Iniziamo dai numeri, freddi ed inesorabili: circa 30mila morti, di cui metà civili. Quasi 2 milioni di persone in fuga dalle proprie case, all’interno del paese o oltreconfine. Migliaia di persone finite in carcere con numerosi casi di efferata tortura. Sono le cifre del massacro siriano, che compie sabato prossimo un anno e mezzo. Una tragedia umana di proporzioni impensabili fino a qualche tempo fa, quando Bashar al-Assad era tenuto in palmo da moti governi occidentali quale “sovrano” illuminato e punto di equilibrio della polveriera permanente del Medio Oriente.

Di chi è la colpa? Sfido chiunque a trovare in questi mesi una voce che si sia levata a difesa del sovrano diventato dittatore. Quello che si sta perpetrando in Siria è un massacro di vite umane innocenti, donne, bambini e persone che – come noi – avevano diritto ad un futuro. E tutto il mondo ne è pienamente cosciente.

Perché non si riesce a fermare questo massacro? Perché esiste un’istituzione sovranazionale, le Nazioni Unite, che tratta le questioni relative alla pace e sicurezza globale all’interno di un organismo chiamato Consiglio di Sicurezza, composto da 5 membri permanenti (Cina, Francia, Gran Bretagna. Russia e Stati Uniti) e 10 membri con mandato temporaneo di due anni, a rotazione. E’ il Consiglio di Sicurezza che decide su eventuali interventi della comunità internazionale in caso di eventi bellici, con risoluzioni che – badate bene – devono essere adottate con il voto favorevole dei cinque membri permanenti, che hanno diritto di veto.

Bene, in questi mesi due membri permanenti – Cina e Russia – si sono fermamente opposti a qualunque intervento forte in Siria. Perché sono convinti che la repressione cruenta di Bashar al-Assad sia sacrosanta? Perché credono che gli insorgenti siano in realtà dei pericolosi terroristi? Nemmeno per sogno. La ragione è una sola, e viene anche velatamente dichiarata. I cari, vecchi, insopportabili interessi economici. Putin ha venduto armi a Damasco per quasi 12 miliardi di dollari l’anno scorso, e non vuole certo abdicare da questo “tesoretto” dovendo negoziare con nuovi governanti. La Cina fa affari con la Siria per due miliardi di dollari all’anno e la sua compagnia petrolifera nazionale ha un partenariato di lungo corso con quella siriana. Semplice. Indigeribile di fronte alle immagini che vediamo giornalmente.

Ciò che diventa insopportabile agli occhi di un privato cittadino è che le Nazioni Unite, eredi della Società delle Nazioni e nate dopo la seconda guerra mondiale per ridare stabilità a un globo in ginocchio post-bellico, non sono un’alleanza militare come la NATO, per esempio. E’ un istituzione che ha nel proprio mandato la tutela dei diritti umani e che, con varie sue organizzazioni, lavora appunto per garantire servizi (cibo, scuola, ospedali etc..) alla popolazione. Deve quindi lavorare con altre logiche. Non è accettabile che al suo interno possano affermarsi posizioni come quelle attuali di Russia e Cina, che nulla hanno a che fare con i suoi principi fondativi.

Le Nazioni Unite negli ultimi anni hanno intrapreso un percorso di riforma del proprio funzionamento: nuove politiche del personale, sinergie negli uffici decentrati in modo da attuare economie di scala e garantire miglior coesione sul field nei suoi molteplici interventi. Ma la riforma vera ed urgente da attuare è quella del Consiglio di Sicurezza, che deve funzionare come vero organo di tutela dei diritti fondamentali di persone e paesi, senza essere influenzato da logiche di bilancia commerciale. Purtroppo si sta avverando ciò che molti temevano al momento dell’elezione di Ban Ki-Moon a Segretario Generale: mettere al posto di comando un grigio funzionario sudcoreano con poco carisma e zero iniziativa, in modo da sterilizzare poteri e autonomia di un’istituzione che, se ottemperasse pianamente al proprio mandato, darebbe fastidio a molti Stati.