Il cinese come seconda lingua da studiare a scuola, a partire dalla primaria. Potrebbe sembrare un azzardo, un’assurdità ma basta fermarsi a Shanghai qualche giorno per incontrare studenti francesi che hanno imparato la lingua di Mao già alla scuola secondaria. Lea ha 21 anni, è da poco arrivata nella città dell’Expo 2010, per fare un master in international management. Arriva da un piccolo villaggio dell’Alsazia che potrebbe essere paragonato ai nostri paesi di pianura. Ha imparato il cinese nella sua scuola. Mi spiega che in Francia è ormai una realtà: è la quinta lingua tra le più studiate. Circa 26.000 francesi hanno deciso d’intraprenderne l’apprendimento. In questo momento conosce uno sviluppo folgorante nella scuola primaria e in quella secondaria: in effetti, 432 collège e lycée propongono l’insegnamento del cinese, senza tenere conto dei 150 istituti d’istruzione superiore (dati 2009).

Perché potrebbe essere interessante studiare il cinese anche in Italia? A Pechino e a Shanghai in questi giorni incontro sempre più avvocati, giovani laureati italiani che scelgono di intraprendere la via della Cina per aprire nuovi fronti professionali. Sono Pechino e Shanghai le capitali mondiali: dalla Cina arrivano i nostri iPhone, iPad; il nostro abbigliamento, le nostre macchine fotografiche. Compreso tutto ciò di contraffatto che arriva sui banchi dei nostri mercati, molte delle nostre auto (la stessa Fiat ha aperto nella Cina centrale). Duemila aziende italiane sono presenti ad oggi nel Paese del drago e presto gli arricchiti cinesi che incontri negli esclusivi club al 63esimo piano dei grattacieli, investiranno in Italia.

Se non vogliamo restare ancora una volta fanalino di coda forse dovremmo iniziare a pensare ad introdurre la possibilità di studiare, oltre all’inglese, anche il cinese fin dalla scuola primaria perché i nostri giovani siano pronti nei prossimi dieci anni ad affrontare le sfide che il mercato impone.

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