A più di un mese dal terremoto, nell’Emilia devastata dal sisma il nuovo nemico si chiama Caronte, l’anticiclone africano che in queste ore sta infuocando l’Italia. Se nelle grosse città si boccheggia, nei campi degli sfollati infatti si soffoca. Dentro le tende l’aria è rovente, a causa di temperature interne che in alcuni casi hanno sfiorato i 50 gradi. Impossibile dormire e resistere più di qualche ora. Un’emergenza nell’emergenza, che ha costretto la Protezione civile a fornire tutti i campi di condizionatori. E mentre i volontari sono impegnati a dare assistenza agli abitanti sfiancati dall’afa, si sta completando la copertura delle tende e degli spazi comuni (come le mense o le aree ricreative) con teloni ombreggianti.

Alcuni sono anche rientrati nelle loro abitazioni private. Sono scesi, infatti, a 11.380 (di cui 8.822 nei campi) le persone assistite in Emilia dalla protezione civile. Tuttavia, vista la presenza multietnica degli assistiti c’è chi (ad esempio le donne di fede musulmana) non esce dalle strutture e rimane intrappolato dalla canicola.

Tra i territori più colpiti dal caldo c’è Finale Emilia, comune del modenese che ospita circa 1800 sfollati. “Stiamo resistendo – ha spiegato il sindaco Fernado Ferioli – ma la situazione è devastante. Per fortuna tutti i campi sono già stati condizionati”. A San Felice sul Panaro, invece, l’azienda Delonghi ha messo a disposizione 42 condizionatori, per dare sollievo alle oltre 200 persone ospitate nella struttura della Protezione cicile del Veneto.

Intanto, in regione, si prevedono punte di 41 gradi anche per effetto del cosiddetto “garbino” o “foehn appenninico”, ossia venti molto caldi di provenienza sud occidentale. L’allerta caldo della Protezione civile su tutta l’Emilia Romagna è stata prorogata fino a lunedì, quando l’ondata di calore toccherà il suo apice. Allertati i pronto soccorso e le strutture ospedaliere dei centri cittadini. Per il momento, in particolare per anziani e bambini, il rischio di malesseri determinati dal caldo è elevato. E in alcuni campi di accoglienza, come a Carpi, si stanno cercando soluzioni alternative per le famiglie. Che via via vengono invitate dagli operatori a fare domanda per trovare un posto nei numerosi alberghi che si sono resi disponibili a ospitare gli sfollati.