Sono andato qualche giorno in vacanza in Alto Adige, e tanto è bastato per farmi l’idea di un’Italia a due velocità, nel campo della tutela dell’ambiente e del territorio. Questo post però non vuole per una volta fornire tanto dei dati, quanto aprire una discussione con chi lo legge, e spero che porti contributi per una migliore conoscenza della realtà italiana.

Partiamo da una considerazione “visiva”: in Alto Adige, a parte i centri cittadini relativamente grandi, non ci sono grandi centri commerciali, ma piccole rivendite di prodotti, spesso e volentieri soprattutto locali. Non è una realtà di poco conto: grande distribuzione (cui dedicherò un prossimo post) vuol dire grande capitale, globalizzazione, colonialismo, e quant’altro, qui, invece, con una sostanziale autarchia, si promuove l’economia locale.

Altra considerazione. In Alto Adige non ci sono così tante industrie, e l’impressione è quella che si viva in gran parte ancora dei prodotti della terra (zootecnia, legname) e di un turismo ecocompatibile. Questo dimostra, che, volendo, nelle regioni montane non si è necessariamente costretti ad emigrare (come avvenuto nei decenni dopo la seconda guerra mondiale nelle Alpi Occidentali) e neppure che bisogna convertirsi all’economia di pianura. Ed il livello economico raggiunto e mantenuto dai montanari altoatesini non sembra così disprezzabile, anzi, il tenore di vita medio è il più alto in Italia. Io sono favorevole – a tendere – alla decrescita, ma nel medio periodo, intanto, meglio avere un alto tenore di vita rispettando territorio ed ambiente.

Rispetto dell’ambiente significa anche sensibilità nel campo della raccolta rifiuti e nella produzione di energia. Ero ospite in un albergo (nota bene: i prezzi praticati sono decisamente inferiori in proporzione alla ricchezza della regione) in cui la raccolta differenziata si effettuava all’interno dello stesso, piano per piano, e grazie ai collettori solari sul tetto gli ospiti potevano rilevare quanta anidride carbonica l’albergo contribuiva a risparmiare. Certo, a Bolzano si sta costruendo un inceneritore (che ne sostituisce peraltro uno obsoleto), e questo non è certo un bene. Ma intanto la raccolta differenziata è la più alta d’Italia, con una media del 55% e vi sono comuni in cui si raggiunge il 70/80%.

Consumo del territorio. In Alto Adige non vedi nuove strade che conducono nel nulla, non vedi cave, e neppure uno sviluppo insensato di seconde case. Risultato, il patrimonio edilizio esistente è mantenuto e valorizzato ed i prezzi delle abitazioni rimangono elevati.

Quando ho pubblicato di recente un post sul degrado delle Alpi Occidentali, qualcuno ha eccepito che l’Alto Adige è un’altra realtà grazie al fatto che è una regione a statuto autonomo. Mi permetto di rilevare che lo stesso rispetto dell’ambiente non si ha in Valle d’Aosta, dove impera uno sviluppo insensato di seconde case, di cave, e dove angoli splendidi ed intatti vengono distrutti per sempre da strade inaccettabili. Senza contare che dove vedete in Valle d’Aosta lo sviluppo del trasporto pubblico che vedete in Alto Adige?

Ma vogliamo parlare proprio di regioni a statuto speciale? Guardiamo la Sicilia. Essa ha una raccolta differenziata che si attesta al 6/7% ed una produzione fotovoltaica (secondo il Gestore di Rete) del 6,1% sul totale nazionale , a fronte del 12,5% del Trentino Alto Adige (la regione Valle d’Aosta ha l’1,4%!). E dire che in Sicilia non manca la materia prima, il sole…

Oppure vogliamo parlare della Sardegna in cui il fotovoltaico si attesta al 4,2%, e dove il rispetto per il territorio e l’ambiente è tutto tristemente esemplificato in quelle coste meravigliose mangiate da strade e seconde case? Altro che non intaccare il capitale per vivere degli interessi!