Tra le principali misure di tagli presentati dal governo ai sindacati leggiamo: taglio del personale del pubblico impiego del 10% per i dipendenti e del 20% per i dirigenti. Per due anni, dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2014, lo stipendio dei dipendenti delle società pubbliche non potrà superare quello del 2011 mentre si bloccano le assunzioni dell’80% dal 2012 al 2014 e poi del 100%.

Come non bastasse si riducono ancora, dopo anni e anni in cui lo si fa, i trasferimenti agli Enti locali di 700 milioni per il 2012 che salgono a 1 miliardo dal 2013. Il Fondo sanitario viene ridotto di 3 miliardi. E in tutto questo sferruzzare di tagli il governo riesce a inserire anche 200 milioni aggiuntivi per finanziare le scuole private. Togliendoli, ovviamente, alla ricerca e all’università pubblica. 

Si potrebbe ironizzare facilmente ricordando le misure di Tremonti, Brunetta e Gelmini. Si può fare molta nota politica cercando di cogliere le resistenze dei partiti, i malumori del Pd, l’ira dei sindacati (faranno davvero lo sciopero generale?). Quello che vale la pena sottolineare, però, è la direzione di marcia del governo, la volontà espressa da Monti. 

E mettere tutto questo a confronto con questa frase: «In un nuovo centrosinistra europeo Monti può trovarsi a perfetto agio. È una personalità liberale che con la sua azione può mitigare positivamente le resistenze stataliste che ci sono ancora tra i socialisti. La sua insistenza sul completamento del mercato unico è giusta. Ha posizioni che a me paiono compatibili con il nostro orizzonte programmatico». Lo ha detto Massimo D’Alema sabato scorso in una intervista al Corriere della Sera, peraltro molto discussa

Le cose sono due: o D’Alema di politica non capisce nulla oppure il “suo” orizzonte programmatico è davvero disastroso. Abbiamo il sospetto, però, che entrambe le affermazioni siano vere.