Svendonsi isole disperatamente. Non è un film, ma ciò che potrebbe presto trasformarsi in realtà in Grecia, dove la crisi sta mordendo tutto, finanche un patrimonio culturale e naturalistico unico come le isole elleniche. Per fare cassa il governo di Samaras avrebbe approntato una lista di 40 tra isole e isolotti disabitati da concedere in affitto a privati o imprese. E per un periodo tra i trenta e i cinquanta anni. La conferma arriva dal diretto interessato, ovvero dal direttore dell’Ente ellenico per la privatizzazione (Taiped), Andreas Taprantzis. L’obiettivo è di far entrare nelle casse dell’erario almeno diciannove miliardi entro il 2015 e cinquanta entro il 2020, anche se fino ad oggi il Taiped è stato tra i maggiori indiziati di non produttività, dal momento che dalle privatizzazioni annunciate ha ricavato il magro bottino di 1,8 miliardi.

A preoccupare ci sono però i risvolti ambientalistici della mossa. Accanto a paradisi naturali già turisticamente sfruttati come l’arcipelago ionico di Zacinto, Fleves al largo di Vouliagmeni, Neon Styron a Evia (meta fissa delle vacanze greche di Lady Diana), nella lista dei Taiped vi sono anche le isole disabitate a largo di Alonisos e Skiathos nelle Sporadi, che rientrano nel parco marino più esteso del Mediterraneo e dove vivono i pochi esemplari rimasti di foca monaca. Un elemento che dovrebbe essere tenuto in considerazione.

Ma la notizia del giorno è che si sta consumando un vero e proprio derby nord europeo sul proseguimento degli aiuti alla Grecia. No a un altro maxiprestito nella consapevolezza (forse maturata) che i grandi debiti non si possono saldare con altri grandi debiti, ma la volontà di concedere più tempo per l’odisseica opera di risanamento dei conti greci. Da Vienna e da Amsterdam, via Nicosia, giunge una voce, univoca, di apertura nei confronti della crisi greca, anche se immediatamente controbilanciata dallo scetticismo tedesco. Secondo il ministro delle finanze austriaco Maria Fekter “le decisioni se dare alla Grecia i soldi saranno prese solo in ottobre, ma credo che la Grecia abbia presentato un bilancio molto ambizioso e deve attuare alcune misure in relazione a questo bilancio”. E assicura che ministri delle Finanze dell’eurozona daranno alla Grecia “il tempo di cui ha bisogno” per attuare le riforme, “ma probabilmente non ci saranno più soldi”. Tesi rafforzata dall’omologo olandese Jan Kees de Jager secondo cui “se il deficit dovesse essere peggiore del previsto a causa di un temporaneo peggioramento dell’economia, ci potrebbe essere più tempo ma non più soldi”.

Un’opzione che non trova l’appoggio di Berlino secondo cui non esisterebbe nessun piano che possa coniugare tempo e denaro: “In genere – hanno dichiarato fonti vicine alla cancelliera a margine dell’eurogruppo in svolgimento a Cipro – dare più tempo significa dare più soldi”. Annunciando che nulla potrà essere valutato prima del report ufficiale che i rappresentanti della troika stanno componendo. E che, per essere salutato con più ottimismo rispetto alle fosche previsioni, necessita di una sterzata da 11,5 miliardi. Che il governo Samaras deve offrire ai rappresentanti di Ue, Bce e Fmi come garanzie. È il motivo per cui nei palazzi ateniesi circola già un’ulteriore bozza di riforma del sistema pensionistico contenente un aumento dell’età per la pensione, dagli attuali 65 anni a 67. Da realizzare accanto a una riforma del sistema fiscale, sul quale la trokia premerebbe per avere quattro fasce secche: un’imposta del 18% per redditi fino a 22mila euro, del 35% per quelli fra i 22mila e i 45mila euro, del 40% per quelli fra i 45mila e i 100mila euro e del 45% per i redditi oltre i 100mila euro.

Intanto una buona notizia arriva dalla Bei che ha siglato con il governo di Atene un accordo per favorire nuovi fondi a sostegno della ripresa industriale del paese (nei settori di energia, trasporti, istruzione), per un ammontare di circa 750 milioni di euro. L’intesa è stata siglata nella capitale ellenica dal presidente della Bei, Werner Hoyer, e dal ministro delle Finanze greco, Yiannis Stournaras. A ciò si aggiunge che gli analisti di Alpha Bank scuotono la troika: nel rapporto ufficiale pubblicato ieri (a cui la troika non ha ancora ufficialmente replicato) scrivono che “i risultati dell’esecuzione del bilancio aggiornato 2012 a 7 mesi (nel mese di gennaio-luglio) mostrano che la troika ha notevolmente sottovalutato le entrate del 2012. Tali ricavi sono aumentati del 0,6% in 7 mesi. Pertanto il 2013 inizierà con risorse aggiuntive pari a 6,0 miliardi di euro rispetto a stime della troika fatte nel mese di febbraio 2012”. Significa che secondo l’istituto bancario ellenico ci potrebbero essere spiragli per ridurre tagli e sacrifici e rimodulare l’attuazione del piano.

Piano che, accanto alle macro analisi economiche, si sta ripercuotendo nella vita quotidiana dei cittadini, con sperequazioni sociali ed emergenze all’ordine del giorno. Non si placa ad esempio la questione relativa ai farmaci. Come ha annunciato il presidente dell’Eopy, Gerasimos Voudouris, a causa dei debiti con l’erario che deve ai farmacisti svariati milioni di euro, alcune aziende farmaceutiche non sono in grado di assicurare le richieste. Per questo si stanno susseguendo numerosi appelli da parte delle associazioni dei consumatori in tutto il paese, dal momento che tra lo stato debitore e i farmacisti creditori, il conto della crisi lo stanno pagando i cittadini. Che nei fatti non possono disporre in tempi rapidi dei farmaci necessari. 

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