Quale sia l’impatto dei giochi olimpici sul benessere di una nazione è questione che si perde fin quasi all’inizio dei giochi stessi, nell’antichità, quando le celebrazioni in onore di Zeus portavano con sé il non trascurabile corollario dell’ekecheiria, la tregua delle ostilità tra le diverse città stato. Per arrivare velocemente ai giorni nostri, però, la questione rimane: conviene o non conviene ospitare un’Olimpiade? È un evento che si traduce in un effetto positivo per l’economia del paese? 

di Luciano Canova, 27.07.2012, lavoce.info

Iniziano le Olimpiadi e ritorna la domanda di rito: conviene o no ospitare i giochi olimpici? È un evento che si traduce in un effetto positivo per l’economia del paese? Per Londra 2012 due analisi d’impatto indicano una probabile crescita del Pil nel terzo trimestre dello 0,3-0,4 per cento. Gli effetti di lungo periodo sono giudicati irrilevanti. Anche perché la Gran Bretagna è oggi un paese che fa i conti con la crisi e Londra è già di per sé una meta turistica consolidata. Anzi qualcuno potrebbe decidere di non visitarla quest’anno proprio perché ci sono i giochi. Due studi per Londra

Proviamo a rispondere a queste domande con riferimento alle Olimpiadi di Londra: fugare ogni dubbio non sarà però possibile perché i fattori che influenzano le possibili risposte sono molteplici.

Ci sono due studi piuttosto corposi che si sono occupati di un’analisi d’impatto: uno è stato realizzato da Visa Europa e l’altro da Goldman Sachs(1)
Entrambi presentano sia uno scenario a breve, per studiare l’impatto immediato dei giochi, sia uno scenario di lungo periodo, fino al 2015, per provare a stimare l’effetto che avranno sull’economia britannica dei prossimi anni.
Il rapporto di Visa Europa è il più ottimista, prevedendo un aumento dei consumi immediati di 1 miliardo di euro che, per effetto del moltiplicatore, si tradurrà in un aumento complessivo di circa 1,5 miliardi. Per il periodo 2012-15, l’effetto di stimolo previsto è di 5,2 miliardi di euro. In termini di Pil, nel terzo trimestre si stima un aumento di 0,3-0,4 punti percentuali del tasso di crescita. A beneficiare dell’impatto positivo saranno soprattutto il settore di piccola e grande distribuzione, il turismo, i trasporti e l’alimentare.

Alcuni caveat importanti vanno però sottolineati, per quanto concerne questo studio: innanzitutto, le stime sui consumi sono fatte prendendo come riferimento due edizioni di giochi o manifestazioni sportive come Pechino 2008 e Cape Town 2010. (2) È lecito manifestare qualche dubbio sulla comparabilità di contesti quali l’Inghilterra (in piena recessione) e paesi come Cina o Sudafrica, che registrano da anni tassi di crescita a doppia cifra (il primo) e uno scenario di ricostruzione del paese (il secondo). Anche le assunzioni sul moltiplicatore sono fatte senza alcuna analisi di sensitività o riferimenti alla crisi in atto. Infine, non viene preso in considerazione alcun costo opportunità legato all’organizzazione dell’evento.

Sfogliando lo studio di Goldman Sachs, le stime sono più prudenti, anche se sostanzialmente concordi nell’indicare in 0,3-0,4 punti percentuali la probabile crescita del Pil nel terzo trimestre del 2012. L’analisi considera anche alcuni costi opportunità non banali: il fatto che molti turisti non andranno in Gran Bretagna proprio per il pienone da Olimpiadi; la penalizzazione di alcuni settori per la congestione dei trasporti; il calo di produttività dei lavoratori con aumento delle ferie, per seguire gli eventi sportivi. La sostanziale differenza dello studio con quello di Visa sta, però, nel fatto che si tiene conto della recessione e si prevede, già nel quarto trimestre, un andamento negativo dell’economia.

