Non ricordo se poi l’ho fatto, ma ricordo l’intenzione di volervi scrivere già lo scorso ottobre quando, in una fuga elbana e varie vicissitudini in attesa che una nave mi riportasse in continente da Rio Marina, capitai quasi per caso in una bellissima spiaggia mineraria. Vi ero già stato tanti anni fa con mio padre e la sua piccola lancia. Stavamo cercando un ridosso in un mare battuto da una ponentata e quel deserto di sabbie nere brillanti di pagliuzze color oro ci accolse.

Se siete in macchina, andando verso Cavo, troverete l’indicazione Topinetti. E lì una donna, tanto per cambiare, madre di tre splendidi figli, due maschi e una ventiduenne cortese oltre misura, ha costruito una deliziosa baracchina bianca e blu, visibilissima anche dal mare, inventandosi per loro e nostro piacere un pezzo di Grecia all’Isola d’Elba. Qualche garbato ombrellone anni sessanta con dei comodi lettini a poco prezzo vi addolciranno nell’attesa, fra un bagno di mare o di sole, di quel che Anna avrà voglia di cucinarvi. Anche un semplice toast che non prevede pane industriale. Dopo aver convinto un panettiere di Rio, ecco che su quella spiaggia appare tutti i giorni la generosità nutritiva di una grande donna.

In ottobre mi fu servito uno spaghettino con una pomarola fatta con pomodori coltivati nel carcere di Porto Azzurro. Ieri, con la spiaggia quasi deserta, Anna aveva ricevuto da un amico un polpo, e lo aveva buttato, così senza riguardo, a bollire con tutte le sue interiora per poi essere tritato a coltello con la sporcatura della sacca del suo nero, rappresa nella bollitura, e ripassato dentro con aglio e olio più due pomodorini schiattati, tre foglie di basilico e un non niente di prezzemolo. Insomma quel che vedete nella foto, più ovviamente del peperoncino secco e spezzettato e una bella macinata di pepe nero.

Un assoluto capolavoro che ha vinto la mia classifica annuale di spaghetti possibili e immaginabili. Il baracchino ha, nella parte ombreggiata, siepi di menta e ciuffi di basilico, più qualche zucca rampicante. Ma ha anche un nome: Annacè. E in effetti Anna c’è, con la sua piccola ma straordinaria impresa familiare.
Monti, banche, amministratori comunali e tutti noi dovremmo ringraziarla, come molte altre storie italiane, per tanti, tantissimi motivi.  
Sempre aperto da Maggio a fine Ottobre.