Mentre le notizie dalla Siria dicono, giorno dopo giorno, che la guerra sta trascolorando da “civile” in guerreggiata; da “bassa intensita’ “, a livello libico, vorrei ritornare alle cose lette sulla stampa italiana, e viste su tutte le tv italiane, a proposito dell’abbattimento del Phanton turco nei cieli della Siria.

Avevo avuto l’impulso, inizialmente, di proporre la costituzione immediata di un comitato di solidarietà con i Phantom turchi che viaggiano disarmati dentro lo spazio aereo siriano, o nelle sue immediate vicinanze. Sono sicuro che avrei avuto la firma immediata dei direttori della Stampa, del Corsera e di Repubblica, tutti uniti nella deprecazione della violenza aggressiva dell’esercito siriano. Ma poi ho pensato che neanche l’ironia, o il sarcasmo sarebbe capace di far sorgere nelle loro menti un qualche dubbio. Sebbene dovrebbero porsi almeno l’interrogativo sul cosa ci facesse, da quelle parti, un Phantom turco, per giunta disarmato, in piena zona di guerra. Ma no, avrebbero obiettato, non era affatto ei cieli siriani. Stava vagando, appunto disarmato, ma per caso, senza cattive intenzioni.

Infatti tutti gli articoli che ho letto, in particolare sui tre giornali citati (i telegiornali li ho soltanto ascoltati perché ormai provo una sorta di voltastomaco a guardare le facce dei velinari e delle velinare mentre dicono cose senza senso con la metodicità patologica degli ipnotizzati), hanno escluso caegoricamente che il Phantom disarmato sia entrato nello spazio aereo siriano. Si presume che tutti i direttori in questione avessero là, sul posto i loro valenti osservatori a monitorare il cielo di Siria. Invece sappiamo che non ce li avevano, né valenti, né invalidi. Sappiamo che hanno dato il compito a qualche inserviente di leggere le agenzie e di copiare, semplicemente e banalmente, la versione ufficiale dei fatti esposta dal governo turco (essendo evidente che le agenzie, a cominciare dall’Ansa, solo quella versione avrebbero dato.

Assistiamo all’applicazione, ormai abitudinaria, dell’assioma principale, per definizione indimostrabile, secondo cui Bashir Assad ha torto marcio, essendo un dittatore sanguinario. A prescindere dai fatti, dalle circostanze, dalla logica. Li capisco: applicano la legge del minimo sforzo e della minima spesa. Ma c’è un problema: che non tutti i giornali del pianeta (che, pure, hanno gli stessi problemi) sono disposti a sputtanarsi a basso prezzo in questo modo. Per esempio il pur molto partigiano New York Times, seppure gravemente impacciato dalla “langue de bois” (i francesi sono perfidamente precisi: lingua di legno, la chiamano), scrive perplesso che la Nato ha preso per buona la versione turca, “senza effettuare controlli”. Non è andato a cercare il pelo nell’uovo, ma ha tentato, almeno, di rispettare l’intelligenza di una parte dei suoi lettori. Il che ci permette in prima battuta di proclamare che i media italiani, quasi senza eccezione, sono di gran lunga più bugiardi dei loro colleghi d’oltre Atlantico.

Dove invece sono tutti perfettamente uguali è nella disinvoltura con cui giustappongono fatti e avvenimenti, evitando ogni analisi comparata degli stessi che, ove venisse effettuata, mostrerebbe subito ai lettori spettatori che si cerca di turlupinarli nei modi più volgari immaginabili. L’operazione consiste, di solito, in un “primo tempo”, interamente e diligentemente dedicato a mostrare che la Turchia, così come i suoi Phantom disarmati, è un paese pacifico e inoffensivo, mentre la Siria di Bashir è un paese governato da un regime che è altrettando bellicoso e aggressivo verso l’esterno quanto è genocidario e dittatoriale verso i suoi sudditi. C’è poi un “secondo tempo”, dedicato a descrivere dettagliatamente, come grande merito, le attività militari del Fsa (che vorrebbe dire Libero Esercito Siriano), che non viene mai definito esercito, ma viene descritto con circonlocuzioni variegate: insorti, popolo in rivolta, combattenti per i diritti umani etc Naturalmente tutti molto “liberi” (mai che qualche giornalista si chieda da dove prendono le armi, chi li stipendia, chi li guida, chi li organizza ecc).

Essenziale è che siano molto liberi. Poi salta fuori, neanche tra le righe (ma e’ sempre presentato come un dato di merito) che queste truppe “libere” sono basate non in Siria, ma in territorio turco, nei pressi delle frontiere, e che è dal territorio turco che lanciano le loro offensive contro l’esercito siriano (Robert Fisk, dell’Independent, ha dato la cifra di 6000 morti fino ad ora censiti nell’esercito siriano. Ma queste cose, sulla stampa italiana, non possono apparire. Detto in parole povere: armi, addestramento, informazioni, logistica del Fsa sono interamente nelle mani dei turchi e della Nato. Ora anche l’ultimo imbecille si farebbe qualche domanda in merito. Per esempio, il governo turco e’ al corrente di tutto cio’? Anche loro, i colleghi, evidentemente penultimi imbecilli, questa domanda se la pongono. E rispondono di conseguenza. Certo, la Turchia sa tutto, aiuta i ribelli, li finanzia, li protegge. E fa bene, perché si deve abbattere il regime sanguinario e crudele di Damasco.

Si dà il caso che tutto ciò dimostra il contrario dell’assunto: chi aggredisce, cioè, è la Turchia, è la Nato, sono gli USA, è l’Arabia Saudita. Insomma siamo in piena sovversione dall’esterno contro un paese sovrano, comunque si voglia giudicare il regime politico su cui si regge. E questo è in patente violazione delle norme del diritto internazionale e dello statuto dell’Onu. Non possono, questi penultimi imbecilli, ai quali si aggiunge una parte degli ex pacifisti italiani, nemmeno riconoscere che un paese – che loro stessi ci raccontano aggredito dall’esterno – abbia il diritto di difendersi. Anzi s’indignano se si difende, si scandalizzano. Ricordate la favola del lupo che, stando a monte, accusa la pecora a valle di sporcargli l’acqua del torrente in cui sta bevendo? Premessa prima di mangiarsela, anzi pretesto per mangiarsela. Sento già le strida dei Pulitzer ex pacifisti e ora difensori a oltranza dei diritti umani dei tagliagole mercenari della jihad islamica assoldata per l’occasione. Ecco, Giulietto Chiesa paragona Bashar el Assad alla pecora e la Turchia (e la Nato) al lupo. Scandalo. Una bestemmia in cattedrale! Ma io non penso a questo, né alle loro povere coscienze servili. Penso al guasto che costoro introducono nei procedimenti logici dei loro lettori-spettatori-ascoltatori, sottoposti al bombardamento di notizie che intrecciano e sovrappongono vero (involontario) e falso (consapevole). Il compianto Guy Debord avrebbe molte ragioni di vantarsi per averlo così bene descritto in anticipo. Anche se, perfino in quella collocazione topografica che si chiama sinistra, c’è gente che nemmeno ha capito quello che Debord voleva dire. Il fatto, purtroppo triste, è che l’azione statistica dei p[enultimi imbecilli produce inesorabilmente milioni di spettatori-ascoltatori sempre più stupidi.