Sale sul palco con una grande foto del figlio di tre anni malato di tumore al cervello per dire che l’inquinamento industriale non deve più uccidere i bambini di Taranto. Il gesto di Mauro, militare tarantino 34enne, che da tre anni vive a Firenze per curare il suo bambino, emoziona le oltre 2mila persone raccolte in piazza Immacolata a Taranto dove si tiene l’assemblea in favore della magistratura che ha sequestrato i reparti a caldo dell’Ilva.

La foto del figlio, Lorenzo, magrissimo, ritratto con la testa bendata su un letto di un reparto di terapia intensiva con la mamma che lo coccola, coinvolge davvero tutti. Arriva subito al cuore e fa quasi piangere anche gli operai dell’Ilva che abbracciano il giovane padre che ha avuto il coraggio di mostrare a tutti il ritratto-choc del figlio e di raccontare la sua storia. “Lorenzo – sospira Mauro, militare di Marina – ha un tumore al cervello dalla nascita e ha perso la vista. Io spero che continui a vivere e sono qui perchè condivido la protesta della gente. Voglio però anche dire che i bambini della città devono poter vivere serenamente e in salute: bisogna fermare questo massacro”. Sul cartello nel quale espone la foto di Lorenzo, ha scritto: “Mio figlio, 3 anni, cancro. A quanti ancora?!”.

“All’epoca del concepimento e della nascita – sottolinea – mia moglie lavorava al rione Tamburi (il più vicino all’Ilva, ndr), anche se nessuno potrà mai dire che ci sia un nesso di causalità tra emissioni inquinanti e malattia”. Mauro dice che la situazione prodotta dall’inquinamento industriale a Taranto è insostenibile e che anche se il figlio dovesse guarire non tornerà più a vivere nella sua città, dove si trovano tutti i suoi parenti e dove in questi giorni è in vacanza. Ha un figlio di quattro anni e mezzo che vuole proteggere. Mentre racconta la sua storia il piccolo Lorenzo è a Bari: sta facendo la chemioterapia per poter continuare a lottare contro il cancro.

Dopo Mauro sale sul palco una donna che racconta la storia del marito morto di tumore, subito dopo parla un medico, il pediatra di base Grazia Parisi che cura anche i bambini del rione Tamburi, il più vicino all’Ilva. “Avrei voluto partecipare a questa assemblea – dice la dottoressa Parisi – con tante fascette nere legate al braccio per quanti sono i bambini che ho visto morire”. Tra gli applausi della folla ricorda che qualche tempo fa il sindaco firmò un’ordinanza con la quale vietò ai bambini dei Tamburi di giocare tra le aiuole e li invitò a calpestare solo le zone pavimentate. “Invitarono noi pediatri di base – sottolinea – a dire alle mamme che dopo il gioco all’aria aperta i bimbi dovevano essere lavati”. “Quell’ordinanza – denuncia – è stata revocata senza che la situazione fosse davvero cambiata”. “Tutti – conclude sopraffatta dall’emozione – dovremmo legarci una fascetta nera ad un braccio per ogni caro che abbiamo perso”.

A poca distanza la ascolta Giuseppe Merico, primario di pediatria a Taranto, che annuisce facendo una smorfia di dolore. Anche lui di bimbi ne ha visti morire tanti ma ha poca voglia di parlare.

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