È straordinaria la litania degli appelli alla verità che si sente a ogni 27 giugno da 32 anni a questa parte. Straordinaria e deprimente perché le parole sono sempre le stesse, sempre uguali e sempre invariabilmente vuote.

La verità su Ustica non la conosciamo noi, ma in molti la sanno. Non a Tripoli, non a Parigi, non a Washington o Bruxelles, ma qui a Roma. La sanno quegli uomini, soprattutto militari dell’Aeronautica, quei dirigenti e agenti dei Servizi, che in questi anni hanno costruito in gigantesco reticolo di coperture e connivenze. Non fu l’ammiraglio Fulvio Martini, direttore del Sismi, che scrisse in una lettera che le responsabilità erano francesi e americane? L’ammiraglio era un matto? Un provocatore? Non furono i capi dell’Aeronautica che fecero confluire i tracciati di tutti i radar italiani, sequestrati subito dopo l’incidente dai magistrati palermitani a Trapani, allora sede della branca siciliana del Sios-AM, il servizio segreto interno dell’Aeronautica? E chi consigliò ai giudici romani, appena l’inchiesta fu provvidenzialmente trasferita nella capitale delle nebbie a dissequestrare tutto il materiale e tenere solo quello di due radar, Marsala e Licola?. Il materiale di Marsala trovò la strada verso i giudici solo dopo che oscure manine ne modificarono i dati, provvidenzialmente oscurati da una inaspettata esercitazione.

Tutti gli uomini che in questi anni hanno tramato per impedire che la verità fosse conosciuta anche da noi sono stati al loro posto fino alla pensione, spesso una pensione d’oro. Neppure un giorno di sospensione, anche se alcuni si ritrovarono imputati per reati come l’alto tradimento. Non male per un militare.

E chi mandava avanti improbabili gole profonde come quel tal Giulio Girotto, alias Sinigaglia, preteso ex legionario, “coperto”, come accerterà il giudice, da un ufficiale dei Carabinieri, o quell’altro Angelo De Marcus, sedicente ex ufficiale di marina, che ne tirò fuori una dopo l’altra ad uso e consumo dei giornalisti. L’obiettivo? Nello stile dei racconti di spionaggio di terz’ordine sollevare il polverone, far uscire una “rivelazione” dopo l’altra per dimostrare che tutto quello che si scriveva sui giornali fosse spazzatura.

O chi accuratamente nascose i tracciati del radar di Poggio Ballone, scoperti solo nel 1990 grazie al lavoro di Luigi Cipriani, deputato di Democrazia proletaria, che erano stati sequestrati due volte ma non arrivarono mai ai giudici? Quando rivelammo quelle carte in un’inchiesta (confermata vent’anni dopo dai giudici romani) che feci con Valerio Gualerzi per il settimanale “Rinascita” e che venne presentata in tv a “Samarcanda”, cinque minuti prima di andare in onda arriva Sandro Curzi, direttore del Tg3. Hanno telefonato i Carabinieri, disse, ci diffidano dal rivelare segreti militari. Di quali segreti militari i Carabinieri erano a conoscenza che noi ancora non sappiamo?