Per emanciparsi dall’incubo delle passioni: “Adesso faccio solo questo, all’epoca lo cantavo, dilettandomi in altre direzioni” volare non basta. Per i 67 anni di Franco Battiato, in ascesa velocissima da Milo, il trasporto aereo nazionale ha nutrito ieri rispetto relativo: “Tipica giornata di un paese al limite del sopportabile. Alitalia ha annullato la tratta mattutina tra Catania e Milano. Così mi sono imbarcato con un’altra compagnia, ma dopo un minuetto su pista durato un’ora, una voce ci ha imposto di scendere: “Problemi tecnici”. Il cielo ha qualche cosa di infernale, ma a terra, tra i pronipoti di sua maestà il denaro, Battiato ha ritrovato la leggerezza di ogni gravità permanente. “Ora sono in macchina, l’acustica somiglia a un vento di guerra, ma sono felice. Quando senti di ricevere dall’alto un aiuto esagerato, le miserie scivolano via come affluenti”. Tra poche settimane, con titolo in bilico tra la caverna neoplatonica e la Persia “Apriti sesamo”, Battiato proporrà un nuovo album, 10 canzoni. Nell’attesa chiuderà i tre giorni di festa del Fatto, domenica sera, a Marina di Pietrasanta, in concerto con l’arte che da 40 anni, traversando gli sguardi in cui si intravede l’infinito, non ha smesso di affinare. Un’esibizione. Una comunità. I re del mondo disprezzano i troni.

Ricorda il primo palco?
Anni ‘70, Parco Lambro, a Milano. Uno dei pochi posti in cui potevo cantare. Il pubblico era un branco di squali. Sentiva odore di affare ti massacrava.

Domenica sera non accadrà.
Sono contento di venire, ma non ho idea di chi incontrerò. Ormai non mi aspetto più niente. Mi sento in cammino. Un percorso di studio che fa di me un uomo diverso.

Migliore?
Credo di sì, non posso sostenere di essere completamente soddisfatto, né uguale a 10 anni fa. Mi sto evolvendo, cambiando gesti, umore e attitudine nei confronti di chi mi circonda.

Oggi Battiato non ha nemici?
Buddha parla dei tre veleni che opprimono l’uomo. L’attaccamento alle cose, l’ignoranza e l’avversione. Io non odio nessuno, al limite mi annoio. Sogno il dialogo con chi la pensa diversamente da me, a patto che ci si elevi, non rimanendo su una piattaforma circolare, dove alla fine, si torna sempre al punto di partenza.

Lei ha fatto molta strada.
Al princìpio sperimentavo. Erano anni terribili, i ’70. Dominava l’ideologia, bastava uno stemma della Coca-Cola per scatenare reazioni inconsulte.

Oggi?
Siamo all’apologia del marchio. Lo schema si è ribaltato.

Bertoncelli scrisse che lei era estremo, che la gente la rincorreva furibonda.
Balle, anche se capisco che raccontare la mia parabola colorandola d’assurdo, diverta. In realtà ho sempre avuto un mio pubblico, ma sul palco, planava una truppa eterogenea.

In che senso?
Usavo una radio a onde corte che poi sintonizzavo su un canale di musica classica. Filtravo il segnale nel mio sintetizzatore e capitò così che in un concerto strozzai artificialmente un soprano che cantava un’aria chiudendo progressivamente il volume del filtro.

E il pubblico?
Sapevo che non poteva apprezzare, ma reagivo all’omologazione . Non c’è nulla che mi interessi meno del pregiudizio altrui. Alla mia età, poi, non mi muove più neanche un capello. O mi vuoi così o me ne vado e forse, ti mando anche a fare in culo. (Ride)

Lo scontro era un’eventualità. De Gregori, al Palalido, rischiò grosso.
Ci passai anch’io. Diecimila persone, altrettanti fischi. Così, per reazione usai gli oscillatori dei miei sintetizzatori tra i 7.000 e i 10.000 hertz. Non si distinguevano più dissenso e parole. Yuri Camisasca era ammirato.

Quando toccò a Yuri?
Salì, si sedette come gli indiani. Non iniziò neanche.

La critica?
A Napoli accompagnai Toni Marcus. Una jam session violentissima, devastatoria. Loro erano figli dei fiori, io offrivo schegge musicali di pazzia pura. Sui giornali, non ebbero pietà: “Battiato ha rovinato completamente l’atmosfera di Marcus”.

Improvvisa, l’approvazione.
Mi mise in crisi. A San Giovanni Valdarno, assediato da 20.000 fan, tornai in albergo. Mi svegliai, c’era gente in camera. Il portiere aveva fatto entrare i curiosi per vedere “il mostro che dormiva”. Mi strappavano i vestiti di dosso, valutai il ritiro.

Poi?
Sviluppai una poetica diversa e il plebiscito si placò.

Vivere a un’altra velocità?
Non sei bravo perché vendi 25 milioni di dischi e il gusto è un fattore del tutto personale. Certi cantanti, poi, soprattutto se bellocci, sono giudicati per quel quid che abbiamo tra le gambe e non per l’arte.

Il sesso.
L’ordinaria uccisione di troppe donne dipende da una pulsione bestiale. Da un animale che pensa di essere proprietario dei genitali altrui. Ma come ti permetti, brutto cretino?

Fatti non foste a viver come bruti?
Ho messo il verso in una canzone del nuovo disco. I tempi della crisi sono duri. Quando i fiumi sono in piena gli stronzi vengono a galla. Per fortuna mi difendo. Ho pochi contatti con l’esterno, imparo da libri scritti migliaia di anni fa. Se analizziamo le cose, ci accorgiamo di una verità assoluta.

Quale Battiato?
Tutto è legato Alberi, sassi, fiumi, animali e naturalmente gli esseri umani. Come scrisse David Bohm: “Avevano ragione i mistici, non ce ne siamo mai accorti”.

Latita anche la Chiesa.
Prenda le esequie del Cardinal Martini. Ratzinger, in un momento simile, sarebbe dovuto andare a Milano a piedi.

Invece?
Ha evitato. Vedrò il film di Bellocchio. Non mi sono dimenticato di certe facce che parlavano di Eluana. Dicevano cose orribili

Lei si piace?
Mi auguro sempre di elevarmi. Di ascoltare un esempio alto, per potermi considerare cretino. E non un idiota per ritenermi intelligente. Sono in movimento. Rispetto a 10 minuti fa, sono già cambiato. Certo, poi l’umanità deve arrivare alla liberazione finale. All’immobilità.

Proprio tutti?
Anche quelli del Pdl.

da Il Fatto Quotidiano del 7 settembre 2012