Dalla vicenda del cda Rai emerge un punto importante: non si sono valutate le competenze dei candidati per la loro selezione. Badate: questa storia ha un valore simbolico rilevante, non trascuratela. Non c’è cambiamento se non si ripristinano regole chiare, etiche e trasparenti.
Era stato chiesto ai candidati di inviare il loro curriculum vitae in Commissione di Vigilanza. Anche io lo avevo fatto seguendo una procedura in uso nelle migliori organizzazioni: invio del cv per essere correttamente valutate/i. Più di 300 persone, tra uomini e donne, ci hanno creduto e hanno inviato in Commissione una lettera o mail contenente la loro storia professionale.

Malauguratamente non si è seguita la strada del merito bensì quella usuale della nomina ad personam, in base a criteri poco chiari. Il Pd ha perso un’ottima occasione di procedere per competenze e ha scelto di far decidere ad associazioni che, in verità, non si capisce perché si sia ritenuto che fossero consoni a scegliere i candidati per la tv pubblica. Un brutto pasticcio, di quelli che all’estero guardano con commiserazione.

Ad oggi, dunque, 300 e passa curriculum giacciono, protocollati, in Commissione.
Questi documenti generano inquietudine: sono la testimonianza di qualcosa di non evaso, di una procedura abortita, di una promessa non mantenuta. Provocano disagio. Tutti fanno finta di nulla, non c’è persona che si assuma la responsabilità di dire, chessò, “abbiamo sbagliato a richiedere i curriculum”.

Sappiamo che i riti svolgono spesso una funzione pacificatrice: la fine ci pare meno ostile se un rituale ci agevola il distacco.
Ecco quì di seguito, dunque, la lettera scritta all’onorevole Zavoli, insieme a donne e uomini che come me avevano inviato il cv in Commissione di Vigilanza. Spero ballerete intorno al rogo con noi…

Al Presidente della Commissione Parlamentare per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi

E per conoscenza ai componenti della Commissione stessa

Egregio Presidente,

siamo fra coloro che hanno presentato il curriculum candidandosi al consiglio di amministrazione della Rai.

Poiché Lei è persona credibile, abbiamo risposto alla Sua apertura a un metodo nuovo (solo per l’Italia) – quello delle autocandidature – offrendo alla commissione da Lei presieduta la nostra storia personale e professionale.
Tutto finto, a quanto pare. Nessuno ha indicato i criteri di selezione, il profilo professionale richiesto, la mission che si affida al Cda.

Nessuno ha selezionato i cv coerenti, e tantomeno concluso la scelta dando a un numero ristretto di candidati la possibilità di farsi conoscere dai commissari. Nessuna sana competizione fra curricula di valore e competenze. Nessuna spiegazione sul perché si sono preferiti alcuni rispetto ad altri, e d’altra parte, guardando alcuni curricula, sarebbe difficile darne spiegazioni pubbliche. Ancora una volta partiti e istituzioni si sono beffati di cittadini, di professionisti, di persone della società civile che in buona fede (per l’ultima volta?) hanno pensato che l’Italia possa davvero cambiare e diventare un paese più civile, più normale, non lottizzato.

Siamo estremamente delusi, anche dal fatto che nessuno abbia sentito il dovere né di ringraziarci né di scusarsi con noi.

A parziale e tardivo risarcimento abbiamo una richiesta: vorremmo che i nostri curricula andassero al rogo con una sobria cerimonia a Campo di Fiori a Roma, accanto alla statua di Giordano Bruno, simbolo del libero pensiero.

Certi che vorrà esaudirla, La ringraziamo per l’attenzione.

Daniela Brancati, Sergio Bellucci, Roberta Gisotti, Biagio Vanacore, Lorella Zanardo

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