Ricevo e pubblico volentieri la replica al mio ultimo post di Eleni Vassilika, direttore del Museo Egizio di Torino, preceduta da una mia breve controreplica.

Il buon dio si nasconde nel dettaglio, e quando la dottoressa Vassilika scrive che quella che lei stessa definisce onestamente «privatizzazione» «colpisce» la gestione del Museo Egizio non resta che prenderla sul serio. Per aver colpito, in effetti ha colpito: nel maggio 2005 il Consiglio scientifico apprese dai giornali la nomina del direttore decisa dal Consiglio d’Amministrazione (chiunque può leggere online l’articolo di Salvatore SettisChe confusione al Museo Egizio, «Repubblica», 18 gennaio 2006). Ho parlato di giurisdizioni diverse e di conferimento in uso: e la direttrice conferma puntualmente ciò che ho scritto, e cioè che una fondazione di diritto privato produce un utile annuo ‘usando’, come un’azienda, un patrimonio pubblico, che presto le sarà totalmente conferito. Se questo è un modello virtuoso, cambiamo l’articolo 9 della Costituzione: «la Repubblica privatizza il patrimonio storico e artistico della Nazione». E buonanotte.
Tomaso Montanari 

Gentile dott. Montanari,

capisco che il termine “privatizzazione” associata a una collezione d’arte statale le suoni piuttosto sgradevole e che forse per questo voglia utilizzare qualsiasi argomento a sua disposizione contro la privatizzazione della Pinacoteca di Brera. Tuttavia, facendo riferimento alla privatizzazione del Museo Egizio di Torino, si è dato da solo “la zappa sui piedi”, facendo numerosi errori e insultando allo stesso tempo diverse persone.

La privatizzazione colpisce la gestione e NON la proprietà delle collezioni di Torino, quindi ha commesso un grave errore scrivendo che esse sono state “devolute”: le collezioni sono gestite dalla Fondazione, ma restano comunque proprietà dello Stato. La Fondazione pertanto gestisce e valorizza i beni statali, mentre lo Stato continua a esercitare su di essi la tutela.

I “complessi archeologici” non sono stati spezzati. Lo Stato sta inventariando i magazzini restanti che saranno successivamente conferiti alla Fondazione. La Fondazione infatti non può forzare lo Stato ad accelerare i propri processi.

Nel corso dell’anno 2006, il primo anno di privatizzazione della gestione del Museo, il numero dei visitatori è più che raddoppiato (530.000). Quest’anno il museo ha raggiunto la 7° posizione tra i musei più visitati in Italia (577.042 nel 2011) ed è stato valutato come il 5° museo più dinamico. Nonostante più del 50% dei visitatori di questo museo non paghi il biglietto d’entrata (la tariffa è imposta dallo Stato), siamo riusciti a creare delle entrate grazie a un’ampia offerta di attività educative (€737.644 nel 2011) e attraverso le notevoli vendite avute nel Museum Shop (con un tornaconto di € 1,4 milioni, +5% a tutto il 2010). 

La quota fissa annuale che riceviamo come sovvenzione (non dallo Stato, ma da Comune e Provincia di Torino, Regione Piemonte e due Fondazioni bancarie) ammonta in totale a soli €600.000 annui: pertanto le entrate combinate generate dal Museo stesso nello scorso anno hanno coperto più dell’80% del budget ordinario dello stesso anno (€2.800.000).

Per quanto concerne il precedente personale scientifico, i ministeriali che ne facevano parte hanno optato per la sicurezza dell’impiego statale rinunciando quindi a diventare dipendenti della Fondazione. Mi sembra inoltre che lei non sia al corrente della qualità, del calibro e della dedizione dell’attuale staff che ha rimpiazzato quello ministeriale! E non è nemmeno al corrente della qualità delle ricerche in corso e della misura in cui il museo ha reso accessibili le collezioni agli studiosi e al pubblico in generale. 

Il Presidente è il legale rappresentante della Fondazione, mentre il Direttore detiene la gestione operativa del Museo. Il Consiglio di Amministrazione pubblicò a suo tempo un bando di gara pubblico e internazionale per la carica di Direttore, si consultò a lungo (includendo membri del Comitato Scientifico) e in seguito a un processo di colloqui, individuò un candidato internazionale con notevoli esperienze.

La invito a venire a Torino (non è poi così distante da Milano) per vedere di persona a cosa sta puntando il Museo Egizio e i risultati già raggiunti, in modo che lei possa riconsiderare le sue generalizzazioni inappropriate.

E’ vero che i cambiamenti istituzionali sono difficili da mettere in atto, ma l’inerzia non è una soluzione.

Eleni Vassilika 
BA, MA, PhD, MA Cantab.
Direttore Museo Egizio di Torino