Si diceva che passavamo dal Cavaliere del bunga bunga al Cavaliere del rigore. E che la sua veste austera e di sommo rigore avrebbe contribuito ad una svolta. In pochi mesi siam passati dalla svolta all’odore della rivolta. Dalla ribalta alla palta. Dalla teoria della Bocconi agli spizzichi e bocconi. Gli italiani han compreso presto cosa li aspettava: un grande inganno.

Certo, non lo si può negare, in campo internazionale abbiamo riacquistato credibilità. I conti sono stati messi quasi in sicurezza. Ed è appunto quel quasi che fa la differenza. Una differenza abissale, poiché in quel quasi vi è tutta l’iniquità della politica economica e sociale del professore dal tono professorale. Ed in ogni caso rimane quel quasi col sapore d’incompiuto. Niente di peggio. Siamo quasi arrivati alla meta, salvo accorgerci di avere intrapreso la salita sbagliata e la cui cima si svela sempre più inarrivabile, avendo sbagliato il mezzo.

Un governo che avrebbe potuto fare quello che mai nessuno è riuscito a fare (il Cavaliere di Arcore) o che non ha voluto fare (penso ad alcuni governi guidati dal centrosinistra), potendo contare sul consenso dell’emergenza. Ed invece che ti combina Monti? Vara subito una voracissima politica economica tesa a prosciugare la classe media e a perpetrare l’intoccabilità dei ricchi e potenti (la classe politica, il Vaticano, le banche, i grandi evasori, le vere lobbye etc.).

Il rigore teorizzato da Monti. Appunto, il rigor Montis, fondato su alcuni ingannevoli capisaldi, elargiti come un mantra: a) “se siamo in queste gravissime condizioni è perché c’è stata una enorme evasione fiscale di massa” (il che se da un lato è in parte vero, dall’altro sottace che la causa principale del nostro grave dissesto è dovuto tanto alla smisurata corruzione garantita da una classe politica che vi ha banchettato per decenni, quanto all’abnorme spesa pubblica, derivante anche dalla corruzione oltre che dallo sperpero senza pudore); b) “siamo tutti evasori” e dunque si giustifica un eccezionale Stato di polizia tributaria (poiché questo oramai si è realizzato: i cittadini ne hanno la percezione esposti ad azioni aggressive e a raffica di Equitalia ma i tributaristi ne hanno la piena conferma, non ultimo con l’introduzione della “mediazione tributaria” obbligatoria sino a € 10.000 senza terzietà!); c) ne consegue che “ora devono pagare tutti” indistintamente (mentre si è proceduto nell’esatto contrario); d) “ora pensiamo allo sviluppo”. Ma sviluppo decchè? atteso che le famiglie non hanno più soldi da spendere, avendo eroso notevolmente i propri risparmi e con il timore che tutto crolli da un secondo all’altro.

Certo paghiamo anche 2 eventi extraterritoriali: la grave speculazione delle banche oltreoceano e una politica comunitaria profondamente sbagliata e a leadership franco-tedesca. Ma soprattutto paghiamo errori nostri, inutile accampare alibi. Abbiamo un grave debito pubblico alimentato dalla corruzione di una classe politica gerontocratica, senza etica, senza alcun senso del bene pubblico. Una classe politica arrogante, come dimostrato in questi mesi.

Due esempi fra tutti: 1) il finanziamento pubblico che la democrazia diretta 20 anni fa ha bocciato. “E pur si muove!” e noncuranti del “furto di democrazia” i lestofanti da mesi cianciano di riduzione del finanziamento. Che peraltro neppur fanno. A giorni passeranno all’incasso di qualche centinaio di milioni. Bruscolini. Per chi ha rubato per 30 anni. 2) la legge anticorruzione che è un gattopardesco procedere. Questo governo avrebbe dovuto lanciare subito questi messaggi: a) riduzione del debito tagliando verticalmente la spesa pubblica, sperperi e corruzione; b) riduzione del costo del lavoro e del carico fiscale; c) riduzione del 50% delle spese militari (sai che bel segnale al resto del mondo?!); d) riforma in 3 mesi (si può fare) della giustizia e del fisco.

Con un consenso dell’emergenza il premier avrebbe dovuto usare immediatamente il bisturi per guarire la carne infetta ed evitare la putrefazione: il taglio enorme della spesa pubblica, contestualmente a norme “anticorruzione” serie. Come evidenziava Piercamillo Davigo l’altro giorno: le norme già ci sono al di fuori dell’Italia, basta ricopiarle, non è difficile.
Ma come dice un proverbio, “Con l’arte e con l’inganno si campa metà anno”. Gli italiani hanno presto capito che di equo e di rigoroso nella politica montiana ci fosse ben poco.
Invece cosa ti combina il super iperbolico bocconiano, dopo alcuni mesi? Nomina Bondi supercommissario alla spesa pubblica, il quale appena arrivato ha detto: “Il mio nome è Bond(i). James Bond(i). Avrei la licenza di uccidere. Ma forse no.”. Il ministro (in)competente non era in grado di farlo, dunque l’abbiam commissariato. A questo punto vorrei anche un supercommissario al posto del premier. E’ possibile?