Il Movimento 5 Stelle ha un problema reale di democrazia? Il ruolo di Gianroberto Casaleggio è spropositato? All’indomani delle dichiarazioni di Giovanni Favia mettiamo a confronto due diversi pareri. Quello di Marco Lillo e quello di Sabina Ciuffini.

La Rete è spietata
. I grillini lo predicano da anni e ora provano la lama di Youtube sulla loro pelle. Ci sono le due versioni di Favia a Piazzapulita: scena e retroscena, come ai bei tempi del Transatlantico della Prima Repubblica. Poi c’è il consigliere bolognese che pontifica ad aprile da Santoro: “Non abbiamo leader che ci comandano. Grillo (non Casaleggio, ndr) non ha mai messo bocca sulle candidature”. C’è pure il video postato nel 2010 nel quale Favia se la ride: “Pensate davvero che Grillo sia un burattino nelle mani di Casaleggio? Ma dai! Quello è un tecnico e si occupa della comunicazione. Non ha mai chiamato un solo consigliere. Siamo liberi”. Concetti ribaditi ieri da Grillo e Casaleggio in un comunicato che somiglia terribilmente alle parole – false – di Favia. La verità è che l’intervista della squadra di Formigli è uno scoop che fa male. Il consigliere comunale più votato svela tre verità oscene, nel senso latino di ob scaena, cioè da tenere fuori dalla scena perché il pubblico non deve vederle:

1) Casaleggio, titolare di una società commerciale che cura la comunicazione del Movimento e di molte imprese private (oltre che in passato di Di Pietro) è stato lo stratega dei referendum. Non esiste e, secondo Favia, non ci sarà mai una selezione democratica dal basso. Tutto viene deciso da Grillo (un segreto di Pulcinella) ma più ancora dallo “spietato” Casaleggio;

2) Il veto di Grillo nei confronti di Tavolazzi e quello a comunicare in tv ai consiglieri serve in realtà a tutelare i veri capi (non eletti) dal dissenso degli eletti che non parlano per paura;

3) Casaleggio deciderà le candidature alle prossime elezioni politiche; il volto giovane di Favia non deve trarre in inganno: le questioni poste hanno a che fare con la democrazia (garantita dalla Costituzione) di un partito che si candida a diventare la seconda forza del Parlamento. Non bastano tre righe sul sito per smentire. Le elezioni sono alle porte e Grillo deve comunicare come selezionerà i candidati per dimostrare che la sua democrazia diretta non somiglia a un guru capellone. È il vaffanculo più difficile della sua carriera perché non basta gridare. Stavolta bisogna agire. Ora.

Il Fatto Quotidiano, 8 settembre 2012