre ma un emiliano e che la plastica bio l’avevano già realizzata.
Innanzi tutto si usano gli scarti vegetali. Il che è fondamentale. Sostituire il petrolio con derivati dal cibo vorrebbe dire lasciar morire di fame un paio di miliardi di esseri umani (era il Progetto Biomasse di Bush).
Ma la cosa veramente stupenda è come fanno la plastica bio.

Adesso so che mi tiro addosso un chilotone di insulti perché non sono laureato in chimica… Comunque, alla grossa, prendono gli scarti di una mega cooperativa che fa barbabietole da zucchero. Li mettono a mollo in grandi cisterne dove si scatenano batteri con delle ganasce da paura, questo brodo batterico viene poi passato in altre cisterne dove i batteri fanno cose che hanno nomi strani e che io non farei mai con una donna, dopodichè si formano delle micro palline di plastica bio dentro i batteri. Poi, suppongo non con le pinzette, tirano fuori i pallini dai batteri e ottengono una brodaglia bianca che poi seccano. Cioè, praticamente sono i batteri che fanno tutta la fatica. E non sono batteri geneticamente modificati o altre diavolerie simili. Sono onesti batteri biologici creati così come sono da poteri presumibilmente superiori.
Sul sito www.bio-on.it spiegano in modo più urbano: “Da oggi Bio-on contribuirà a costruire un futuro più sostenibile per tutti” permettendo la produzione “di oggetti in plastica di uso comune.
 Know-how proprietario per la produzione di PHAs (polidrossialcanoati) riconosciuti come i migliori biopolimeri del futuro. Una nuova generazione di poliesteri lineari per sostituire e migliorare PET, PE, PP, HDPE, LDPE… per un mondo dove non è necessario distruggere per costruire, ma seminare per produrre…

In 10 giorni all’interno di normale acqua di fiume o di mare MINERV-PHA™ si dissolve senza alcun residuo.”
“…Polyhydroxyalkanoato o PHAs” è “un poliestere lineare prodotto in natura da una fermentazione batterica di zucchero. Più di 100 differenti monomeri” provenienti da questa famiglia possono essere uniti “per dare vita a materiali con proprietà estremamente differenti. Possono essere creati materiali termoplastici o elastomerici, con il punto di fusione che varia da 40 a oltre 180°C. MINERV-PHA è un biopolimero PHA a elevata prestazione. MINERV-PHA ha ottime proprietà termiche. Attraverso la caratterizzazione è possibile soddisfare esigenze produttive da -10°C a +180°C. Il prodotto è particolarmente indicato per la produzione di oggetti attraverso metodi di produzione ad iniezione o estrusione. Sostituisce inoltre prodotti altamente inquinanti come PET, PP, PE, HDPE, LDPE.”

Mi sembra veramente una notizia eccellente.

E se fossi Monti una telefonata a questi di Bio-on gliela farei.

Qui ci sarebbe da metter su più posti di lavoro che alla Fiat.

Oppure aspettiamo che quelli di Bio-on traslochino in Cina?

Perché è chiaro che se l’Italia capisce il valore di questa innovazione la si può aiutare a correre. Che sarebbe un vantaggio per tutti, pianeta compreso. I delfini ringraziano.
E aggiungo che anche sull’eolico gli italiani si piazzano bene. Ad esempio ieri sera a Caterpillar (santi subito anche loro!) Massimo Ippolito, della KiteGen Reasearch, raccontava della proposta inoltrata al governo italiano per convertire l’Alcoa in una centrale eolica d’alta quota.
In soldoni, si tratta di far volare enormi aquiloni a un migliaio di metri d’altezza, dove i venti sono costanti. Grazie a un sistema di controllo digitale di una serie di “alettoni” dell’aquilone (che loro ci tengono a chiamare “vela” o “ala”) si ottiene che il velivolo si alza e si abbassa, in questo moto tira e rilascia un cavo che a terra è collegato con un generatore di corrente. Fino a poco tempo fa sembrava fantascienza ma ora Ippolito ha ricevuto il sostegno di molti specialisti a livello internazionale. Pare proprio che funzioni.
Hanno realizzato un business plan che dimostrerebbe che l’impianto dell’Alcoa potrebbe essere convertito con un bilancio economico positivo.
Non so se ci rendiamo conto…