”Stiamo facendo ricerche in un raggio di mare vastissimo. L’obiettivo è portare in salvo il maggior numero di vite possibile”. Non dorme da 38 ore e il suo cellulare non fa che squillare, ma l’adrenalina è tanta e Giuseppe Cannarile, comandante della Guardia Costiera di Lampedusa riesce a restare lucido. E’ lui a coordinare le operazioni che la scorsa notte hanno salvato la vita a 56 migranti finiti in acqua a largo dell’isolotto di Lampione, poco più di uno scoglio nel mare delle Pelagie. I dispersi sarebbero 80.

Cosa sia accaduto realmente in questo viaggio della speranza che ancora una volta ha lasciato in acqua decine di vite umane non è chiaro.“Le persone soccorse – dice il comandante – raccontano che la barca ha ceduto”, ma del legno che avrebbe portato in Sicilia, dalla Tunisia, circa 130 tra uomini, donne e minori non c’è traccia. Per questo si valuta un’altra ipotesi terribile: “potrebbero essere stati portati vicini alle coste da un’imbarcazione – spiega – che li ha poi scaricati a poca distanza dall’isolotto costringendoli a gettarsi in mare”.

Ma la ricostruzione della dinamica dell’incidente, in questo momento, per Cannarile è secondaria. “La fase delle indagini è importante – afferma – ma ora quel che ci preme è salvare chi è rimasto in mare”. Le speranze che le 79 persone che mancano all’appello – il numero è dedotto dalla testimonianze dei superstiti, ma una sola vittima è stata trovata finora – diminuiscono col passare del tempo, anche se le forze impegnate nelle ricerche sono imponenti. Al momento a pattugliare un’area di circa 400 miglia quadrate sono un elicottero, un aereo, due motovedette della Capitaneria, una imbarcazione dei carabinieri e tre navi della Nato. “Proseguiremo anche di notte – dice Cannarile – abbiamo potenti proiettori per illuminare l’area”.

A dare l’allarme alla Guardia Costiera sono stati, ieri alle 18, i carabinieri che hanno ricevuto un sos dal cellulare di uno dei migranti a bordo. “Hanno detto che erano in difficolta” e dopo pochi minuti ci siamo messi in moto”, racconta. Sono partiti un elicottero e una motovedetta, ma gli uomini della Capitaneria non sono riusciti a vedere nulla. “Un’ora dopo – dice il comandante – si sono aggiunte altre due motovedette, poi due pattuglie della Finanza e successivamente tre navi della Nato. Era buio pesto. Solo verso le 2,30 siamo riusciti ad avvistare due uomini in mare e poco dopo gli altri. Una quarantina erano aggrappati agli scogli sull’isolotto di Lampione”. “Recuperarli – continua – è stato difficilissimo perche” non c’è una banchina vera e propria ed attraccare non è semplice”. Alla fine all’appello c’erano 56 persone. “Finora – dice il comandante – abbiamo recuperato una sola vittima, un uomo”. I migranti erano senza vestiti, impauriti, infreddoliti. “Si sono spogliati – racconta Cannarile – perche” gli abiti appesantiti dall’acqua gli rendevano difficile nuotare”. Le ricerche continuano. “Noi non ci fermiamo – assicura l’ufficiale della Guardia Costiera – Finchè c’è speranza di trovare ancora qualcuno in vita, continuiamo”. 

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