Cinque anni e mezzo di carcere sono stati chiesti oggi dal pm di Milano Luigi Orsi per Pierangelo Daccò, il faccendiere processato con rito abbreviato nell’ambito dell’inchiesta sulla bancarotta del San Raffaele. Il pm ha chiesto inoltre tre anni per l’imprenditore Andrea Bezzicheri. Daccò, in carcere dal novembre scorso, è coindagato con Roberto Formigoni nell’ambito dell’inchiesta sulla Fondazione Maugeri. E’ lui l’uomo che pagava le vacanze al governatore lombardo e che negli ultimi tempi ha riempito pagine di verbale con gli inquirenti milanesi. E’ proprio l’inchiesta San Raffaele, sul buco da oltre un miliardo di euro che aveva messo a rischio un polo d’eccellenza, che ha fatto scaturire quella sulla clinica pavese. 

Dacco’ e Bezziccheri sono accusati di associazione per delinquere finalizzata a reati fiscali e bancarotta per una distrazione che si aggira attorno ai 47 milioni di euro i euro. Reati contestati anche all’ex direttore amministrativo del San Raffaele, Mario Valsecchi, che ha patteggiato la pena a 2 anni e 10 mesi e agli imprenditori Pierino e Gianluca Zammarchi e Fernando Lora processati con rito ordinario assieme a un quarto imputato.

Il pm nel chiedere la condanna di Daccò è partito da una pena base di 8 anni e 3 mesi, alla quale ha applicato per la scelta del rito abbreviato la riduzione di un terzo. Per l’imprenditore invece è partito da una pena di 4 anni e 6 mesi e l’ha ridotta a tre. Secondo la ricostruzione dell’accusa, con il cosiddetto “sistema San Raffaele” gli imprenditori avrebbero sovrafatturato i costi delle prestazioni erogate al gruppo fondato da don Luigi Verzè e poi i “fondi neri” realizzati sarebbero stati incassati dal vecchio management che a sua volta li avrebbe girati in contanti a Daccò che li avrebbe nascosti in parte all’estero. Un mese fa il Tribunale fallimentare di Milano aveva dato il via libera al concordato con la discesa in campo dell’imprenditore della sanità Giuseppe Rotelli.