Siamo ad agosto. Un mese piatto, tranquillo, vacanziero, in cui tradizionalmente non succede nulla.

Ed invece fu proprio ad agosto  – il 6 e 9 agosto del 1945 – che i civilissimi Stati Uniti, Paese guida in tutto il mondo, e da sempre paese di riferimento della “nostra” Italia, sganciarono le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki. Forse la peggiore tragedia bellica del genere umano, sia per l’entità della strage, sia perché perpetrata su gente inerme, soprattutto vecchi, donne e bambini.

Perché ne parlo qui? Sia per rendere omaggio a quelle vittime nell’ennesimo anniversario, ma sia perché purtroppo nel mondo non si arresta ancora la produzione di energia nucleare, e qui parlo invece essenzialmente di quella a scopi civili, che, tra le fonti energetiche, checché se ne dica, è la peggiore che si possa sfruttare. Ci sono ripensamenti, è vero, ad esempio in Giappone (che adesso però pare si ricreda…), in Germania, ma non c’è ancora quello che noi tutti vorremmo per il bene dell’umanità, uno stop definitivo a questa fonte di produzione. Anzi, abbiamo ancora chi la sostiene a spada tratta, come – per limitarci al nostro orticello – il nostro attuale Ministro dell’Ambiente o come quel Pierferdinando Casini con cui il PD (Poco Democratico) si alleerà in futuro.

Io qui non voglio parlare della sua pericolosità, dei costi di costruzione delle centrali, del costoso smaltimento delle scorie, dello stato forte che l’energia nucleare necessariamente richiede, dei rapporti con l’industria bellica, dell’uranio impoverito, tutte cose queste su cui si è detto e ridetto e su cui hanno detto persone ben più esperte dell’umilissimo sottoscritto.

Altri due sono gli aspetti, peraltro non secondari, che mi preme qui sottolineare. Uno è che, purtroppo, i rallentamenti ed i ripensamenti circa l’energia nucleare civile sono stati fino ad oggi determinati di massima (oltre che dai costi) dalla paura di possibili disastri e non già dalla follia dell’energia nucleare in se’. Se in Italia si sono vinti due referendum al riguardo, sicuramente ciò è stato determinato dall’angoscia che nella popolazione causò l’immagine di Chernobyl prima e di Fukushima dopo.

L’altro aspetto è simbolico: una centrale nucleare deve produrre in continuazione, non si può fermare (ben sapete come in Francia siano usuali le piastre elettriche da cucina od addirittura il riscaldamento elettrico). Essa, trovo, è il simbolo che più simbolo non si può di questo sistema economico volto allo sviluppo illimitato. Produrre, produrre, produrre energia e beni di conseguenza purchessia. Nessun limite. Ma l’uomo non è sempre stato così stupido. Nel mondo greco esisteva l’Ubris, che significava la tracotanza umana, il superare i limiti che l’uomo per natura aveva, e, oltrepassando i quali, si attirava il castigo, sotto forma di ira degli dei. Ecco, il limite, il concetto che si è perso, e che invece dobbiamo quanto prima recuperare.