Quanto vuole spendere l’Ilva per l’ambiente di Taranto? ‘Appena’ 146 milioni. Parola del presidente dello stabilimento siderurgico, Bruno Ferrante, dopo il vertice di stamattina in prefettura a Taranto, al quale hanno preso parte i ministri Clini e Passera oltre che al governatore della Puglia Nichi Vendola. “Abbiamo già impegnato e finanziato 90 milioni di euro e abbiamo in animo di finanziarne a breve altri 56: per un totale di 146 milioni che l’Ilva mette per l’ambiente” ha detto Bruno Ferrante incontrando i giornalisti. Successivamente, il dirigente del gruppo Riva ha sottolineato che l’Ilva ha accolto “con favore l’iniziativa del ministro Clini di aprire subito un tavolo per la nuova procedura Aia”. La prima riunione del tavolo per definire la nuova Autorizzazione integrata ambientale, ha aggiunto Ferrante, si terrà già lunedì a Roma. “C’è l’impegno a velocizzare al massimo le procedure”. Sulla questione dei fondi stanziati per bonificare gli impianti, il presidente ha sottolineato che “non si può chiedere a un’azienda di investire se poi si preclude la possibilità di futuro”.

Ferrante, poi, ha illustrato i particolari dello stanziamento.  “Noi oggi abbiamo portato due documenti che abbiamo consegnato ai ministri e a tutti i partecipanti al tavolo per dire cosa l’Ilva ha fatto, sta facendo e farà”. In particolare, secondo il presidente del siderurgico di Taranto, si tratta di investimenti – dall’inizio della gestione del siderurgico da parte del gruppo Riva – di circa “1 miliardo e 100 milioni effettuati per l’ambiente”. Nell’altro documento, invece, si parla degli investimenti in corso dei quali “90 milioni già impegnati e finanziati. L’azienda ha intenzione di finanziare altri 56 milioni per un totale di 146 milioni per l’ambiente. In parte queste risorse danno attuazione all’Aia 2011, in parte all’accordo con la Regione di pochi giorni fa e in parte iniziative autonome”.

Video di Luigi Piepoli

Ferrante: “Stiamo continuando a produrre”
L’Ilva, anche in questi giorni, sta continuando a produrre. Ma lo sta facendo “al minimo”. Questo, ha spiegato il presidente Ferrante, “non per l’autorità giudiziaria ma perchè il mercato ci richiede quella quantità di prodotto”. Per quanto riguarda il profitto, invece, il presidente ha sottolineato che “l’Ilva non ha mai distribuito dividendi tra i soci ma ha investito per l’efficienza e l’ambiente”. In tal senso, ha aggiunto, “in totale l’Ilva ha investito 4 miliardi e mezzo di cui 1 miliardo e 100 milioni per l’ambiente. Al governo abbiamo chiesto certezza e chiarezza normativa e prospettiva – ha detto Ferrante – Questi sono i presupposti affinchè l’azienda continui ad investire su Taranto. Ogni imprenditore ha bisogno di pensare al futuro”.

Vendola: “Governo non solleverà conflitto d’attribuzione alla Consulta. Ma deve fare di più”
“Il Governo ha dismesso l’intenzione di proseguire lungo la strada del conflitto di attribuzione con la magistratura: mi sembra questa una prova di saggezza. Ora deve investire di più”. Lo ha detto il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola parlando con i giornalisti al termine dell’incontro con i ministri Clini e Passera sulla vicenda Ilva. “La novità di oggi – ha sottolineato il governatore pugliese – è l’indicazione del termine di chiusura dell’Autorizzazione integrata ambientale che verrà chiusa entro il 30 settembre, secondo l’impegno del ministro”. La speranza di Vendola, ora, è che il governo possa fare “uno sforzo supplementare” mettendo “in campo più risorse” per il recupero e la bonifica dell’area dell’Ilva di Taranto.  Per quanto riguarda l’Ilva, invece, Vendola ha detto che “non deve esorcizzare la magistratura ma deve esorcizzare l’inquinamento, deve dare delle risposte alle iniziative e alle parole del gip Todisco”.

Ministro Passera: “No a decisioni irrimediabili. Ma i soldi non basteranno”
”Auspichiamo che non vengano prese decisioni che siano irrimediabili nelle loro conseguenze”: è quanto detto al termine di un vertice sull’Ilva dal ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, secondo cui “la collaborazione con la magistratura è e sarà totale”. La decisione irrimediabile, a cui fa riferimento Passera, è quella dello spegnimento dell’impianto, disposto dal gip Patrizia Todisco. Passera poi definisce quella di oggi una “tappa importante” e sottolinea che “il governo nel suo insieme si sente impegnato”. “Oggi c’è stato chiaro e forte il consenso su una questione di fondo – ha aggiunto – non ci può essere una scelta tra la salute e il lavoro. Proviamo a vedere che da una crisi molto pesante” come quella dell’Ilva “possa venire un’opportunità di sviluppo anche per l’ambiente: abbiamo percepito la volontà che questa crisi non sia definitiva ma diventi un’opportunità”. L’ex ad di Intesa Sanpaolo, poi, ha specificato che i soldi stanziati non basteranno a  risolvere i problemi ambientali del capoluogo ionico, per il cui superamento, a sentire Passera, il governo dovrà cercare di accedere a fondi europei. 

