Una decina di poliziotti, sotto gli ordini di Jean-Michel Gentil, giudice testardo e accanito, hanno bussato stamani alla porta del lussuoso appartamento di Carla Bruni a Villa Montmorency, un ghetto per ricchi, all’interno di Parigi, con tanto di muro di cinta e videocamere per il controllo su eventuali intrusi. Lei, la signora Sarkozy, il marito (l’ex Presidente) e la figlioletta Giulia non erano presenti sul posto, in viaggio in Canada da lunedì. Poco importa: il magistrato ha ordinato di perquisire. Poi si sono spostati negli uffici che Nicolas Sarkozy ha ricevuto dallo Stato francese, dopo la fine del suo mandato, in rue Miromesnil, altra arteria della Parigi che conta. Per finire più tardi nei locali dello studio di avvocati d’affari Arnaud, Claude et associés, del quale Sarkozy possiede una quota societaria: lo stesso dove lui ha lavorato, perfino per Silvio Berlusconi e Mediaset, negli anni Novanta. Sì, ormai è sicuro: poco più di quindici giorni dopo la fine della sua immunità parlamentare Sarkozy è nel mirino della giustizia.

Per il momento non è ancora incriminato. Ma Gentil potrebbe varcare quello stadio, sulla base dei sospetti che nutre su un coinvolgimento dell’ex Presidente nel caso Bettencourt: una brutta storia. Liliane Bettencourt è un’anziana signora, la donna più ricca di Francia, proprietaria del colosso dei cosmetici L’Oréal. Negli ultimi anni intorno a lei si è concretizzata una variegata nebulosa di personaggi che le hanno spillato cifre da capogiro, approfittando di una «demenza senile mista», come definita da un gruppo di periti del tribunale. Insomma, del fatto che madame alterni momenti di lucidità ad altri dove non è più lei, non si ricorda nulla, non riconosce gli interlocutori.

Ebbene, secondo il giudice Gentil, che si basa sulle testimonianze di diversi dipendenti (ex perlopiù) della Bettencourt, fra questi avvoltoi ci sarebbe stato anche Sarkozy e, comunque, personaggi del suo clan. Che, così, avrebbero finanziato, almeno in parte, la sua campagna presidenziale del 2007, vittoriosa contro Ségolène Royal. In sostanza, l’accusa che pesa sul capo dell’ex Presidente è di finanziamento illegale e non dichiarato della sua campagna. Ma soprattutto quella vergognosa di circonvenzione di incapaci. Sarà forse sulla base di nuova documentazione sequestrata oggi che il giudice Gentil potrà procedere all’incriminazione. Non la pensa cosi’ Thierry Herzog, avvocato di Sarkozy. Oggi ha sottolineato che «ogni spostamento del mio cliente nel 2007 è stato effettuato sotto il controllo di funzionari di polizia, che ne assicuravano la sicurezza» E «al giudice Gentil abbiamo già fornito estratti certificati dell’agenda ufficiale di Nicolas Sarkozy relativi a quel periodo: non risulta alcun incontro con la signora Bettencourt».

Altre testimonianze, però, indicano una realtà diversa. Innanzitutto quella di Claire Thibout, ex contabile di madame Bettencourt. Al giudice ha raccontato che agli inizi del 2007 una somma di 150mila euro (liquido, tutto in bigliettoni) sarebbe passata dalle mani della Bettencourt a quelle di Eric Woerth, politico dell’Ump, il partito di centro-destra, lo stesso di Sarkozy, e allora tesoriere della sua campagna, mediante un intermediario, Patrice de Maistre, a quei tempi uomo di fiducia della signora, altro dei «figuri» dell’alta società parigina, ora incriminati per averla messa di mezzo. Non solo: personale della villa Bettencourt, a Neuilly-sur-Seine, sobborgo chic di Parigi (lo stesso di cui è originario Sarkozy) avrebbe dichiarato di avere visto il candidato in persona venire nella casa a rendere visita alla signora. Il giudice Gentil indaga pure su due somme ritirate dal conto personale della Bettencourt negli stessi mesi, ogni volta di 400mila euro. Sarebbero stati donati direttamente dalla signora (forse ignara…) a Sarkozy proprio in quelle occasioni? Tutto questo giro di soldi (che non si limita all’ex Presidente, ma riguarda altre persone) è emerso grazie alla caparbietà della figlia di Liliane, Françoise. Una sua battaglia personale.

Intanto sul capo di Sarkozy pendono nuove spade di Damocle giudiziarie. Innanzitutto i sospetti di finanziamenti illegali ancora alla campagna del 2007 da parte di Mu’ammar Gheddafi, sebbene da questo punto di vista non sia in corso alcuna inchiesta ufficialmente. La magistratura, invece, sta già lavorando da tempo su un’altra vicenda, un giro di tangenti intorno alla fornitura di sommergibili al Pakistan, che sarebbe servito a finanziare nel 1995 la campagna presidenziale di Edouard Balladur, che aveva come braccio destro proprio Sarkozy. Quest’ultima storia ha causato addirittura la morte di un gruppo di tecnici e ingegneri francesi a Karachi nel 2002: un misterioso attentato.