Andare via dai palazzi di Roma e Bruxelles per dare vita ad una macro-regione che metta insieme Veneto, Piemonte e Lombardia.  Dal congresso federale della Lega Nord l’organizzazione giovanile del Carroccio incalza i vecchi leader con delle proposte “di rottura”. Perché se è vero che “il nemico da abbattere è l’ormai obsoleto Stato nazionale”, come si legge nella mozione presentata dai Giovani padani a sostegno della candidatura di Roberto Maroni, allora non ha senso rimanere alla Camera e al Senato tanto per tenere calda qualche poltrona. “Ma la prima cosa in questo momento è  recuperare il consenso perduto”, spiega al Fatto.it il coordinatore nazionale del movimento, Lucio Brignoli: “Non possiamo accettare che i nostri voti finiscano a Grillo, che sulla questione settentrionale e sulla Padania non ha mai detto una parola”.

Per tamponare l’emorragia elettorale servono anche proposte choc. L’ex ministro dell’Interno qualche settimana fa aveva accennato alla possibilità di non presentare delle liste per il Parlamento nazionale alle politiche del 2013, ma non tutti gli esponenti della Lega sono d’accordo e l’idea è finita nel dimenticatoio . I giovani militanti però non hanno dubbi: “via da Roma e via da Bruxelles” perché “una volta costituita, la macroregione del Nord potrà guardare all’Europa senza occuparsi troppo delle faccende romane” . Ecco quindi l’appello ai due governatori “verdi” Zaia e Cota e al vice di Formigoni in Lombardia, il leghista Gibelli: visto che le normative europee consentono la stipula di accordi infraregionali, “sarebbe allora auspicabile che le tre grandi regioni del Nord sfruttassero queste opportunità riconosciute dagli ordinamenti per dare vita alla Macroregione del Nord, che altro non è che la Padania, espressione viva e pulsante della Questione settentrionale”.

Perché tra le nuove leve del Carroccio nessuno mette in dubbio l’esistenza della Padania e “l’autonomia radicale è l’unica strada per raggiungere l’indipendenza, che è e rimane la ragione stessa dell’esistenza della Lega”.  Indipendenza avanti tutta quindi, altro che federalismo. Il movimento under30 rispolvera persino i dieci articoli del Decalogo di Assago stilato da Gianfranco Miglio nel 1993 che, “letti uno per uno, rispecchiano fedelmente un  fatidico passaggio d’epoca. E tuttavia conservano, relativamente ai valori e ai principi, una loro stringente attualità”.

Nonostante le inchieste, il ruolo di Bossi non si discute. “Bossi rimarrà presidente federale a vita – spiega ancora Brignoli –  non è un elemento discutibile, è scritto nello statuto. E questo è sicuramente un bene perché la Lega è soprattutto Bossi. Le nostre battaglie storiche non possono essere dimenticate”. Ma eccezion fatta per l’anziano leader, i Giovani padani chiedono al nuovo segretario federale di plasmare una squadra di facce nuove. “Maroni ha parlato spesso di rinnovamento e noi speriamo che adesso ci sia davvero. Già nei congressi nazionali c’è stato un ricambio generazionale, ma senza traumi, non siamo mica il Pd”.