“Sono sicure e indispensabili”. “No, l’efficacia e l’impatto sulla salute sono tutti da dimostrare”. Basta scrivere la parola vaccinazioni sui motori di ricerca (e le statistiche dicono che sia un termine costantemente digitato su Google) per rendersi conto di quanto il tema della copertura dei neonati dalle malattie infettive sia un terreno di scontro tra medicina “ufficiale” e alternativa. E un dilemma ricorrente per neomamme e neopapà, alle prese per la prima volta con una scelta importante per la salute dei loro figli. L’obbligatorietà del vaccino non è più una motivazione sufficiente per fugare i dubbi su eventuali effetti dannosi, anche perché nella maggior parte delle regioni italiane è di fatto accettato il “dissenso informato”, cioè una liberatoria firmata dai genitori che, dopo un colloquio con i medici dell’Asl, scelgono di rinunciare. E in ogni caso, l’offerta per i bambini italiani non si limita alle quattro patologie per le quali la vaccinazione è obbligatoria per legge (difterite, tetano, poliomelite, epatite b). Sono almeno altri cinque i vaccini considerati necessari dal ministero della Sanità e inseriti nel calendario vaccinale, due dei quali (haemophilus b e pertosse) vengono iniettati insieme ai quattro obbligatori, nel cosiddetto esavalente, comunemente praticato, che va quindi ben oltre gli obblighi imposti dallo Stato.

L’IMPOSIZIONE DELL’ESAVALENTE – Proprio l’esavalente rappresenta il primo terreno di scontro. “In una sola seduta si ottiene la protezione necessaria”, spiega Stefania Salmaso, direttore del centro di epidemiologa dell’Istituto superiore di Sanità: “Inoltre si evita di moltiplicare l’iniezione di conservanti e stabilizzanti inevitabilmente contenuti nei vaccini. E non si punge ripetutamente un bambino molto piccolo. Comunque è bene ricordare che i risultati più consolidati contro le malattie infettive vengono raggiunti proprio con queste vaccinazioni della prima infanzia”. Una tesi che Roberto Gava, farmacologo-tossicologo tra i principali sostenitori italiani dei rimedi naturali e autore del saggio “Le vaccinazioni pediatriche”, non condivide: “Un punto non può essere trascurato: per portare avanti la campagna commerciale di vendita dei vaccini combinati, l’industria farmaceutica sta ostacolando sempre più il reperimento di vaccini singoli”. Ilfattoquotidiano.it ha chiesto la disponibilità di singoli vaccini in un’Asl lombarda, che nei suoi opuscoli informativi assicura questa opzione. Al momento di discutere un piano vaccinale alternativo, si è verificato qualche problema: per avere a disposizione il vaccino anti-difterite, hanno risposto i medici, “è necessario attendere alcune settimane perché bisogna farlo arrivare apposta dal nord Europa”. Pochi giorni fa la Corte dei Conti ha convocato esponenti del Codacons a seguito di un esposto proprio sull’esavalente. Secondo l’associazione dei consumatori dovrebbe essere commercializzato un quadrivalente solo per i vaccini obbligatori. Anche per ragioni economiche: “L’esavalente comporta un evidente spreco di soldi pubblici a carico del Servizio sanitario nazionale, che deve acquistare e somministrare 6 vaccini anziché i 4 previsti dalla legge. La maggiore spesa a carico della collettività è pari a 114 milioni di euro all’anno”.

BATTAGLIA SULLE CONTROINDICAZIONI – La disputa più dura, quella che confonde e spesso terrorizza le mamme, si gioca però su un altro terreno: gli effetti e i rischi di contrarre malattie addirittura più gravi e irreversibili di quelle da cui ci si vuole proteggere. “I vaccini sono i farmaci in assoluto più testati e sicuri”, garantisce il direttore del dipartimento di Sanità pubblica del Gemelli di Roma Walter Ricciardi (leggi l’intervista completa). Anche in questo caso Roberto Gava la pensa diversamente e, nel suo libro, scrive: “A proposito di gravi danni, nel 2004 sono stati segnalati alcuni casi di morte improvvisa in bambini sani che nelle 24 ore precedenti avevano ricevuto il vaccino esavalente. A commento di tale segnalazione, il nostro Ministero della Salute aveva pubblicato la seguente nota: ‘L’agenzia Europea per i farmaci (Ema) e il suo comitato scientifico (Cpmp) hanno rilevato la sicurezza dei vaccini esavalenti autorizzati con procedura centralizzata a seguito di 5 segnalazioni di morte (…). Il Cpmp ha concluso che per il momento il profilo beneficio-rischio di questi vaccini non cambia e non raccomanda alcuna modifica delle attuali condizioni d’uso’. Possiamo stare tranquilli – afferma ironicamente Gava – perché mentre uno dei due esavalenti utilizzati in Italia veniva ritirato dal commercio nel 2005, l’altro viene tuttora somministrato a mezzo milione di neonati ogni anno, pur avendo la stessa composizione antigenica di quello ritirato”.

L’accusa degli anti-vaccinalisti all’Organizzazione mondiale della sanità è di non voler avviare studi sugli effetti a lungo termine dei vaccini (i sospetti sono su malattie allergiche e autoimmuni, fino a patologie neurologiche anche gravi come l’autismo). L’Oms, però, ha dalla sua l’effettiva scomparsa di malattie come la poliomelite. Un successo attribuibile soprattutto alle campagne vaccinali obbligatorie in Italia dal 1966. Per questo, sul sito del Ministero della Sanità, non mancano raccomandazioni alla vaccinazione: “È necessaria una elevata copertura vaccinale per evitare la diffusione delle malattie prevenibili da vaccino all’interno di una comunità. Più alto è il numero di genitori che scelgono di non vaccinare i loro figli, maggiore è il rischio di diffusione delle malattie. Quando decidi di non vaccinare tuo figlio, metti a rischio non solo lui, ma anche la comunità”, si legge su un volantino ufficiale dell’Oms pubblicato appunto anche dal ministero.

