La questione delle donazioni via sms per la ricostruzione in Abruzzo, sollevata da un articolo del Fatto Quotidiano, approda anche alla Camera. “Che fine hanno fatto quelle risorse?” ha domandato al ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda, il deputato dell’Italia dei Valori, Fabio Evangelisti. Che ha poi chiesto i dettagli del progetto di microcredito voluto da Guido Bertolaso, dopo il terremoto del 2009. Una soluzione costata 470 mila euro e difesa ancora oggi sia dal governo, sia dall’attuale numero uno della Protezione civile, Franco Gabrielli.  Nonostante non venga  nemmeno presa in considerazione dal commissario per l’emergenza in Emilia, Vasco Errani: “Le donazioni non andranno alle banche” ha messo in chiaro il governatore dell’Emilia Romagna qualche giorno fa.

Come rivelato dal Fatto Quotidiano all’indomani del terremoto del 2009, che mise in ginocchio l’Abruzzo portandosi in pochi minuti intere città, vennero raccolti 5 milioni di euro attraverso i messaggini del cellulare. Di quei soldi i terremotati però non videro nemmeno uno spicciolo. Finirono infatti nei forzieri della Enimos, un consorzio finanziario di Padova, che usò quei fondi per garantire le banche in caso di piccoli prestiti chiesti dai terremotati. Un progetto di microcredito a tasso agevolato, voluto dall’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso, e che in tre anni è costato 470 mila euro solo di spese di gestione.

“Qualcuno ci fa la cresta  – ha commentato Evangelisti – perché non è possibile che, per gestire 5 milioni di euro, 500 mila euro siano impegnati per oneri di gestione. Noi su questo faremo attenzione, vigileremo, perché non vogliamo che i terremotati dell’Emilia Romagna finiscano come i terremotati de L’Aquila, in qualche modo dimenticati e in qualche modo abbandonati a loro stessi”.

Nel corso del dibattito alla Camera, il ministro Giarda, difendendo il sistema del microcredito, ha parlando di “risultati lusinghieri”, aggiungendo che i 5 milioni raccolti “ hanno consentito l’attivazione di linee di credito per complessivi 45 milioni di euro, a condizioni di assoluto vantaggio per le categorie sociali che hanno subito dal terremoto le più gravi conseguenze finanziarie”.

Ha poi spiegato nel dettaglio quale sarà il percorso delle donazioni arrivate via telefono per aiutare la ricostruzione in Emilia. “Le risorse ricavate vengono trasferite dal fondo per la Protezione civile alle contabilità speciali, al direttore dell’agenzia regionale di Protezione civile dell’Emilia Romagna, al direttore generale della direzione generale della Protezione civile, polizia locale e sicurezza della regione Lombardia e al dirigente regionale dell’unità di progetto Protezione civile della regione Veneto”.

A differenza del ministro, Vasco Errani non vuole nemmeno sentir parlare di microcredito. Qualche giorno fa il presidente dell’Emilia Romagna ha assicurato che i fondi raccolti attraverso le donazioni saranno interamente devoluti alla ricostruzione delle città colpite dal terremoto. Ai Comuni, che li utilizzeranno per le case, per le aziende, per i negozi. In altre parole, i soldi arrivati dagli sms per dare una mano agli emiliani non faranno la stessa fine di quelli raccolti dopo il terremoto in Abruzzo.

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