Il particolare attivismo del Presidente della Repubblica sulla legge elettorale. Visto che la manfrina fra i partiti maggiori dura troppo a lungo, forse  nella illusione che il porcellum dia a tutti maggiori garanzie, se non altro in termini di controllo sugli eletti, il Quirinale si dà da fare per eliminarlo, sia per la sua obiettiva indecenza sia per favorire una Grande Coalizione affidata a Mario Monti, secondo gli auspici della Ue e disinnescare il rischio Grillo.

 S’ode a destra il ruggito d’un grillo

Appare inquieto il nostro Presidente,
e lo sta dimostrando a tutte l’ore,
poiché i partiti non combinan niente
su una question che molto gli sta a cuore:

il varo di una legge elettorale
che abolisca la lurida porcata
ponzata con cervello demenziale
da Calderoli per Crapapelata.

Fra un monito informale ed una nota,
fra un invito rivolto al Parlamento
e l’uso di bastone e di carota,
il Presidente insiste con l’intento

di suggerir finanche la ricetta.
A tutti appare chiaro il grande cruccio
di trovare un sistema che permetta
di mettere i partiti in un cantuccio

e, facendosi scudo della Ue,
l’eredità lasciare agli italiani
di Monti, il tecnico, come premier.
In spregio dei politici nostrani

i quali han fatto, ahimè, proprio di tutto
per tenere lontano l’elettore
nella gara fra chi è più farabutto,
più ladro, più lacché, più malfattore.

Col Pdl che fra un po’ deflagra
in milion di minuscoli frammenti
per timore che torni il Sor Viagra.
Con il Pd dei soliti perdenti

che vorrebbe sposar Pierferdinando,
con Vendola che fa da testimone,
mentre Casini via gli sta sgusciando
per fare il Grande Centro, un carrozzone

sul quale far salire i gran cervelli
di Montezemolo e Marcegaglia,
di Gianfranco, di Passera e Rutelli.
Nessuno vincerà nella battaglia

con grande gioia di Napolitano
che sogna sol la Grande Coalizione
sotto la direzion del bocconiano.
Ma sul progetto incombe l’ossessione

di Grillo, autor del boom giammai sentito.
Se col porcellum arrivasse primo,
grazie al premio dovrebbe il senza udito
chiamare al Quirinale il pantomimo

e nominarlo capo del governo.
Tale è il terrore di Napolitano
che possa realizzarsi questo inferno,
che la Costituzione prende in mano

e la fa a pezzi come fosse niente.
Poi fa la legge per fregare Grillo,
vi appone la sua firma e, sorridente,
con Clio va a nanna, molto più tranquillo.