“Si convinca la magistratura ad aiutare il processo di ammodernamento dell’Ilva in modo tale che l’azienda sia totalmente in linea con le regole, ma che questo non porti alla chiusura dello stabilimento” ha aggiunto Passera. “In una fase così iniziale della procedura giudiziaria sarebbe per noi sbagliato che venissero prese delle decisioni, quelle sì irreversibili, che potrebbero causare un danno non più recuperabile – ha continuato – Se questo si evita e poi lavorando tutti sull’Aia e facendo riconoscere il lavoro che sarà fatto a livello di Aia, anche la magistratura potrà prendere meglio le sue decisioni sul futuro – ha aggiunto – poi, sul passato è un altro discorso”.

Ministro Clini: “Entro settembre nuova Aia”
Parla di una ”reazione positiva dell’Ilva” il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. E nel corso della conferenza stampa, al termine del vertice che si è svolto oggi a Taranto, spiega anche che la nuova Aia – che sarà rilasciata entro la fine di settembre – “recepisce le prescrizioni del gip fatta eccezione di quelle sulla fermata degli impianti”. Non solo. Clini ha sottolineato che recepisce anche le “disposizioni Ue in merito alle tecnologie, le indicazioni della Regione Puglia e tiene conto delle decisioni del Tar in merito alla prima Aia 2011”. “Tutte le prescrizioni del gip, tranne la fermata degli impianti, sono contenute nella procedura di riapertura Aia (Autorizzazione integrata ambientale ndr) in corso” ha spiegato il ministro dell’Ambiente, il quale ha annunciato che la decisione di riaprire Aia è stata presa “con il consenso di Ilva, un fatto nuovo per un’azienda italiana”. La procedura è stata riaperta in anticipo rispetto alla data naturale del 2013.

Il ministro ha detto di aver già “preso atto della decisione spontanea e non richiesta di alcuni membri (della commissione che ha stilato l’Aia 2011, ndr) di mettere a disposizione il loro mandato”. Clini ha fatto probabilmente riferimento ad uno dei componenti della Commissione, Ticali, che compare proprio nelle intercettazioni sull’inchiesta Ilva bis. E comunque, spiega ancora Clini, la Commissione che si occuperà della nuova Aia non è uguale a quella che si occupò dell’Aia 2011.

Clini dice di aver letto sui giornali le intercettazioni che “metterebbero in evidenza un cointeresse tra alcuni componenti della Commissione (che ha stilato l’Aia 2011, ndr) e l’Ilva”. “Su questo ho chiesto immediatamente spiegazioni – dice Clini – la direzione competente mi sta preparando un rapporto. In ogni caso l’impegno che io ho chiesto è di lavorare nei prossimi 40 giorni intensamente richiede risorse aggiuntive e competenze aggiuntive che vengono dall’Istituto superiore per la ricerca ambientale, e da un’integrazione dei gruppi istruttori che devono occuparsi dell’autorizzazione”.

La manifestazione del Comitato cittadini liberi e pensanti
Un migliaio di persone, forse anche di più, in prevalenza giovani, ha partecipato in piazza Immacolata nel centro di Taranto, alla manifestazione di alcuni gruppi di ambientalisti. Molti hanno indossato la maglietta verde del Comitato cittadino liberi e pensanti, sul palco sono intervenuti diversi esponenti ambientalisti locali e più volte è stato scandito il nome del gip Patrizia Todisco che ha emesso il provvedimento di sequestro di alcuni impianti dell’Ilva. Fischi, invece, per il ministro Clini e minuto di silenzio per le vittime dell’inquinamento ambientale.

La piazza si è progressivamente riempita ed uno dei rappresentanti del comitato, Massimo Battista, ha detto che “non ci sentiamo più rappresentati dai politici e dai sindacalisti per questo abbiamo deciso di costituire questo comitato. Siamo stanchi da essere rappresentati da chi ieri era al servizio dell’Ilva pubblica e oggi di quella privata. Tra di noi non ci sono leader ma siamo tutti liberi e pensanti. Non si decida più nelle segrete stanze – ha aggiunto – questo non lo possiamo e non lo dobbiamo permettere”. Tra i manifestanti sembra esserci più un clima di festa che di tensione. Al ritmo di ‘Nun te reggae piu’ di Rino Gaetano, in piazza applausi e slogan come ‘Taranto libera’. Fischi e urla di disapprovazione, invece, per il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che secondo la piazza è colpevole di aver mal gestito negli anni la vicenda dell’inquinamento prodotto dall’Ilva. Più volte dal palco i manifestati hanno precisato che non rappresentano alcun partito e che l’assemblea è assolutamente apartitica.

