Mauro Moretti, ad di Ferrovie dello Stato, si starà mangiando le mani. Non le sue, probabilmente, ma quelle del povero stagista con il compito di concretizzare il mantra dell’apertura aziendale venuto in mente a chissà quale comunicatore, sostenitore del diktat del dialogo digitale, promotore incauto della discesa in campo delle Ferrovie dello Stato nel meraviglioso mondo degli internauti. Su Twitter. Con l’hashtag #meetfs. Un atto eroico, durante il quale il suddetto collaboratore ha offerto il giovane petto ai dardi velenosi degli utenti.

In sostanza, infatti, Ferrovie dello Stato, tramite il profilo @FSNews, ha chiesto agli influencer, le persone più influenti nel social network e tramite i propri blog, di inviare suggerimenti e critiche costruttive attraverso la parola chiave #meetfs. Che, però, potrebbe equivalere a #meetRiina, o qualcosa del genere, per le (prevedibili) accuse che ha saputo prontamente attirare. Dove sta l’aspetto costruttivo dell’esposizione al pubblico ludibrio, nel frattempo, non è lecito saperlo.

L’effetto dell’iniziativa sul piano comunicativo è stato, infatti, più o meno disastroso. Definirlo “un boomerang” è un eufemismo e una gentilezza. A meno che, in preda a deliri tecno-entusiastici, dalle parti dell’ufficio stampa delle Ferrovie dello Stato i giornalisti non abbiano creduto alla bontà della Rete, come se i followers fossero propensi al divin-tecnologico perdono, la scelta è stata un suicidio in termini strategici. O, peggio ancora, viene il sospetto che nei corridoi dell’azienda qualcuno ritenga talmente virtuale la comunità web da considerarla del tutto disconnessa e diversa da quella dei pendolari, dei frequentatori abituali delle spesso sporche carrozze dei treni, dei viaggiatori costretti a sentire ripetere l’antipatica vocetta: «Ci scusiamo per il disagio».

Ma gli utenti sembrano poco disposti a perdonare e, infatti, scrivono:

«Le FS non sono un’azienda. Ma un Kombinat sovietico»; @Cis-1860

«Prima delle PR dateci un servizio decente»;@Tigella

«Ccà nisciuno FS»; @Maxvurro

«MeetFS sta per Meet the FlintStones? L’età dei convogli è quella»; @AndyViolet

«Come fai a non bestemmiare?»; @tonyebasta

«Prima vorrei incontrare il treno soppresso, poi le FS»; @mspognant

E via twittando.

C’è chi difende l’iniziativa #meetFS come necessaria affinché nelle stanze dei bottoni ci si rendesse conto della pubblica immagine dell’azienda. Ma c’era bisogno di umiliarla così per capire che i treni in ritardo fanno davvero incavolare gli utenti?