La Russia è terra di terribili tirannie ed entusiasmanti rivoluzioni. Che a volte purtroppo degenerano in tirannie. Se ciò è accaduto in passato, è stato probabilmente anche e soprattutto per l‘assenza di un adeguato protagonismo delle donne, assenza dovuta, in buona misura, a tradizioni patriarcali e maschilisti imperanti anche in seno al movimento operaio, ma anche a fattori di ordine più generale, quelli che hanno determinato la degenerazione della democrazia operaia dei Soviet nella dittatura stalinista.

Ad ogni modo, il ruolo delle donne è fondamentale sia per avviare che per salvaguardare ogni processo rivoluzionario. Certo, va riconosciuta, come fece a suo tempo Clara Zetkin, la lungimiranza e coerenza in merito di un grande dirigente rivoluzionario come Vladimir Ilic Lenin, che però non bastò per due ordini di motivi. Primo, perché la liberazione delle donne, come di ogni soggetto sociale, deve essere opera delle donne stesse e non può essere ottenuta e garantita da alcun partito o governo se manca la partecipazione organizzata delle donne stesse in proprie autonome organizzazioni. Secondo, perché la liberazione della donna, come venne chiarito in seguito da molte pensatrici femministe, non può limitarsi all’ottenimento dell’eguaglianza con gli uomini, ma deve conseguire il riconoscimento della propria specificità, peraltro fondamentale per la riproduzione della specie e la continuazione della vita sul pianeta. 

Ciò detto, la Russia, anche a seguito dell’innegabile fallimento di quel tentativo rivoluzionario, è oggi nuovamente assoggettata a una tirannia, quella di Putin, che sembra una tirannia soft ma comporta in realtà la negazione, attraverso vari strumenti, di ogni diritto democratico. E’ contro questa tirannia che è insorto un gruppo di giovane donne, che si è dato il nome di Pussy Riot

Oggi, tre delle Pussy Riot, Maria Alyokhina, Nadeshda Tolokinnova e Yekaterina Samutsevich, sono sotto accusa di fronte a un tribunale di Mosca per aver interrotto una funzione religiosa intonando canti  satirici e invocazioni alla Vergine contro Putin, ree quindi di un reato di opinione per aver sbeffeggiato, in un colpo solo, i due simulacri dell’autorità tradizionale dello Stato russo, quello religioso e quello politico, nella persona, quest’ultimo, del nuovo Zar Putin. Rischiano fino a sette anni di galera e hanno denunciato di aver  subito maltrattamenti e torture nella detenzione fin qui sofferta.

E’ compito di ogni sincero democratico ribellarsi a questo processo, che, come puntualizzato da Amnesty International, viola evidentemente il diritto di libera opinione garantito dai Patti internazionali sui diritti civili e politici. Per questo l’Associazione europea dei giuristi per la democrazia e i diritti umani nel mondo, del cui direttivo faccio parte fin dalla sua fondazione agli inizi degli anni Novanta, seguirà questo processo e protesterà  contro le persecuzioni ai danni delle giovani russe.

Berlusconi e Putin non hanno solo un enorme feeling reciproco, ma anche vari foschi caratteri in comune. Il primo è ovviamente il maschilismo e la riduzione della donna ad oggetto, attestata dalle loro “imprese” in materia e consacrata dalla donazione da parte del secondo al primo del famoso lettone su cui consumare il rito dell’affermazione della virilità, sia pure agevolata da pompette e sostanze varie. Il secondo, che è ancora peggiore, è il legame profondo con l’oscurantismo religioso, sub specie vaticana o ortodossa (peraltro giunge notizia che il massimo esponente della Chiesa ortodossa ha equamente benedetto anche Monti durante la recente visita di quest’ultimo in Russia). Del resto da che mondo è mondo il libertinaggio dei potenti è solo l’altra faccia del bigottismo finto che vorrebbero imporre ai popoli. Nulla di nuovo sotto il sole.

Sono peraltro convinto che, come ci hanno mostrato anche le recenti rivoluzioni arabe, in Tunisia, in Egitto e altrove, il recupero di iniziativa da parte delle donne sia necessario e fondamentale per mettere in discussione le attuali società, edificate, al Nord come al Sud, all’Est come all’Ovest, sul dominio patriarcale sulle donne e i loro corpi, così come su quello della finanza e del capitale sulla società.  

Le donne sono giustamente nemiche di ogni integralismo religioso, che si tratti di islamici, di cattolici o di adoratori del denaro. Anche per questo è oggi fondamentale simpatizzare con le Pussy Riot. Così come lo è farlo con le forze dell‘opposizione russa che vogliono costruire, nel Paese deisoviet, l’alternativa all’autocratico e corrotto regime del nuovo Zar  amico di Zio Pompa. 

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