Ha offerto copertura ai latitanti, fornito armi e auto per commettere omicidi, imposto le slot machine agli esercizi commerciali, ma soprattutto ha gestito il suo business tra Caserta e Milano. Mauro Russo incrocia i diversi profili di un moderno affiliato e soprattutto stagioni di potere camorristico diverse. Amicizie che contano, rapporti confidenziali e una lunga libertà prima delle manette. Russo è stato arrestato lo scorso marzo per associazione camorristica, considerato uomo del clan Belforte. Dopo l’arresto arriva oggi un nuovo colpo con il sequestro di tutti i beni a lui riconducibili, circa 20 milioni di euro. Operazione eseguita dal Noe di Roma, guidati dal capitano Pietro Rajola Pescarini e dal colonnello Ultimo, su ordine della direzione distrettuale antimafia partenopea, pm Giovanni Conzo, Luigi Landolfi, coordinati dall’aggiunto Federico Cafiero De Raho. E tra i beni finito nel mirino c’è anche il bar “Gran Caffe Sforza”, nel centro storico del capoluogo lombardo.

Il pool di investigatori ha eseguito il decreto di sequestro preventivo, firmato dal gip Andrea Rovida. Nell’indagine sono coinvolte altre dodici persone, familiari e soggetti contigui a Russo, che hanno svolto il ruolo di prestanome, intestandosi diversi beni da bar a società passando per ditte di videogiochi e auto, riconducibili al presunto camorrista. Hanno operato da prestanome con l’aggravante di aver favorito il clan Belforte, egemone in provincia di Caserta, reati commessi non solo in territorio campano, ma anche nel nord Italia. Russo ha creato l’asse Napoli-Milano coinvolgendo la convivente Sabina Carofano, indagata così come il figlio Francesco Russo, nipoti e affini. Il pentito Michele Froncillo, il 9 gennaio 2008, racconta questo ponte tra Campania e Lombardia: “Mauro Russo è un personaggio di rilievo che ha rapporti con parecchi sodalizi criminali (..) Posso dire con certezza queste cose perché anche a me il Russo mi chiese se volessi dargli del danaro che lui poteva reinvestire in attività commerciali che aveva a Milano, come già aveva fatto con il danaro di Bruno Buttone (già cassiere del clan, ndr) e dei Belforte riciclandolo e reinvestendolo in diverse attività”. Mauro Russo non ha nessuna impresa, tutto intestato a terzi. Il figlio Francesco è amministratore unico della Magic Play, con sede a Milano, così come della Gr Games di Arzano, quest’ultima operava attraverso una terza sigla la Lucky play, intestata a Nicola Vasaturo, tutte finite sotto sequestro. Anche se non figura negli assetti societari, dalle intercettazioni così come dalla documentazione sequestrata in occasione dell’arresto, emerge chiaramente che Mauro Russo aveva costruito una rete rodata e funzionante di prestanome di fiducia, ma era lui a controllare tutto. Non manca, nel decreto di sequestro, l’analisi della dichiarazione dei redditi dei prestanome per dimostrare la sproporzione rispetto ai beni in possesso.

I pentiti, cinque, raccontano il ruolo nell’organizzazione di Russo e il suo passaggio dalla stagione cutoliana negli anni ’80 al clan Belforte egemone a Marcianise, in provincia di Caserta. Ancora Michele Fronicillo spiega: “Il Buttone decise l’ingresso in scena di un altro imprenditoe del settore, Russo Mauro di Casoria, ritenuto più affidabile che già gestiva il business sul territorio di Caivano e si trattava di un vecchio cutoliano”. Anche Giacomo Nocera, collaboratore di giustizia il 12 marzo 2012, racconta: “Ricordo che tali impianti erano manomessi sino all’80% delle vincite ed i proventi illeciti di tale gioco erano destinati al finanziamento del clan ‘Belforte'(…) Froncillo (all’epoca capoclan, ndr) si impegnava ad imporre la distribuzione dei video poker in tutti i bar nei comuni di influenza del clan Belforte ed in cambio Mauro versava una percentuale delle somme, guadagnate a seguito dell’imposizione della macchinette nei bar”. 

Non solo beni da sequestrare, affari tra regione e amicizie che contano. In mezzo, tra Napoli e Milano, quel latitante ancora imprendibile, Pasquale Scotti da Casoria con il quale Russo avrebbe avuto rapporti, una storia che il Fatto quotidiano ha raccontano in esclusiva prima che iniziassero le indagini della magistratura. La strada che porta a Pasquale Scotti non è facile da percorrere, Scotti si è dato alla macchia quasi tre decenni fa, 27 anni di tranquilla latitanza. Mauro Russo lo conosce molto bene, come racconta Michele Froncillo, interrogato il 24 ottobre 2011: “Attraverso Russo Mauro ho saputo che Pasquale Scotti possedeva varie attività commerciali tra cui una catena di abbigliamento in Lombardia. Il Russo vantava di avere grossi rapporti di amicizia e di affari con Giuseppe Scotti, fratello di Scotti Pasquale”. Arresti e sequestri, ma restano ancora da accertare le coperture di Russo e i legami che portano fino l’ultimo super latitante, quel Pasquale Scotti che ha avuto rapporti con politica e servizi segreti prima di darsi alla macchia.