“Un uomo solo al comando, la sua maglia è biancoceleste, il suo nome è Fausto Coppi”. Così in un giugno assolato del 1949 un radiocronista commentava un’impresa di Coppi al Giro d’Italia.

Un uomo solo, un italiano, con le sue proprie forze conquistava un primato in cui tutta l’Italia si identificava. Nello stesso tempo l’uomo solo al comando risvegliava quell’orgoglio nazionale che era stato calpestato dagli esiti di una guerra nefasta. Il suo arrivare prima di tutti dava la forza all’Italia intera per risollevarsi dagli eventi disastrosi appena passati, dava l’impulso per continuare a guardare avanti e prendersi un posto nel consesso internazionale che il fascismo e la sua disfatta ci aveva negato.

Anche ora, in maniera diversa, c’è un uomo solo al comando. Il primo ministro italiano sta conquistando il consenso politico non solo europeo, ma anche quello americano, più difficile e sicuramente più tecnico.

La sua preparazione tecnica e la sua credibilità internazionale, frutto di paziente lavoro di anni, gli permettono di aprire molte porte che fino a 10 mesi fa erano chiuse per noi italiani. Non è passato molto tempo da quando i capi di governo di Germania e Francia parlavano di noi scambiandosi sorrisetti di compatimento. Non è passato molto tempo da quando alla richiesta di riforme o di un piano di riforme da parte della Commissione Europea, l’allora primo ministro rispondeva con 5 misere pagine che di tecnico avevano ben poco. Ora il primo ministro Monti, quando partecipa ai meeting per salvare l’economia europea e di conseguenza quella mondiale, non solo viene ascoltato, ma offre spunti di riflessione, propone soluzione tecniche che convincono anche la Cancelliera tedesca.

Non è un miracolo. Tutto ciò è frutto di un cocktail di caratteristiche basate su intelligenza, buona preparazione tecnica, integrità morale, senso dello Stato e della res publica, rispetto per sé e per gli altri e soprattutto buona educazione. I suoi “sommessamente faccio notare” in parlamento sono uno schiaffo morale, una lezione per quei parlamentari che urlano, schiamazzano , espongono striscioni, tirano fette di mortadella.

Il senatore Monti ha convinto anche gli americani che lodano la sua ricetta per uscire dalla crisi e le riforme tecniche che ha individuato per dare all’Italia la possibilità di uscire dalla crisi. Riforme che i governi passati in tanti anni passati al timone non sono riusciti neanche a ideare.

L’unico dubbio che gli americani si permettono è legato non al senatore Monti, ma alle capacità di un Parlamento di capire le sue riforme, accettarle e votarle senza che egoismi politici locali prevalgano. Il consenso dei politici al senatore Monti è labile, non ha basi solide, è condizionato dall’umore di qualche “prima donna” volubile, inaffidabile. Le riforme devono essere fatte e in tempi brevi e non si può andare avanti a colpi di fiducia. L’economia mondiale lo richiede. Il piano Salva Stati richiede che tutti i paesi le realizzino le loro proprie “ricette” con lo stesso tempismo. Solo a questa condizione ce la possiamo fare. Chi rimane indietro è perduto. Non solo non vince la “gara”, ma tutto un Paese ne fa le spese.

Comunque vada questa avventura, la politica non sarà mai più come prima.

I nostri politici di sempre si stanno interrogando sul loro ruolo. Che senso ha far rimanere al governo persone che non hanno la preparazione di capire in che cosa consista il loro lavoro? Monti sta dimostrando che in un momento di crisi solo persone preparate tecnicamente possono ideare soluzioni, creare alternative per uscire dalla crisi oppure per siglare compromessi per il bene di una nazione. Questo è ciò che si richiede alla politica ora. Fatti concreti non chiacchiere.

Non è prevaricando gli altri, urlando, insultando, dicendo parolacce che si risolvono i problemi. Per fare le riforme ci vogliono idee tecnicamente accettabili. Non ricordiamo un solo uomo politico di quelli noti che, intervistato in questi i tempi di crisi, proponga una “ricetta”, dia soluzioni. Siamo ancora a ”lui ha detto,” “lui mi ha fatto” o a qualche slogan che è solo un’accozzaglia di parole prive di significato che ormai non fanno effetto su nessuno .

Il senatore Monti sta dando a tutti una lezione di efficienza, determinazione e anche di “bon ton”.

Riusciranno i nostri politici a capire? Riusciranno a rendersi conto che chi ne ha le capacità e copia lo stile riuscirà a sopravvivere? Oppure possiamo mettere insieme un gruppo di persone “eccellenti” con queste caratteristiche che possa rappresentare il popolo alle prossime elezioni?