L’unica cosa che rimane sono i nervi saldi. Perché tutto il resto non conta. Neppure per un bocconiano doc che ha fatto fortuna nella City. Già perché bastano le dichiarazioni di un politico qualsiasi a cambiare le carte in tavola. E poco importa che un premier come Mario Monti, ex rettore della prestigiosa università milanese di economia, ripeta che i fondamentali italiani sono solidi. Lo spread va per conto suo in un mercato volatile. Anzi di più: isterico. “Uno ha studiato formule su formule alla Bocconi e ha lavorato nelle più importanti sale operative della City negli anni della sbornia di Internet e pensava di essere pronto a tutto, invece poi si ritrova disarmato davanti alle devastazioni provocate dalle dichiarazioni del politico di turno, a partire da quelle del cancelliere tedesco, che ogni giorno che passa si conferma come il vero ago della bilancia del mercato”.

ALTRO CHE preparazione ed esperienza, astuzie a parte, a un anno dall’esplosione della crisi dello spread e dell’euro, non resta che la freddezza agli operatori dei mercati finanziari come Mario Rossi, formazione bocconiana da studente fuorisede del profondo Sud che, dopo essersi fatto le ossa (e i soldi) a Londra come prevede l’iter tradizionale, è rientrato da poco in Italia per rivestire ruoli di responsabilità nella gestione del risparmio, motivo per cui ha chiesto la tutela dell’anonimato. Ora si sente come chi è passato dal tavolo accanto alla stanza di Gordon Gekko, a quello del dirimpettaio di un Renato Pozzetto alle prese con le Canistracci Oil di Mia moglie è una strega. “I colleghi sono inebetiti – spiega – in Borsa c’è molto più movimento su frasi anche solo buttate lì a caso dalla Merkel o dagli altri leader che contano piuttosto che per le dichiarazioni sensibili di un amministratore delegato. Il potere del cancelliere e dei suoi colleghi è diventato pazzesco”. E il futuro non promette meglio.

“Il tema che domina i mercati è la necessità di comportamenti coerenti da parte dei politici. Ma loro – punta il dito – pensano solo alle elezioni e rendono inefficaci i meccanismi messi in atto o sollecitati dal Fmi e dalla Ue, mentre noi che abbiamo studiato che i tassi bassi sono un’opportunità ci troviamo a constatare che qui, più i tassi scendono, peggio vanno le cose”.

LE GIORNATE, quindi, sono convulse come sempre, ma non portano più ai risultati di una volta. In questo scorcio di fine luglio, nelle sale operative la vita prosegue al suo ritmo veloce. Sveglia presto la mattina e via alle sette in ufficio per vedere cosa è successo in Asia. E poi ancora lettura delle ultime notizie finanziarie in giro per il mondo e i commenti di strategist e analisti. I risultati delle società quotate? Quelli neanche troppo. “Perché ormai i numeri che raccontano la storia delle poche imprese solide non interessano più. La battaglia sul mercato azionario è persa in partenza: non ci sono più compratori perché i rischi sono eccessivi. E i solidi bond tedeschi interessano poco perché i tassi reali sono negativi e il mediatore non può garantire profitti ai clienti”.

INTORNO la confusione è totale: l’accordo sullo scudo anti-spread c’è, ma i soldi non si vedono. “I tedeschi fanno il passo del gambero e intanto rinviano a settembre. E giurano morte certa agli eurobond. I francesi promettono di manovre per la crescita , ma non possono aumentare il debito. Gli spagnoli poi ogni giorno raccontano una mezza verità in più. Ma come si fa, professor Monti, a lavorare in questo modo? Lei che di economia e finanza s’intende magari potrebbe persino darci qualche consiglio”, scherza un po’ il nostro Mario Rossi.

Perché la vita sui mercati è diventata insostenibile: sembra di essere in barca a vela sotto l’effetto di raffiche continue e contrastanti invece che di un aliseo costante e unidirezionale. “Siamo sotto i colpi continui di forti ventate di ottimismo e pessimismo che si inseguono a vicenda e i clienti non sanno cosa fare, mentre chi gestisce nel panico, compra e vende senza un ordine razionale e spesso gli ordini vengono interrotti e invertiti a metà strada, con l’acquisto che diventa una vendita e viceversa” spiega il nostro gestore. E così si moltiplica a dismisura la temutissima volatilità.

Da Il Fatto Quotidiano del 22 luglio 2012