Tampa – Famiglia, economia, valori. La prima giornata della convention repubblicana di Tampa ha fissato principi e immagine con cui Mitt Romney si batterà per conquistare la Casa Bianca. L’ex governatore del Massachusetts è stato ufficialmente designato candidato del partito repubblicano dai 4400 delegati (anche se non sono mancate proteste e contestazioni, al momento del voto, da parte dei delegati di Ron Paul, che hanno contestato le nuove regole adottate dal partito per controllare la selezione dei delegati). Subito dopo è iniziata la sfilata di deputati, governatori, semplici cittadini che hanno esaltato virtù imprenditoriali, visione, integrità del loro candidato. Ma la giornata è stata dominata soprattutto da tre figure, che in modi diversi hanno segnalato la direzione futura della campagna repubblicana per conquistare la Casa Bianca. 

Ann Romney – “Non voglio parlare di politica. Voglio parlare di amore”, ha detto dal podio della Convention Ann, la moglie di Romney. A lei è toccato raccontare il privato del candidato, l’uomo che ha conosciuto a un ballo, 45 anni fa, e con il quale ha condiviso “figli da educare, difficoltà economiche, gioie e dolori”. Ad Ann Romney, una donna con una vicenda personale particolarmente sofferta (le è stata diagnosticata la sclerosi multipla ed è stata operata per un tumore al seno), la campagna repubblicana affida molte delle speranze di umanizzare il candidato, offrendogli quello che sinora è mancato: un tono più caldo, sofferto, partecipato; un punto di contatto con la vita di altri milioni di americani. “Fidatevi di Mitt. Non vi deluderà”, ha detto Ann Romney. Non si tratta del resto soltanto di contrastare le accuse dei democratici, che da mesi dipingono Romney come un businessman senza scrupoli, con i soldi alle Cayman e nelle banche svizzere, pronto a distruggere posti di lavoro a Bain Capital pur di accrescere la sua fortuna. Il problema è che Romney manca di una “storia” che possa appassionare gli elettori. E’ figlio del chairman di General Motors, poi diventato governatore del Michigan. Ha vissuto una vita di agio e privilegio. E’ partito per la Francia, a diffondere il verbo dei mormoni, quando i suoi coetanei andavano in Vietnam. E’ stato un uomo d’affari di moderato successo e un moderato governatore del Massachusetts.

Non c’è insomma nulla, nella sua storia, che possa davvero scatenare l’immaginazione degli elettori, niente che possa essere lontanamente paragonato alla vicenda umana del figlio nero di una “single mother” che va a Harvard e si candida alla presidenza degli Stati Uniti. Nelle ultime settimane la campagna di Romney ha capito che questo è il vero lato debole del candidato, quello su cui nelle prossime settimane si dovrà più lavorare (lo hanno notato, ieri, repubblicani autorevoli come Karl Rove e l’ex-governatore del Mississippi, Haley Barbour, che hanno lamentato il ritardo degli strateghi di Romney nell’aggiustare l’immagine del candidato). Secondo un sondaggio Washington Post/ABC News, 49 americani su cento hanno un’immagine “sfavorevole” di Romney. Solo 40 lo percepiscono “positivamente”. Ann dovrà servire a ribaltare questi numeri, a dare al candidato repubblicano la profondità di vita che sinora gli è mancata. 

Chris Christie – Al vulcanico governatore del New Jersey, conosciuto sinora sulla scena politica nazionale soprattutto per un lungo braccio di ferro con i sindacati degli insegnanti e per la probabile candidatura alla presidenza nel 2016, è toccato chiudere la serata con il keynote speech, il discorso programmatico della Convention. Christie ha parlato di “scelte difficili” per il Paese, della necessità di “dire la verità” agli americani sulla gravità della situazione economica. Alternando accenti preoccupati per la “mancanza di guida nel Paese”, orgoglio per una nazione “creata dagli uomini comuni”, certezza per il prossimo “secolo americano”, il governatore del New Jersey ha delineato la filosofia politica che guiderà la campagna di Romney: tagli alle tasse, riduzione della spesa sociale, rilancio dell’iniziativa privata, revisione dei programmi pensionistici e sanitari, minori spazi per la contrattazione sociale. Il discorso di Christie ha entusiasmato il pubblico di Tampa e segnalato alcuni degli argomenti polemici che la campagna repubblicana utilizzerà contro Obama: l’assenza di leadership, la mancanza di “sincerità” verso gli americani, la gestione dissennata della spesa pubblica. 

Bob McDonnell – Il terzo protagonista della giornata d’esordio della Convention ha svolto un ruolo molto più defilato, ma non per questo meno importante. Bob McDonnell, l’ex-governatore della Virginia, è tra gli uomini più vicini a Romney, in predicato di entrare nella sua eventuale amministrazione, probabilmente come segretario ai Trasporti o all’Educazione. Ma McDonnell è stato in queste settimane l’uomo a capo della Commissione che ha redatto la piattaforma del partito, approvata definitivamente ieri. “La piattaforma più conservatrice della storia repubblicana”, è stato detto, che manda definitivamente in soffitta il vecchio partito repubblicano – moderato sui valori, fiscalmente conservatore, promotore di una forte difesa nazionale – per farne una coalizione guidata da religione e sfiducia verso il governo centrale. McDonnell è del resto noto per la sua storia di conservatore convinto, “duro e puro”. Nella sua tesi di laurea alla Regent University scrisse che femministe e donne lavoratrici “vanno a detrimento della famiglia” e auspicò politiche a favore del matrimonio tradizionale contro “conviventi, omosessuali e fornicatori”.

Da governatore della Virginia, McDonnell ha messo in atto alcune delle idee di gioventù. Ha votato contro una misura per mettere fine alle discriminazioni salariali tra uomini e donne. Ha imposto un esame agli ultrasuoni per le donne che vogliono abortire. Come chairman della Commissione che ha scritto la piattaforma del partito, McDonnell ha garantito l’ortodossia conservatrice: opposizione all’aborto, anche nel caso di “incesto, stupro o pericolo di vita per le donne”; definizione del matrimonio come “unione esclusiva tra un uomo e una donna”; cancellazione dei fondi federali per le università che ammettono i figli degli immigrati illegali; maggioranza di due terzi al Congresso per votare leggi che impongono nuove tasse. McDonnell ha insomma garantito a Romney quella copertura a destra di cui l’ex-governatore del Massachusetts ha bisogno per consolidare il voto dei conservatori. Anche se ieri sera non ha parlato, la sua presenza politica ha aleggiato su tutto il corso della Convention.