Sono anni che Paolo Flores d’Arcais è il Giovanni Battista (“la voce che grida nel deserto”) per la campagna di liberazione della politica dal policantato attraverso l’autorganizzazione del sociale; il cui grimaldello, alle scadenze elettorali, sarebbero “liste autonome di società civile in alleanza/concorrenza con le altre forze del centro-sinistra” (MicroMega 7/2011). Tesi sistematicamente oscurate e non di rado irrise.

A prima vista parrebbe che in questo momento, in cui franano i vecchi assetti del potere, l’eresia del mio amico filosofo abbia convertito un po’ tutti, persino i più pervicaci denigratori. Visto che di liste civiche come palingenesi dell’Italia se ne parla negli ambienti più imprevedibili. Eugenio Scalfari, una biografia trascorsa nei piani più elevati dell’establishment finanziario e culturale (mica un monaco trappista dell’informazione), lancia su Repubblica la fantomatica “lista Saviano”; e da quel giorno l’autore di Gomorra si spende in smentite sempre più concitate per svincolarsi dall’abbraccio mortale. Silvio Berlusconi, sempre pronto a cavalcare il format alla moda (oggi il grilliamo come mediatizzazione alternativa della protesta) solo per farsi gli affaracci suoi, è affascinato dall’idea di sciogliere il proprio partito in decomposizione nelle acque tumultuose del movimentismo indignato. Magari affidando l’ambito incarico di bagnina a guardia dei berluscones in tenuta da spiaggia alla Daniela Santanché; giocando sull’equivoco che potrebbe indurre la naturale vocazione al piazzaiolo andante della grifagna ex socia di Briatore nel Billionaire: il “vaffa” fatto risuonare dal lato destro di una politica che cerca di mimetizzarsi tra la folla degli indignati.

Qui sta il punto: nessuno si è convertito alla tesi alternativistica di Flores. Cerca soltanto di piegarla ai propri fini; strumentalizzarla come foglia di fico a coprire vergogne antiche e nuove.

Sulla credibilità, in quanto descamisados, di Berlusconi e Santanché non vale la pena di arzigogolare troppo: segno dell’invecchiamento inarrestabile di imbonitori che non riescono più neppure a capire in che piazza si trovino.

Ma altrettanto rivelatrice degli scopi perseguiti è la versione scalfariana, in cui un simil Saviano dovrebbe accettare di fungere da specchietto per le allodole e portare acqua al Pd dei vari D’Alema e Bersani. La mossa vecchissima (e anche Scalfari come il Cavaliere e la Damazza non è più un bambino) che un tempo si chiamava “indipendenti di sinistra”. E qualcuno soprannominava “utili idioti”.

Insomma, mosse cosmetiche per consentire di far passare per nuovo il decrepito. Sempre nella logica sempiterna, imperante in un’Italia affetta da infantilismo edipico, che ciò di cui abbiamo bisogno è l’avvento dell’uomo forte; traduzione in politica della figura del padre/padrone, da Craxi a Berlusconi, da Mussolini a Fanfani. Di cui il carismatico è variazione sul tema: Pannella, Di Pietro, Vendola… oggi Grillo.

Pura ammuina, come i marinai di Francischiello che andavano su e giù per la nave ritrovandosi sempre allo stesso posto.
Per questo mi pare di capire che lo stesso Flores stia abbandonando ogni illusione sulle sue proposte manomesse dalle furbizie dei passati denigratori.

Se proprio volessimo trovare ispirazione nelle ricette del passato, molto meglio cercare organizzazioni che ancora aggreghino interessi reali e manifestino spirito combattivo nella difesa dei più penalizzati dalla politica politicante e dai suoi mazzieri. Per dire, il Labour Party, che promosse cittadinanza inclusiva e diritti sociali nella nobile stagione del Welfare State, trovò il proprio incubatore nelle Trade Unions, i sindacati inglesi. Prima dell’avvento dei ghignati alla Tony Blair e tutti gli altri carrieristi manipolatori. Anche nostrani.