Un processo cominciato e finito in un giorno, nell’attesa di un verdetto già scritto, con novità che affiorano a rendere tutto molto più complicato. Si è svolto ieri presso la corte di Hefei il procedimento contro Gu Kailai, moglie dell’ex potente boss di Chongqing, Bo Xilai, finita sotto accusa per l’omicidio del britannico Neil Heywood. Processo cominciato a terminato in un giorno solo in una cittadina cinese lontana dai grandi centri, blindata da polizia e autorità, completamente oscurata per tutta la mattinata sul web. La corte di Hefei farà sapere a breve la data in cui si saprà un verdetto che appare scontato ai più. Una trama intricata, con un delitto effettuato con l’uso del cianuro, un corpo cremato, un pezzo di cuore salvato da un super poliziotto, finito poi in vacanza terapeutica, un leader politico cinese, auto proclamatosi come nuovo Mao, finito sotto indagine per gravi violazioni disciplinari proprio sul più bello, quando la sua carriera sembrava pronta al passo finale, ovvero la nomina al Comitato Permanente del Politburo.

Il processo con Gu Kailai, accusata di essere la dama nera, omicida di Neil Heywood, uomo d’affari britannico in odore di servizi segreti inglesi, non ha alcuna valenza in termini giudiziari. E’ un rito, cui ne seguiranno altri, precedenti a quello più solenne: il congresso che ad ottobre sancirà il passaggio politico cinese alla quinta generazione di leader. La verità giudiziaria infatti sembra già scritta: non si sa quando arriverà il verdetto ma la macchina di informazione ufficiale è stata messa in moto da mesi. Gu Kailai avrebbe confessato il delitto (e anche altri reati). Il movente: Gu Kailai avrebbe ucciso Heywood per difendere l’incolumità fisica del figlio, Bo Guagua, studente all’estero e minacciato, pare, dal britannico. L’atto di una madre disperata: una situazione generale, una sceneggiatura perfetta per ottenere una condanna esemplare, ma non capitale e limitarsi al pruriginoso delitto senza tirare fuori troppi dettagli sulle ricchezze accumulate dalla famiglia Bo.

Eppure in giornata sono emersi nuovi particolari: secondo una persona presente al processo e citata da Boxun, sito internet americano in lingua cinese, gestito da ex dissidenti, l’omicidio avrebbe ancora molti punti poco chiari. Intanto il presunto cianuro: nei primi test non sarebbe stato riscontrato sul cadavere di Heywood. In secondo luogo gli avvocati della donna avrebbero tirato in causa un terzo uomo (oltre a Gu, accusato dell’omicidio è a processo anche un altro uomo che avrebbe aiutato la donna ad uccidere il britannico). Ci sarebbe quindi una terza persona con un ruolo attivo, mentre oggi saranno processati quattro funzionari che avrebbero aiutato Gu a “coprire” l’omicidio. La prossima settimana, invece, sarà la volta di Wang Lijun, la cui fuga al consolato americano di Chengdu ha dato il via allo scandalo politico.  

Secondo la fonte di Boxun, per altro, proprio a Wang Lijun – braccio destro del marito Bo Xilai nella terribile campagna contro le triadi di Chongqing – avrebbe chiesto aiuto, in un primo momento, Gu Kailai, per procurarsi il veleno con cui avrebbe poi ucciso Heywood. Il passo successivo al processo a Gu Kailai, sarà quello di processare l’egocentrico ed ex potente Bo Xilai: anche in questo caso ci si limiterà alle violazioni della disciplina di partito. Meglio non scatenare putiferi e polveroni sulle possibilità dei funzionari cinesi di guadagnare impunemente montagne di soldi, portati all’estero. Il Partito Comunista sa che deve condannare, ma anche contenere la furia popolare. Un Partito che secondo gli analisti internazionali è di fronte ad un dilemma di portata rilevante: condannando la coppia per reati anche economici, svelerebbe i perversi meccanismi che consentono ai politici cinesi di accumulare straordinarie ricchezze. In questo modo, avrebbe due capri espiatori, ma il Partito si esporrebbe alle critiche di chi potrebbe evidenziare la facilità dei meccanismi di corruzione interni. Lasciare correre, poco prima di un ricambio politico così rilevante come quello di ottobre, sarebbe un disimpegno di fronte al popolo, considerato inaccettabile.

Ed ecco la soluzione simbolica: Gu Kailai condannata per omicidio di Heywood, per difendere il figlio. Bo Xilai condannato per gravi violazioni della disciplina di partito, avendo tentato di coprire l’omicidio della moglie. In questo modo le rivelazioni di Wang Lijun, il super poliziotto la cui fuga nel consolato americano di Chengdu ha dato il via alla spy story cinese, verranno chiuse in uno dei tanti cassetti di Zhongnanhai, il Cremlino cinese, insieme a tanti altri segreti della più recente storia locale. E una volta chiuso il conto con la coppia Bo, il Partito potrà auto celebrare la propria ritrovata centralità, ufficializzando i nove nuovi membri del Comitato Permanente, scelti collegialmente alla faccia di Bo Xilai e del suo clan, che hanno attentato al cuore del potere cinese, fallendo miseramente.  Intanto è iniziato questa mattina il processo a carico di quattro poliziotti accusati di insabbiamento. 

di Simone Pieranni