Il fenomeno della bolla post-Olimpiade, paventato per l’edizione precedente dei giochi, con i capitali che fuggono dal paese ospitante dopo cinque anni di investimenti in infrastrutture e servizi, è ritenuto possibile, anche perché Londra non è Pechino e l’Inghilterra non registra i tassi di crescita che ha la Cina da vent’anni a questa parte.

Il lungo periodo
Gli effetti di lungo periodo sono descritti come molto incerti, dipendendo da una molteplicità di fattori: anche uno studio di Moody’s li quantifica come irrilevanti. (3) Di fatto, gli investimenti in infrastrutture sono già inclusi nelle stime di crescita attuali.

Proprio i dati sulle spese inducono alla prudenza: 14 miliardi di euro, fino ad oggi, che non includono infrastrutture e costruzioni (altri 11 miliardi di euro) e i costi per la sicurezza.
È preoccupante come la stima sia decuplicata dal 2005, anno in cui Londra si è vista assegnare l’organizzazione dei giochi olimpici.

Le affermazioni di David Cameron, secondo cui l’effetto finale sull’economia britannica, per il prossimo quadriennio, sarà di un’iniezione di 25 miliardi di euro, appare quanto meno azzardata. (4)

Senza vaticinare un fallimento, come una Cassandra inascoltata, ad aiutarci è uno sguardo sul passato. Dei precedenti giochi olimpici, solo Los Angeles 1984 ha rappresentato un vero successo economico, con 250 milioni di dollari di utile. La chiave dell’exploit stava, tuttavia, nel coinvolgimento esclusivo di capitali privati e in costi bassissimi: solo due impianti (velodromo e stadio del nuoto) furono costruiti ex novo.
Barcellona 1992 ha avuto un impatto straordinario sulla città, ridisegnata e restituita all’Europa come nuova perla della Spagna post-franchista, ma non ha prodotto utili da sogno o risultati economici eclatanti. Inoltre, il caso è completamente diverso da quello di Londra, città di fatto già stabilmente affermatasi tra le mete di turismo e le capitali più visitate d’Europa, senza bisogno di un particolare rilancio.
Anche le Olimpiadi del centenario di Atlanta 1996 hanno avuto una ricaduta positiva sulla città, ma un risultato economico di sostanziale pareggio tra ricavi e spese.
Due campanelli d’allarme, invece, ci vengono da Montreal 1976, giochi olimpici organizzati in modo disastroso, con la città che ha finito di pagare i debiti solo in corrispondenza di Pechino 2008.
Atene 2004: investimenti faraonici per 9 miliardi di euro, un altro miliardo per la sicurezza; una capitale tirata a lustro durante le settimane dell’evento, ma uno strascico di disastro economico che, oggi, fa inginocchiare la Grecia davanti alla scure della troika.

Le condizioni di recessione attuali, con outlook negativi per l’Europa aggiornati periodicamente da tutte le organizzazioni internazionali, lasciano presagire un futuro ancora molto incerto e un contesto di sfiducia che porta ragionevolmente a ipotizzare  effetti ridotti dei giochi olimpici sui consumi. Il coinvolgimento dei capitali privati è limitato da quando il presidente del Cio Samaranch, nel 1988,  propose che i costi delle Olimpiadi venissero coperti con garanzie dallo Stato ospitante. E per questi non è prevista alcuna ekecheiria.

(1) Vedi, rispettivamente, www.visaeurope.com e http://www.goldmansachs.com/our-thinking/topics/global-economic-outlook/olympics-and-economics.html
(2
) In Sudafrica nel 2008 si è svolta la Coppa del mondo di calcio.

(3) http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/constructionandproperty/9238712/Olympics-unlikely-to-boost-economy-says-Moodys.html
(4
http://www.thefiscaltimes.com/Articles/2012/07/22/Can-the-Olympic-Flame-Heat-Up-Britains-Economy.aspx