Cinque storie, cinque voci in un coro di migliaia, che mettono in evidenza il sogno, la determinazione, le competenze, e che dicono, tutte, la stessa cosa: “si può fare”.

«Tutto è cominciato – o forse dovrei dire tutto è cambiato? – a partire da una email: quella che decisi di inviare al Premio Nobel Muhammad Yunus dopo aver letto un suo libro, “Un mondo senza povertà”. L’avevo comprato, scettico, all’aeroporto di Francoforte di ritorno da un’esperienza di volontariato in Pakistan, e con lo stesso scetticismo, credendo che mai sarebbe arrivata una risposta, avevo scritto al Professore», racconta Eugenio La Mesa, imprenditore italiano e appassionato blogger di Social Business.

«La mia convinzione è stata smentita dagli eventi. Il giorno dopo ricevo una risposta dal blackberry di Yunus e di lì a poco volo a Dhaka, in India, per valutare concretamente le possibilità di fare “innovazione sociale”».

«Con Cure Thalassemia – un’impresa che si occupa di curare la talassemia, anche fornendo assistenza medica in remoto attraverso il web – grazie alla lunga e rinomata esperienza del professor Lucarelli e dell’amico e dottore Pietro Sodani, sento di fare qualcosa di giusto – racconta La Mesa – anche se, come in tutti i campi, quello che più conta sono le competenze».

Anche Giampiero Giacomel, ne è profondamente convinto: «La molla è stata la volontà di essere utile; oggi non lo rimpiango affatto e rifarei la scelta, ma chi si mette su questa strada deve sapere che serve formarsi, e formarsi bene. ». Dopo aver studiato fundrasing in Italia aver lasciato il lavoro di consulente legale in una Banca ora vive e lavora a Londra in una Charity.

Paolo Pastore è dal 1991 direttore operativo del Consorzio per il Commercio Equo e Solidale Fairtrade Italia, che promuove l’adozione degli standards e del marchio di garanzia (a tutela di un valore di circa 4,4 miliardi di euro di produzione garantite Fairtrade.

Con un passato da manager nella grande distribuzione, si deve a lui se il commercio Equo è oggi nei supermercati « Mi ha appassionato l’ idea di un mercato che propone una globalizzazione economica positiva per produttori, aziende e consumatori».

«Ho partecipato alla fase fondativa di Fairtrade Italia, costruendo una struttura di successo, giovane e con grandi professionalità (età media 35 anni, 80% donne con laurea e master, siamo in 9 persone a “coprire” il settore italiano), che può interloquire anche ad alto livello con le aziende sia profit che non profit a livello nazionale», afferma Pastore.

Cosa consiglierebbe ad un giovane? 

Di guardare fuori e aprire “gli orizzonti”, come ha sperimentato lui in prima persona.

«Sperimentare è importantissimo. Ad esempio abbiamo acquisito nel nostro team una ragazza  under 30 che ha fatto due anni di esperienza tra Bruxelles e Bonn anche nella nostra struttura internazionale. Un giovane di 26 anni, che ha trascorso alcuni mesi con noi, ora sarà per sei mesi presso Greenpeace International ad Amsterdam. Unire lo studio delle lingue (inglese, tedesco, spagnolo in primis ) ad allargare lo sguardo al mondo sempre più globale, anche nel non profit, può dare i suoi frutti».

Più che ai successi Gianbattista Martinelli, direttore generale della Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus, (circa 400 milioni di euro e di fatturato e oltre5000 dipendenti), un passato in multinazionali prima e in aziende chimiche poi, guarda ai risultati: «Il primo e importante è stato la creazione di quel valore che è la sintesi di solidarietà, innovazione e managerialità. Nel 2009 abbiamo definito un piano strategico, industriale ed economico-finanziario che ci ha permesso di ottenere dalla Banca Europea degli Investimenti 120 milioni di euro come cofinanziamento (la Fondazione ce ne ha messi altrettanti) per un corposo piano di sviluppo delle nostre attività. Ci siamo riorganizzati e fino ad oggi abbiamo retto all’impatto della crisi finanziaria» dice Martinelli.

«Direi che in tutti, soprattutto nei ruoli a contatto con i nostri pazienti – continua Martinelli – abbiamo registrato una “vocazione alla solidarietà ed al servizio delle persone fragili”. Questa è la nostra idea di carriera su cui poi innestare le relative e crescenti responsabilità tipiche di un’organizzazione grande e complessa.

Elena Palcich, Responsabile Progettazione presso l’Associazione di Volontariato Peter Pan Onlus dopo una lunga esperienza alla Procter & Gamble, fa un bilancio e crede che le carte vincenti per entrare nel settore siano pochema indispensabili:

«Molta determinazione per superare le inevitabili difficoltà , avere un approccio professionale al lavoro (studiare, leggere, aggiornarsi continuamente), passione (cercare la mission che più si sente “vicina”), avere un sogno ma stare con i piedi ben piantati per terra» conclude.  

Passione, determinazione, volontà di mettersi in gioco, formazione qualificata, con un occhio, però, all’internazionalizzazione, come testimoniato da Paolo Pastore e Giampiero Giacomel

Per inciso: nessuno di costoro, nè di altre decine di migliaia, di ‘sognatori’ è entrato per ‘raccomandazione’.

Coraggio!