Amburgo, Francoforte, Stoccarda, Monaco, Berlino: non c’è città tedesca dove i lavori stradali manchino di sconvolgere la circolazione, dissuadendo ulteriormente le automobili dall’entrare nei centri storici. I sindaci non hanno esitato a costruire parcheggi sotterranei ovunque, anche nelle piazze principali, e a rendere la vita così difficile ai veicoli a quattro ruote che tutti girano in bicicletta, o prendono gli efficienti tram senza protestare.

Ma ora il denaro a costo zero ha moltiplicato le energie del governo Merkel e dei Länder: ci sono lavori pubblici sia nelle città che sulle autostrade, dove si rischiano incolonnamenti non per i ritorni dalle vacanze  ma per la circolazione su una sola corsia dove i pianificatori hanno deciso di ristrutturare, ampliare, migliorare. In maggio, il settore delle costruzioni ha registrato un aumento dell’attività del 12% rispetto allo stesso mese nel 2011.

Il motivo di questa frenetica attività è semplice: la fuga di capitali dai paesi mediterranei ha fatto affluire qui centinaia di miliardi di euro, investiti in depositi o titoli di Stato che danno un rendimento pari a zero, quando non addirittura negativo. Le banche tedesche , nel solo primo trimestre del 2012, hanno registrato 363 miliardi di nuovi depositi. Chi porta soldi in Germania, invece di ottenere degli interessi sta di fatto pagando una piccola commissione al governo di Berlino perché tenga al sicuro i suoi soldi, scommettendo che prima o poi nasca un “Euro del Nord”  rivalutato del 10 o del 20% rispetto al valore attuale della moneta unica.

Come ha ben analizzato Il Sole 24 ore del 12 agosto, c’è una “rinazionalizzazione” dei sistemi bancari dei paesi europei, con il risultato che in Italia è sempre più difficile e costoso ottenere un mutuo, mentre la Germania dispone di centinaia di miliardi a tasso zero. Questo spiega perché, dopo un decennio di stagnazione, c’è un miniboom delle costruzioni e degli investimenti  Oltralpe: questa massiccia iniezione di denaro facile ovviamente stimola l’attività economica tanto quanto il denaro al 7% o all’8% la deprime nei paesi mediterranei. Se i risultati nelle statistiche ancora non si vedono è perché le esportazioni (che contribuiscono per il 33% al prodotto interno lordo e sono la spina dorsale dell’economia tedesca) vanno mediocremente: gli altri paesi europei stanno tirando la cinghia e non importano le meraviglie dell’industria tedesca quanto potrebbero se la situazione tornasse alla normalità (ma l’indebolimento dell’euro rispetto al dollaro compensa le minori esportazioni in Europa).

Per il momento, quindi, gli incontri al vertice  di questa settimana servono solo come spettacolo. Il governo di Angela Merkel ha tutto l’interesse a che la situazione continui così: con la Grecia né dentro né fuori della moneta unica, con l’Italia e la Spagna strangolate dalla recessione e dalla fuga di capitali che finanziano la ripresa tedesca. Un girone infernale per le economie mediterranee, una situazione ideale per la Germania.