Sul portale salute.gov c’è una pagina dedicata alle controindicazioni da vaccino, in cui si respinge con decisione l’associazione tra vaccinazioni e morti improvvise in culla (sindrome Sids). La pagina delle controindicazioni si conclude così: “Considerazioni scientifiche ed etiche impongono di continuare l’attuazione di programmi di vaccinazione di massa”. Sul tema dei rischi taglia corto Stefania Salmaso: “Le controindicazioni sono indicate poco perché ce ne sono poche”. L’accusa di tossicità provocata da tracce di mercurio nelle dosi? “L’etilmercurio non c’è più: senza prove che facesse realmente male, è stato comunque imposto alle case farmaceutiche di rimuoverlo. Secondo l’epidemiologa dell’Istituto superiore di sanità, la corrente ostile alle vaccinazioni prolifera anche per una ragione sociale: “Negli ultimi anni, con il cambio dei rapporti medico-paziente, per via dell’informazione sul web, tutto viene messo in discussione. E ci sono ambiti in cui una versione “complottista” sembra più orecchiabile e viene presa per buona. I numeri e le ricerche scientifiche, invece, sono tutti dalla stessa parte: gli eventi avversi sono di gran lunga inferiori rispetto agli innegabili benefici. Forse bisognerebbe tirare fuori più spesso i numeri delle complicazioni certamente provocate da queste malattie infettive invece che concentrarsi su quelle ‘forse’ causate dai vaccini. La scelta che comporta più rischi è senza dubbio quella di non vaccinare, non quella di aderire al programma del ministero”.

“IMMUNITA’ DI GREGGE” – Detto con parole più forti, secondo Salmaso “oggi morire di morbillo in Italia è uno scandalo. C’è il vaccino, è sicuro ed evita rischi degenerativi di una malattia infettiva che non è per nulla benigna. Si verificano casi in età adulta (tra i 5mila casi del 2008, oltre il 60% tra i 15 e i 44 anni) non perché la copertura del vaccino è “a termine”, ma perché ci siamo lasciati alle spalle molte coorti non vaccinate”. Altro esempio pro-vaccini: “Nel 1995-96 in Albania ci fu un’epidemia di polio. Erano gli anni dell’emigrazione e degli sbarchi sulle coste italiane di migliaia di albanesi. Eppure in Italia non ci furono casi, per merito evidente delle campagne vaccinali in corso da decenni. E chi non si vaccina e non si ammala lo deve comunque all’altissima percentuale di vaccinati, che crea la cosiddetta immunità di gregge, che comunque non mette al riparo dai virus”.

Su questo tema, purtroppo, nemmeno i numeri sono sufficienti per affermare una verità assoluta, se è vero che, davanti al dato del 95% della popolazione vaccinata, Roberto Gava risponde citando studi secondo cui l’efficacia di un vaccino, cioè la protezione totale, non è garantita in percentuali che vanno dal 5 al 25%: “E dato che il vaccino è un farmaco provvisto, come tutti i farmaci, di indicazioni e controindicazioni, credo sia onesto valutare bene a chi e quando somministrarlo tenendo conto del rischio reale”. Il pediatra Eugenio Serravalle, suo coautore, contesta il concetto stesso di immunità di gregge (leggi l’intervista completa).

OBBLIGO (E TOLLERANZA) VACCINALE – In ogni caso, l’Italia è tra i cinque Paesi europei (gli altri sono Francia, Grecia, Portogallo, Belgio) in cui resiste l’obbligo vaccinale e, insieme alla Francia, quello in cui il numero di vaccinazioni obbligatorie è più alto (quattro). Ricerche recenti hanno dimostrato che lasciando libertà di scelta non si riduce la percentuale di adesioni alle campagne vaccinali. Nel nostro Paese, in cui resiste l’obbligo formale ma è sostanzialmente tollerato il dissenso, c’è un esperimento pilota, quello del Veneto, in cui l’obbligatorietà è stata sospesa e, in questi cinque anni, le percentuali di vaccinati sono rimaste al di sopra degli obiettivi Oms. Forse è anche la poca chiarezza legislativa italiana, dove l’obbligo legale coesiste di fatto con una tolleranza implicita, a creare maggiore insicurezza. Anche per questo sono nate associazioni che, appellandosi alla libertà di cura anche per i neonati, chiedono la libertà di vaccinazione. Perché ogni genitore non ha la possibilità di discutere con il pediatra il piano vaccinale ma deve aderire a un piano standardizzato (fermo restando che l’Oms, nello stesso volantino sopra citato, riconosce di fatto la possibilità di un rifiuto, pur considerandolo “un grande rischio”)? “Gli obblighi di legge – conclude Salmaso – sono stati introdotti per evitare che il diritto alla salute fosse diverso da zona a zona del nostro Paese. Quello vaccinale è sempre stato considerato, nelle Asl italiane, un “obbligo di offerta” e questo, appunto, ha fatto sì che tale offerta fosse fatta in maniera automatica. Ciò ha comportato anche difetti di comunicazione. Ma è solo questo il problema da affrontare. Non certo la bontà e l’utilità delle vaccinazioni”.