Il governo britannico, con il paese che versa ufficialmente nella peggior crisi recessiva da 50 anni a questa parte, sperava di aver trovato il modo di raggranellare qualche sterlina usando Londra 2012 come vetrina per il lobbying: quella procedura di matrice anglosassone che consiste nell’esercitare pressioni politiche – solitamente legali, altre volte al di là del limite – per concludere affari con compagnie private, e viceversa. Ma la mossa si è rivelata un boomerang per il primo ministro conservatore Cameron che, dopo aver trasformato per la durata delle Olimpiadi la Lancaster House nell’altisonante British Business Embassy, si è visto chiudere in faccia senza troppi complimenti le porte del business.

Il quotidiano The Independent è venuto in possesso di una lista governativa nella quale sono illustrate le cinquanta più importanti operazioni di lobbying cui devono dedicarsi ministri, sottosegretari e diplomatici durante le settimane olimpiche. A ognuno è stato assegnato uno specifico obiettivo: un pari grado di un paese straniero da ‘coccolare’ attraverso ospitalità, cene, mostre e biglietti per le manifestazioni olimpiche. Per cercare di chiudere contratti che siano vantaggiosi per il futuro della stagnante economia britannica. Per questa vitale operazione di lobbying il governo ha speso un sacco di soldi: poco meno di 1 milione di sterline sono andate via solo per l’acquisto di 8,815 biglietti, tra cui quelli per le cerimonie di apertura e chiusura. Ma sembrano essere stati (altri) soldi buttati via.

Tra i cinquanta progetti individuati dal governo britannico, la maggior parte ha come obiettivo i paesi dell’area Brics, o quelli appena bombardati a tappeto in nome dell’esportazione della democrazia. In ballo ci sono lucrativi affari con la Cina per il sistema sanitario pubblico; cantieri navali da costruire in Brasile e ferrovie in Russia, a Singapore e nelle Filippine; trivellazioni al largo delle coste messicane e oleodotti in Kazakistan; aeroporti a Pechino, Hong Kong e in Arabia Saudita; ospedali in Kuwait e un piano per la dismissione della centrale nucleare di Fukushima in Giappone. Per non parlare delle commesse sul petrolio libico e iracheno, e degli appalti sulla ricostruzione dei due paesi, recentemente rasi al suolo (anche) dall’esercito di sua maestà.

Per il governo, a fronte dei 24 miliardi di soldi pubblici spesi fino ad ora, l’obiettivo era di recuperare almeno 4 miliardi di sterline nei prossimi anni grazie a queste commesse. Riuscendo magari a spuntarla su paesi che offrono condizioni più vantaggiose ma non hanno la possibilità di invitare la controparte alla finale olimpica dei 100 metri. E così, oltre al red carpet per capi di stato, ministri e diplomatici di paesi più o meno democratici, a Londra sono stati invitate anche le più influenti personalità del mondo economico. Perché mettano la firma su contratti che per Londra sono vitali, dopo che le esportazioni verso l’Europa sono crollate drasticamente e le previsioni di crescita dell’economia domestica hanno subito l’ennesimo brusco arresto.

Ma, come rivelato dal Financial Times, tutti i grandi businessmen giunti a Londra si sono dimostrati come minimo gelidi alle avances del primo ministro. “Cameron sembra essere qui a fare televendite, ma non ci impressiona – ha confessato il gran capo di una multinazionale asiatica al quotidiano della City – Vogliamo conoscere il vero stato dell’economia britannica e quali sono le prospettive future”. Più in generale alla British Business Embassy il clima è di scetticismo e di poca fiducia. E, come riportato dal FT, i più importanti uomini d’affari del pianeta, invece che entusiasmarsi davanti allo sperpero di soldi olimpici, ha cominciato a chiedere conto a Cameron di tutti i problemi relativi alla sicurezza e all’organizzazione. Improvvisarsi splendidi per impressionare gli ospiti non è mai stata una buona tattica: né nel galateo né in economia politica.