Il corteo non autorizzato
Dopo la manifestazione in piazza Immacolata, un corteo simbolico di circa duemila persone ha imboccato la centralissima via D’Aquino nonostante il divieto della questura e in concomitanza con l’inizio del vertice in prefettura con i ministri per dirigersi verso la zona rossa. Il corteo, che si è diretto vicina piazza della Vittoria, è pacifico. I manifestanti intonano il loro slogan ‘Taranto libera’, assieme a ‘Riva boia’ e a ‘Noi vogliamo vivere’ e ‘Non siamo dei burattini’. Applausi sono rivolti al gip Patrizia Todisco e alle vittime dell’Ilva. All’altezza di via Giovinazzi è presente un cordone di poliziotti e di militari della Guardia di Finanza in assetto antisommossa, poiché ieri il questore ha vietato cortei per la città e qualsiasi presidio e manifestazioni intorno al palazzo del governo: il corteo è arrivato qui e si è fermato. Per il momento non ci sono stati scontri e i manifestanti stanno decidendo se tornare indietro o provare a continuare verso la zona rossa. La manifestazione è organizzata dal comitato di cittadini liberi e pensanti e ad essa hanno aderito altre associazioni ambientaliste che si battono da anni contro l’inquinamento. ‘Stop all’inquinamento’ è scritto su alcune magliette indossate dai manifestanti. “Il corteo partito da piazza Immacolata a Taranto è stato concordato con la questura” ha spiegato Lunetta Franco, presidente del circolo Legambiente Taranto, citando fonti di polizia.

Nel primo pomeriggio i manifestanti hanno lasciato a piccoli gruppi piazza della Vittoria per tornare nella vicina piazza Immacolata, dove era cominciata stamani l’assemblea pubblica. Qui sono ricominciati gli interventi dei cittadini ai quali assistono circa 200 persone. I comizi – dicono dal Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti – andranno avanti ad oltranza. 

Lo sciopero dei lavoratori
Anche stamani, inoltre, sono state proclamate due ore di sciopero da Fim Cisl e Uilm all’Ilva di Taranto. Alcune centinaia di lavoratori hanno bloccato la statale Appia per Bari e la 106 per Reggio Calabria. Come è avvenuto nei giorni scorsi la protesta, cui non ha aderito la Fiom Cgil ritenendola di fatto contro i magistrati, è durata un paio di ore. “Una grande partecipazione di lavoratori che stanno tenendo assemblee in tutte le strade che portano allo stabilimento dell’Ilva. In pratica, la fabbrica si è svuotata e l’adesione allo sciopero di oggi è stata pressochè totale. Un buon segno di sensibilizzazione pubblica in vista dell’incontro che le delegazioni sindacali avranno alle 15 in Prefettura coi ministri Passera e Clini”. Così Rocco Palombella, segretario generale della Uilm, racconta il clima che caratterizza la città di Taranto e lo stabilimento siderurgico del capoluogo ionico. Al di là di come andrà l’incontro con la delegazione ministeriale, sottolinea il leader della Uilm, “si percepisce una precisa sensazione di fiducia sulla prospettiva produttiva del sito siderurgico. La salvaguardia dei livelli occupazionali, la bonifica delle strutture e del territorio circostante, insomma il risanamento e la produzione, sono temi conciliabili e al centro dell’attenzione delle istituzioni locali, nazionali ed europee. Abbiamo ragione di ritenere che gli impianti rimarranno in funzione e che la fabbrica volgerà sempre di più al rispetto dell’innovazione ecocompatibile”.

Il vertice con Clini e Passera
”Oggi lavoriamo, poi alla finerendiamo conto”. Queste le pochissime battute del ministro dello Sviluppo, Corrado Passera, appena giunto nella sede della Prefettura di Taranto dove alla presenza del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, si sta svolgendo un vertice sulla questione Ilva. Ad attendere i ministri, tra gli altri, il presidente della Regione, Nichi Vendola, il presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido. In programma incontri con le autorità locali nonchè con rappresentanti delle organizzazioni sindacali e del mondo della chiesa. Al centro il futuro dell’Ilva e del risanamento ambientale della città. Il tutto dopo che, da fine luglio, sei reparti a caldo del siderurgico, il cuore dell’acciaieria più grande d’Europa, sono sotto sequestro per disastro ambientale doloso.

Il presidente dell’Ilva: “Prevarrà il buon senso”
”E’ una vicenda molto complessa, articolata, che vede diversi soggetti in campo, però credo che alla fine il buon senso e la ragione dovranno prevalere”: parola del presidente dell’Ilva, Bruno Ferrante, a margine del vertice in corso a Taranto. Ferrante si augura che “vengano trovate soluzioni per Taranto, i lavoratori di Taranto e anche per l’Ilva. A chi gli ha chiesto in merito all’impegno economico che l’Ilva è pronta a sostenere per il risanamento ambientale, Ferrante ha risposto: “Ne parlerò dopo l’incontro con i ministri”. Convinto, invece, su un punto: la possibilità di coniugare la salute e il lavoro. “Il lavoro, la salute, l’ambiente e l’impresa, devono essere coniugabili – ha detto Ferrante – guai se così non fosse”.